Oggi è il primo giorno di ora solare. Finalmente c’è la possibilità di dormire un’ora in più rispetto al solito e, soprattutto, di impostare la sveglia un po’ più tardi.
L’appuntamento al Punta Campanella Diving Sorrento con Gianluigi è fissato per le nove, ma… bisogna fare i conti con il Prof.!
Alle 6:30 mi arriva un messaggio di Mimmo: è già partito da casa e passerà a prendermi verso le sette.
Devo quindi sbrigarmi, perché mi resta ancora da chiudere lo scafandro e recuperare in garage l’attrezzatura per le immersioni invernali.
Alla fine, per comodità, ho lasciato montato il Micro-Nikkor 60 mm sulla Nikon D850, all’interno dello scafandro Nauticam.
Il Prof., puntualissimo come sempre, alle sette è già sotto casa.
Passiamo dal garage a prendere la mia muta semistagna da 6,5 mm e poi ci dirigiamo al bar per fare colazione. Io, in realtà, l’ho già fatta, ma davanti a una brioche al pistacchio non riesco proprio a resistere!
Aspettiamo ancora un po’ prima di scendere a Marina Grande di Sorrento.
Quando arriviamo, il parcheggio è ancora chiuso, ma il diving è già aperto. Troviamo Andrea Montalbano e cominciamo a scaricare le attrezzature, in attesa che sia possibile parcheggiare l’auto.
Finalmente, poco dopo le otto, sistemiamo la Micra del Prof. e torniamo al diving per completare i preparativi delle fotocamere.
Oggi c’è un vero e proprio assembramento di staffisti!
Arrivano infatti Gianluigi, Lisa, Quentin, Walter, Peppe e Cecilia. Tra i clienti, però, c’è anche il mio caro amico Antonio, detto WALL-E.
È la prima volta che riusciamo finalmente a uscire insieme quest’anno, ma devo ammettere che è stato soprattutto per colpa mia!
Alle nove siamo tutti pronti e, dopo una quindicina di minuti, lasciamo la banchina in direzione dello Scoglio del Vervece.
Ai comandi del gommone c’è Walter, mentre Gianluigi effettuerà un’immersione con il suo rebreather.
Io e il Prof. abbiamo invece in programma un giro intorno allo scoglio.
Il cielo è sereno, ma in mare c’è un po’ di onda lunga.
Raggiungiamo il punto d’immersione, ormeggiamo alla boa e ci tuffiamo.
La visibilità è davvero pessima, tanto che perdo quasi immediatamente di vista Mimmo, dopo essermi fermato a fotografare un vermocane intento a mangiare una gorgonia.
Proseguo quindi il mio giro nei punti più interessanti dello scoglio, quelli dove in passato incontravo le splendide margherite di mare.
Purtroppo, però, oggi sono soltanto un ricordo. Delle margherite di mare non c’è praticamente più traccia.
Devo dire che anche l’aspetto generale dello scoglio è cambiato molto rispetto a come lo ricordavo.
Fortunatamente non mancano i pesci: incontro alcune cernie, qualche dentice in lontananza, saraghi e barracuda.
Quando torno nei pressi della Madonnina del Vervece, ritrovo finalmente Mimmo, che nel frattempo si era spinto più in profondità. Ecco spiegato perché lo avevo perso di vista quasi subito!
Il Prof. mi mostra una scena davvero interessante: una bella murena nella sua tana, con un gambero meccanico intento a pulirla.
Un incontro che lui, avendo montato il grandangolo, non ha potuto fotografare come avrebbe voluto. Mi racconta infatti di aver provato a cercarmi intorno allo scoglio proprio per segnalarmelo.
Peccato che siamo ormai alla fine dell’immersione e che la murena sembri già un po’ infastidita dalla nostra presenza.
Non riesco quindi a realizzare le fotografie che avrei voluto, ma spero di poter tornare a cercarla la prossima settimana.
Risaliamo tutti insieme sul gommone e qui commetto un errore che mi costa caro.
Affronto la scaletta con tutta la zavorra e le bombole ancora addosso.
La schiena mi manda immediatamente un segnale chiarissimo: una forte fitta nella zona lombare mi blocca quasi del tutto.
Il dolore è davvero intenso, tanto che sono costretto a farmi aiutare per svestirmi.
Persino la consueta operazione pipì diventa complicata!
Terminata l’immersione, facciamo rotta verso il porto.
Gianluigi e Andrea restano a terra, mentre salgono a bordo altri clienti per la seconda uscita.
Approfitto della breve sosta per sostituire la batteria del faro e mettere un cerotto a un dito che sanguina a causa di una piccola ferita.
Poi torno a bordo, pronto per la seconda immersione della giornata, questa volta al Banco di Santa Croce.