Ieri finalmente la mia documentazione clinica è stata visionata presso il Centro Iperbarico di Ravenna e, con mia grande gioia, è stato fissato un appuntamento per la visita di idoneità all’attività subacquea. Bisognerà pazientare ancora un po’, ma almeno adesso c’è una nuova tappa da raggiungere e, nell’attesa, continuo ad affinare il feeling con la mia nuova attrezzatura fotografica.
Oggi, infatti, porto con me ai Bagni Salvatore la Sony Alpha 7C nello scafandro Nauticam, ma questa volta le abbino qualcosa di decisamente particolare: il Sea&Sea 12 mm con attacco Nikonos, un obiettivo vintage acquistato usato da poco e ormai piuttosto difficile da trovare. Un curioso incontro tra un’ottica nata per la fotografia subacquea di altri tempi e la tecnologia di una moderna mirrorless digitale. Completo la configurazione con una coppia di flash Inon Z330 e sono pronto per iniziare finalmente qualche prova più seria.
Nonostante avessi messo la sveglia per tempo, perdo più del previsto a casa per sistemare tutta l’attrezzatura. Scendo quindi con lo scooter, raggiungo Marina Piccola, parcheggio e, quando sono finalmente pronto per entrare in acqua, sono già passate le 9:15.
L’acqua sembra abbastanza pulita e il grande banco di pesci staziona proprio al solito posto. Non resta che prendere maschera e pinne, scendere dalla scaletta e provare a fotografarlo.
Proprio mentre sto entrando in acqua vedo però un turista straniero, munito di maschera e sollecitato dalla fidanzata rimasta sul pontile, dirigersi deciso verso il banco. Con un tuffo fulmineo si lancia praticamente nel mezzo e in un istante i pesci si disperdono in tutte le direzioni.
Maledizione! Mi ha fatto saltare in pochi secondi la situazione che avevo già immaginato nella mia testa.
L’episodio, però, mi conferma ancora una volta una cosa che conosco benissimo: per realizzare determinate fotografie bisogna muoversi con grande anticipo, quando in giro non ci sono ancora bagnanti e si può lavorare con tranquillità.
Inizia così la mia passeggiata tra gli scogli. L’acqua non è proprio limpida come sembrava dalla superficie, ma va bene lo stesso perché oggi sono qui soprattutto per fare delle prove. È la prima volta che utilizzo seriamente i flash con questo obiettivo vintage e voglio iniziare a comprenderne meglio limiti e potenzialità.
Per gran parte della mattinata lascio il diaframma fisso a f/16 e la messa a fuoco impostata a 0,4 metri. In teoria, con questa configurazione dovrei riuscire ad avere una profondità di campo molto ampia, dal primo piano fino allo sfondo, ed è proprio quello che voglio verificare.
Quando incontro qualche soggetto interessante provo anche a modificare leggermente la distanza di messa a fuoco e a chiudere ulteriormente il diaframma. Soltanto davanti al computer, però, potrò capire realmente quali impostazioni abbiano funzionato meglio.
Naturalmente non resisto alla tentazione di fare qualche esperimento anche a pelo d’acqua e persino fuori dall’acqua. Il Sea&Sea 12 mm è un obiettivo progettato specificamente per l’utilizzo subacqueo e sulla lente frontale è chiaramente indicato che non deve essere utilizzato fuori dall’acqua. Ma provare non costa nulla: nella peggiore delle ipotesi eliminerò semplicemente i file!
Continuo così a girovagare tra gli scogli fino a tarda mattinata e sono quasi le 12 quando finalmente mi distendo sul lettino. Ho già sciacquato accuratamente lo scafandro e riposto tutta l’attrezzatura nella borsa. Adesso aspetto soltanto di asciugarmi un po’ prima di rientrare a casa.
Lascerò la borsa fotografica, poi accompagnerò le mie donne al mare. Io, invece, se riesco, credo proprio che mi concederò un po’ di meritato riposo e magari anche la partita in televisione.
Intanto un altro piccolo passo è stato fatto. Continuo a provare, sperimentare e conoscere sempre meglio questa nuova attrezzatura, aspettando soprattutto quel giorno in cui potrò finalmente utilizzarla tornando davvero sott’acqua.