Marco Gargiulo

#71 Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

La giornata è iniziata con una riunione aziendale di primo mattino ed è poi proseguita con le abituali tappe “ospedaliere” tra Sorrento e Napoli. A metà giornata ho approfittato per fermarmi, dopo tanti anni, a mangiare una pizza dai miei amici Lina e Franco a Ponticelli: una piccola pausa di piacere che mancava da tempo.
Rientrato a casa ho proseguito con le incombenze del fine settimana, ma intanto attendevo notizie dal mio amico Mimmo. Ci sentiamo verso le 17:30, e come sospettavo restiamo sganciati per stasera: lui non sa ancora come organizzarsi e anch’io ho ancora qualcosa da sbrigare. La giornata, però, è stata talmente bella che sarebbe un peccato lasciarla passare senza bagnarla.

Esco di casa solo dopo le 18:30, passo per il garage a recuperare tutto e poi raggiungo Marina Grande di Sorrento. Arrivo al mio solito punto di accesso, ma anche questa volta non riesco a parcheggiare: tocca cercare una soluzione alternativa. Per fortuna il mio amico Michele ’O Puledrone viene in soccorso e mi aiuta a sistemare l’auto. Mi fermo un po’ con lui e gli altri amici del borgo: quattro chiacchiere sul mare davanti a una manciata di cantucci al pistacchio dell’Oasi di Vico, che porto spesso proprio per questi momenti. Resterei volentieri ancora a discutere di tuffi e avventure subacquee, ma rischio di far tardi e preferisco avvisare casa: tra dieci minuti sarò in acqua.

Lo specchio d’acqua della marina è spettacolare: immobile, pulito, quasi cristallino già nei primi metri all’interno delle scogliere. Anche fuori la visibilità è ottima e riesco a individuare subito la rete da posta che i pescatori mi avevano segnalato. Ha già fatto il suo lavoro: tra le prede c’è anche un pesce pappagallo.

Poco oltre noto un vermocane che si aggira sul fondo, poi raggiungo uno dei “rifiuti storici” della zona: la ruota di una carrozzina giocattolo. Subito dopo trovo un paio di occhiali da sole che recupero. Con grande sorpresa mi imbatto in un’attinia ormai rarissima da queste parti, l’Andresia partenopea, che vive tipicamente su fondali fangosi molto profondi. All’interno di una conchiglia, invece, scopro una piccola bavosa, mentre poco più in là un paguro si sta nutrendo di un pesce San Pietro, probabilmente uno scarto della pesca.

Su un grosso masso appaiono due minuscole magnoselle, un tempo comunissime e ormai ridotte a una vera rarità. Solo quando apro la foto al computer mi accorgo che l’esemplare è uno solo ed ha appena effettuato la muta che è rimasta attaccata al substrato.

Poco dopo un polpo fugge dalla tana ricavata all’interno di una base d’ormeggio. Lo seguo per qualche metro e mi conduce dritto a un bel pesce civetta: ultimamente gli incontri non mancano, così dopo i primi scatti provo a cimentarmi in qualche doppia o tripla esposizione per giocare un po’ con la creatività. Mentre lo seguo intravedo anche una polpessa, ma resto concentrato sul mio protagonista.

Sono ormai sulla via del rientro quando mi imbatto in un piccolo polpo di rena, Macrotritopus defilippi. Lo sollevo per un paio di fotografie ma noto che ha un tentacolo troncato, probabilmente dal morso di un predatore. Lo lascio andare senza insistere: l’ho fotografato bene la notte di Halloween, preferisco non disturbarlo oltre.

Ritrovo la rete e dedico qualche altro scatto al pesce pappagallo rimasto impigliato, facendo molta attenzione a non finire anch’io tra le maglie. Mi avvicino alla spiaggia e nell’ultimo metro d’acqua sorprendo un grosso sarago nascosto tra le cime d’ormeggio: scatta via appena premo il pulsante.

Risalgo sulla spiaggia e sistemo l’attrezzatura sulla solita panchina di pietra, perfetta per spogliarsi con calma. Riordino tutto, avviso casa e mi rivesto. Anche sotto casa trovo difficoltà a parcheggiare, ma riesco infine a trovare un passaggio. Trasporto tutto il materiale fuori sul balcone per il lavaggio, poi finalmente rientro.

È stata una bella serata, ricca di incontri e soggetti interessanti. So già che probabilmente non avrò prodotto immagini di particolare valore, ma non importa: porto con me la soddisfazione di un’ora preziosa trascorsa nel mio mare, con gli occhi pieni delle sue creature e la mente più leggera, pronta per una nuova giornata.

 

 

 

 

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