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#16 In viaggio con il Prof. Roscigno – Mar Piccolo di Taranto col “Pigna”

La sveglia oggi è fissata alle 5:40, devo sbrigarmi per rispettare il programma … vado a fare la colazione, preparo un panino, chiudo la borsa fotografica e mi vesto per uscire di casa. Alle 6:30 sono già in auto, passo a prendere l’attrezzatura subacquea dal garage e poi mi metto in viaggio con direzione Torre Annunziata.

 Alle 7 raggiungo in perfetto orario casa di Mimmo, lui mi attende nel cortile dove ha riposto la sua attrezzatura. Carichiamo anche le sue cose in auto  e subito ci rimettiamo in viaggio per Taranto.

Durante la navigazione ci divertiamo a conversare di fotografia subacquea, ricordando amici, episodi ed aneddoti dell’ultimo anno nel quale ci siamo sentiti e visti poco. Percorriamo la via Basentana tra deviazioni e restrizioni di carreggiata e raggiungiamo Taranto. Durante il cammino sentiamo il “Pigna” Giuseppe Pignataro che ci aggiorna sulla posizione del nostro appuntamento. Alle 10:30 siamo arrivati a destinazione e dopo 10 minuti raggiungiamo il punto preciso nei pressi del ponte dove ci aspetta per fare immersione.

Peppe ed il suo amico sono hanno già indossato le mute quando parcheggiamo, noi facciamo lo stesso dopo aver scaricato attrezzature e fotocamere sulla banchina di pietra. Dopo i convenevoli di rito (selfie ricordo), ci immergiamo nello specchio d’acqua dove il nostro amico Giuseppe ci accompagnerà a scoprirne le segrete bellezze. L’acqua è torbida ed il cielo si fa nuvoloso sempre più, oscurando anche il sole che invece è molto gradito a noi fotosub quando realizziamo foto grandangolari. 

Nei 150 minuti che trascorriamo nell’acqua bassa del posto, quasi subito perdiamo il contatto visivo con Mimmo, con il quale ci ritroveremo nell’ultima mezz’ora. Giuseppe mi mostra una miriade di soggetti interessanti, lasciandomi campo libero per fotografare con il minidome ed il 15 mm Sigma.  Anche oggi ho utilizzato i flash OneUw 160X con il cavo elettrico ad Y realizzato da Luca Carraro, per comandare i due lampeggiatori elettronici in TTL. Confermo il mio crescente feeling con questi flash, apprezzandone la praticità della regolazione della potenza con gesti intuitivi e rapidi, tali da erogare la luce giusta in ogni situazione per ciascuno dei due flash, un vero sballo!

Alla fine porto a casa scatti a 5 cavallucci marini, una  Yungia aurantiaca, tanti ghiozzi, una Melibe fimbriata, ma anche due automobili, tanti rifiuti, un buon numero di spirografi (ma nettamente meno abbondanti della precedente occasione), un  granchio Carcinus maenas, un granchio testa di morto Ilia nucleus ed … un coniglio!

Alle 14:30 tiro la testa fuori dall’acqua ed è iniziato un temporale, piove e si vedono fulmini in lontananza. Giuseppe ed il suo amico sono già al riparo sotto una tettoia metallica, hanno già rimosso le mute e ci attendono per facilitare la nostra uscita dall’acqua. Mimmo è qualche decina di metri avanti a me e lo raggiungo mentre esce fuori dall’acqua con ancora le bombole indossate. E’ una gran sorpresa vedere i progressi che ha fatto il mio amico Prof. che ha ormai una forma fisica invidiabile e la cosa  mi rende molto felice.

Esco anch’io dall’acqua con Peppino che prende la mia fotocamera per evitarmi cadute accidentali pericolosissime, guadagno la prossimità dell’auto, aziono il telecomando e mi infilo nel bagagliaio per spogliarmi al riparo dalla pioggia. Appena mi sono cambiato salto sul sedile di guida e trasferisco l’automobile in prossimità della tettoia dove mangiamo le mozzarelle e la pizza che ha portato Giuseppe.

Alle 15:30 dopo qualche foto ricordo della giornata, salutiamo i nostri amici, ripartiamo verso casa, con la pioggia torrenziale ed il sole che si alternano più volte durante il percorso. Ci fermiamo alle 17 per una breve sosta, per mangiare un gelato e sorseggiare un caffè, ma subito ci rimettiamo in cammino. Alle 18:30 siamo di nuovo a Torre Annunziata dove lascio Mimmo; il cielo ci accoglie con un doppio arcobaleno. Saluto il mio fraterno amico ringraziandolo per la bella giornata trascorsa insieme e mi rimetto in viaggio per Sorrento.

Impiego un’ora per tornare a casa a causa del traffico. Appena arrivato provvedo al risciacquo della fotocamera e della muta stagna, poi vado a fare doccia e a prepararmi per andare a mangiare una pizza con la mia famiglia.

 

 

 

Scoglio Penna con Peppe e Isabella

Si torna in acqua per incontrare un vecchio amico, Giuseppe “Peppe” Pignataro, grande interprete barese della fotosub italiana sia analogica e ora digitale. Dopo esserci abbracciati affettuosamente iniziamo la vestizione in attesa di Mimmo e dei suoi allievi Michele e Domenico. Siamo diretti a Punta Campanella, dove ci immergeremo allo Scoglio Penna. Il vento di scirocco non favorisce la navigazione e la permanenza in mare sul versante sud della Penisola Sorrentina, ma le onde non sono tali da pregiudicare la nostra uscita in mare.

Appena ci tuffiamo viene confermata l’impressione avuta guardando l’acqua dal gommone … l’acqua à torbida a causa del fitoplancton, fortunatamente migliora in profondità dove ahimè il sole intenso giunge filtrato maggiormente dalla colonna d’acqua opalescente. Mi dedico a seguire Mimmo, Michele e Domenico per scattare loro alcune foto in azione, mentre Isabella, Peppino ed il resto del gruppo effettuano il classico giro dello scoglio accompagnati da Edoardo e Gianluigi.

Le castagnole rosse si spostano al nostro passaggio tra le gorgonie rosse piene di enormi crinoidi, gialli, rossi e marroni. Tra i rami delle Paramuricee incontro due piccole aragoste. Proseguo ed incontro Mimmo impegnato a fotografare con il minidome un bellissimo Janolus cristatus su un Codium bursa. Vado quindi in cerca del branco di barracuda che trovo puntualmente sulla punta sud dello scoglio, l’acqua a bassa profondità è così torbida che rinuncio all’idea di fotografarli.

Isabella che è appostata per fotografare il bellissimo buco passante attraverso lo scoglio, tutto coperto di Astroides. E’ felicissima quando  mi vede casualmente transitare all’interno di esso, a completare l’inquadratura. La decompressione risulta un pochino fastidiosa a causa delle onde, ma i pochi minuti trascorrono veloci tra le donzelle pavonine che volteggiano incuriosite a pochi centimetri dalla maschera, mentre i grossi saraghi fasciati nuotano placidamente mantenendosi a distanza di sicurezza.

Rientrati a terra, come al solito fuggo via con lo scooter dopo aver lasciato  l’attrezzatura ad asciugare per averla pronta per la prossima immersione.