Il problema all’autofocus della mia fotocamera non è stato risolto o, meglio, non può essere risolto in barca. Per evitare qualsiasi problema decido quindi di lasciare tutto a bordo e di scendere per l’immersione al Banco di Santa Croce senza nulla tra le mani.
Per me è sicuramente una sensazione molto strana, ma anche divertente.
Arriviamo sul punto dove troviamo il gommone del Banco Diving e, dopo aver salutato gli amici a bordo, cominciamo a prepararci per l’immersione.

Il cielo è sempre velato e c’è poca luce. L’acqua in superficie sembra abbastanza limpida e speriamo che lo sia anche sotto, anche se, in fondo in fondo, se trovassi una visibilità spettacolare sarei abbastanza arrabbiato, visto che sono senza fotocamera!
Scendiamo tutti insieme lungo la cima con Quentin che ci accompagna. Sono sempre in coppia con Antonio e questa volta effettuiamo il giro completo delle secche: partiamo da quella principale, passiamo sulla secca di fuori e poi su quella di terra, per fare infine ritorno sul cappello a circa 9 metri.
È un tripudio di pesce.
Ci sono le aquile di mare, le cernie, i dentici, le occhiate e le salpe. Fortunatamente per me, almeno dal punto di vista fotografico, in profondità l’acqua è piuttosto torbida!
Sotto i 15 metri è anche decisamente più fredda e la temperatura scende fino a circa 20-21 °C.
Noto, come già ieri, che le margherite di mare sembrano abbastanza sofferenti e anche le gorgonie gialle sono in alcuni punti parzialmente ricoperte dalla mucillagine.
Lo spettacolo del Banco di Santa Croce, comunque, resta sempre grandioso.
Riesco a far avvicinare anche Antonio alla cernia Bettina e faccio lo stesso con il nuovo amico Alberto. Oggi dovrò necessariamente fare affidamento su di loro per recuperare qualche immagine subacquea da inserire nel blog, visto che io non sono riuscito a produrre neppure una fotografia.
Devo ammettere, però, che immergersi senza macchina fotografica ha anche qualcosa di piacevole.
Niente scafandro da trascinare, niente flash da orientare, nessuna impostazione da controllare. Soltanto il piacere di guardarsi intorno e godersi l’immersione.
Quando risaliamo ritroviamo anche il piccolo pesce balestra vicino alla boa, a circa 3 metri di profondità. Lo salutiamo mentre viene letteralmente circondato da miliardi di bolle prodotte dai subacquei impegnati nelle soste prima della risalita.
Torniamo a bordo e mi spoglio. Con il caldo che fa, però, non resisto molto e mi rituffo in acqua, restando a mollo mentre aspetto che tutti siano pronti per il rientro.
Ripartiamo verso terra e, una volta raggiunta Sorrento, scarico le mie attrezzature e torno al diving.
Lavo rapidamente lo scafandro e sistemo tutta la mia roba. Ho l’incombenza di rientrare per pranzo da mia figlia, ma soprattutto ho una certa urgenza di capire cosa sia successo all’obiettivo.
Saluto tutti e raggiungo casa.
La prima cosa che faccio è aprire nuovamente lo scafandro e tirare fuori la fotocamera.
Faccio qualche prova, inizialmente senza ottenere alcun risultato positivo. A quel punto smonto l’obiettivo, pulisco accuratamente i contatti e lo rimonto.
Provo ancora.
Finalmente l’autofocus sembra tornato a funzionare.
Più tardi controllerò tutto con maggiore attenzione per essere sicuro che il problema sia effettivamente risolto. Altrimenti domani, quando è prevista un’altra doppia immersione con i miei amici Titta e Daniela, utilizzerò l’altra fotocamera.
Quando ho finito di pranzare e di sistemare le attrezzature sono ormai passate le 15.
A questo punto il bagno che avevo programmato ai Bagni Salvatore salta definitivamente.
Forse è anche meglio così.
Dopo quattro immersioni in due giorni, e soprattutto dopo 209 giorni di pausa, è il caso di riposarsi un po’ e dedicare il resto del pomeriggio a controllare con calma tutta l’attrezzatura per domani.
Le immersioni sono finalmente ricominciate.
Adesso devo soltanto convincere anche la mia fotocamera a fare altrettanto.