Marco Gargiulo

#12 — Allenamento in apnea a Meta

Solita routine mattutina: sveglia impostata e io che, con un quarto d’ora d’anticipo, qualunque sia l’orario programmato, esclamo:

«Alexa, elimina la sveglia!»

Ormai ho imparato.

Mi vesto senza fare colazione e subito si presenta il primo problema della giornata: a casa manca l’acqua. E lavarsi, naturalmente, diventa un’impresa.

Indosso pantaloni lunghi, felpa e giubbino, poi scendo a prendere lo scooter e passo dal garage a recuperare l’attrezzatura.

L’appuntamento con Mimmo è alle 7, giù a Meta. Arrivo con qualche minuto d’anticipo e comincio già a vestirmi. Poco dopo arriva anche il Prof. e completiamo insieme i preparativi.

Immaginando di trovare ancora una volta acqua molto torbida, a causa della pioggia torrenziale di ieri che ha bloccato la strada statale con una frana, abbiamo deciso di non portare neppure le fotocamere. L’idea di questa mattina è semplicemente quella di trascorrere qualche ora in mare, fare un po’ di attività fisica e qualche allenamento in apnea.

Entriamo in acqua poco prima delle 7:30 e, sorprendentemente, la visibilità non è affatto male.

Quasi quasi ci pentiamo di aver lasciato a casa le fotocamere.

Dura poco.

Con il passare del tempo il moto ondoso comincia a sollevare il sedimento, soprattutto nel basso fondale, e l’acqua torna rapidamente a essere quella che ci aspettavamo: torbida e con una visibilità decisamente scarsa.

Poco male. Oggi non siamo qui per fotografare.

Trascorriamo oltre due ore e mezza in acqua, alternando le nostre apnee e gironzolando lungo la costa. Alla fine, anche senza fotocamere e senza particolari incontri, stare in mare insieme è sempre divertente.

Nel frattempo il vento da nord aumenta continuamente d’intensità.

Quando finalmente decidiamo di uscire, la situazione sulla spiaggia è completamente cambiata. Le raffiche sollevano la sabbia e in pochi minuti ce la ritroviamo praticamente ovunque.

Questa volta diventa impossibile utilizzare persino l’immancabile doccia da campeggio del Prof.: il vento è troppo forte e ogni tentativo di sciacquarci finirebbe semplicemente per ricoprirci nuovamente di sabbia.

Rinunciamo.

Ci spogliamo, ci rivestiamo alla meglio e arriva finalmente il momento della ricompensa: la treccia alle nocciole portata dal Prof.

Dopo oltre due ore e mezza in acqua direi che ce la siamo meritata.

Ci salutiamo e rientro a casa, dove però ritrovo esattamente il problema che avevo lasciato qualche ora prima.

L’acqua continua a mancare.

Un guasto ha interessato tutta la zona e quindi non posso lavare praticamente nulla. Attrezzatura e muta dovranno aspettare.

Nel frattempo mi preparo nuovamente perché la giornata di mare non è ancora finita. Con mia moglie scendiamo ai Bagni Salvatore.

C’è ancora vento e oggi l’ombrellone è decisamente inutile. Si sta comunque benissimo e, incredibilmente, incontro anche il mio collega Diego, arrivato da Caserta con sua moglie per concedersi un bagno settembrino.

Mi sistemo al sole in attesa delle 13, quando partirà il Gran Premio di Formula 1 a Baku, sperando soprattutto che, al nostro ritorno, la distribuzione dell’acqua sia stata finalmente ripristinata.

Al mare si sta davvero bene, anche se ormai l’acqua comincia a essere decisamente fresca.

Alla fine riesco persino a concedermi una prima doccia allo stabilimento, in attesa di quella vera a casa.

Quando risaliamo sono ormai le 17 e finalmente arriva la buona notizia: la fornitura idrica è stata ripristinata.

Perfetto.

Adesso ho soltanto una montagna di cose da lavare e sistemare.

E poi, finalmente, posso buttarmi anch’io sotto la doccia!

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