La notte è trascorsa in modo piuttosto convulso: mi sono alzato più volte per liberare il naso dal raffreddore e per bere, complice una fastidiosa secchezza alla lingua. Inevitabilmente nella mia nottata è stato coinvolto anche il Prof, svegliato a più riprese dal mio russare. La sveglia alle sette è dura. Domy ci avvisa che è già al bar, così ci alziamo, prendiamo l’auto e le fotocamere con qualche obiettivo e andiamo a fare colazione, provando anche a fotografare gli storni sugli alberi davanti casa.
Il vento è calato e sembra profilarsi una bella giornata di sole. Seduti ai tavolini del bar, mentre facciamo colazione, iniziamo a ragionare sulle opzioni per l’immersione. Mimmo spinge per tornare ancora al porticciolo anche stamattina, io sono d’accordo ma vorrei comunque riuscire ad andare almeno una volta al peschereccio prima di ripartire verso casa. L’idea iniziale sarebbe quella di cambiare sito oggi e tornare domani al porticciolo, ma nulla è davvero definito.
Alla fine, una volta in auto, decidiamo di battere ancora la vecchia strada senza cambiarla: torniamo al porticciolo. Quando arriviamo il mare è uno spettacolo, calmo e limpido. Ci vestiamo ed entriamo in acqua con un po’ di ritardo, perché prima abbiamo dovuto risolvere un problema allo scafandro di Mimmo, arrivando perfino a fare un salto in un’officina meccanica nel tentativo di trovare una soluzione.
Scendiamo tutti e tre insieme e restiamo uniti a sondare il fondale in cerca dei Pesci San Pietro. Per gran parte dell’immersione sembra non succedere nulla. Io incontro una diafana medusa Oceania armata che fluttua nella colonna d’acqua e provo a fotografarla, ma è così piccola e trasparente che metterla a fuoco è davvero complicato. Proseguo sulla sabbia tra le cime di ormeggio e trovo un bel nudibranco Janolus cristatus che passeggia tra le claveline. Inizio a scattare e poi lascio il posto a Mimmo.
La battuta sembra infruttuosa, finché mentre sto fotografando una grossa Marthasterias glacialis su un copertone mi sento chiamare insistentemente. Vedo Domy e Mimmo venire verso di me, ma non capisco subito il motivo.
Dopo un attimo lo vedo: il grande Zeus faber nuota davanti a loro, appena uscito nel blu, staccandosi dalle due sagome nere. Come avevamo concordato, lo mettiamo in mezzo a noi. Senza il mio ausilio, dubito che la corsa del pesce si sarebbe arrestata. Iniziamo a fotografarlo alternandoci, assecondando i suoi spostamenti: passava da Domy a Mimmo e poi a me, con la sua livrea splendida che si stagliava contro l’azzurro del mare e del cielo, visibile da sotto la superficie insieme alle nuvole. Sono stati momenti indimenticabili, di grande emozione e amicizia. Non ci siamo mai ostacolati, cercando anzi di ottimizzare gli scatti di ciascuno.
Ovviamente le memory card si riempiono in fretta, così come le batterie dei flash, che nel pomeriggio dovranno essere ricaricate. Lascio Mimmo alle prese con il San Pietro e torno verso terra: l’aria in bombola è agli sgoccioli ed è il momento di fermarsi.
Risalendo siamo tutti felici. Il Prof rivendica senza esitazioni la paternità della scelta del sito d’immersione, e bisogna dire che aveva pienamente ragione. Siamo entusiasti, lui anche un po’ commosso. Questo luogo, ormai ribattezzato Saline Jetty, rappresenta uno degli hotspot fotografici più interessanti del Mar Mediterraneo, un posto magico dove ogni immersione può diventare memorabile… sperando che lo siano anche gli scatti di oggi.

Torniamo al Ficarella Diving Club costeggiando la statale, dopo una sosta in salumeria. Mangiamo insieme un panino, poi Domy rientra a casa per alcune incombenze lavorative; faccio lo stesso anch’io dopo aver consultato i messaggi sul telefono. Mi stendo un po’ a riposare: nel primo pomeriggio, mentre ricaricheremo le bombole, ci sarà tempo anche per occuparmi delle questioni di lavoro.