Marco Gargiulo

Visita di idoneità al Centro Iperbarico Ravenna

Alle 6:30 lascio Sorrento. Prima di partire faccio benzina e poi mi metto subito in viaggio: davanti a me ci sono circa sei ore di automobile e, soprattutto, un appuntamento che aspetto ormai da mesi.

La strada inizialmente è libera e riesco a procedere senza particolari problemi. Dopo circa due ore faccio una prima sosta lungo la bretella verso Firenze: una rapida visita alla toilette e compro qualcosa da mangiare. Per il caffè, invece, rinuncio immediatamente: c’è una fila interminabile e preferisco non perdere tempo.

Riparto, ma dopo qualche decina di chilometri mi fermo nuovamente presso un distributore Q8 per rabboccare il carburante e l’acqua del tergicristallo.

Poi ancora strada.

Il navigatore mi porta tra le montagne, dalle parti di Città di Castello, in un susseguirsi di deviazioni, cantieri e cambi di corsia. Proprio in uno dei tratti a corsia unica un’auto rimane in panne, bloccando praticamente la circolazione. Gli addetti dell’ANAS riescono a organizzare il passaggio a senso alternato, ma perdo comunque una buona mezz’ora.

Fortunatamente non ho fretta.

Quello che conta è arrivare a Ravenna.

Intorno alle 13 sono finalmente nei pressi dell’appartamento che ho prenotato. Proprio di fronte trovo un locale e decido di fermarmi per mangiare un piatto di tonnarelli cacio e pepe.

La signora del B&B mi aspettava soltanto in serata, quindi la avviso del mio arrivo anticipato e gentilmente si organizza per raggiungermi nel pomeriggio.

Parcheggio l’auto in sicurezza e, finalmente libero dai bagagli e senza neppure lo zaino sulle spalle, decido di approfittare delle ore che mi separano dalla sera per conoscere un po’ Ravenna.

Comincio a girovagare per il centro senza una meta precisa. È lunedì pomeriggio e molti monumenti sono chiusi, quindi mi limito soprattutto ad ammirarli e fotografarli dall’esterno.

Passo davanti alla Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, con il caratteristico campanile cilindrico, e poco dopo raggiungo i resti del Palazzo di Teodorico. Continuando la passeggiata incontro il Teatro Luigi Rasi e quindi la maestosa Basilica di Santa Maria in Porto.

Proseguendo arrivo fino a Porta Nuova, prima di entrare nei Giardini Pubblici.

Qui finalmente rallento il passo.

Passeggio sotto i grandi alberi del parco, costeggio la Loggetta Lombardesca, sede del MAR, raggiungo la fontana monumentale e incontro anche la stele che ricorda il gemellaggio tra Ravenna e la città inglese di Chichester.

Dopo tante ore trascorse in automobile, un po’ d’ombra e una passeggiata senza fretta sono esattamente quello che mi serve.

Rientro quindi in camera per riposare, ma alle 18:30 sono nuovamente fuori.

Questa volta mi dirigo verso il cuore della città. Attraverso Viale Farini e i Giardini Speyer, raggiungo Piazza Anita Garibaldi e percorro Via Armando Diaz fino ad arrivare nella splendida Piazza del Popolo.

Da qui continuo verso la Zona Dantesca, passando davanti a Casa Dante e alla Tomba di Dante, per poi raggiungere Piazza San Francesco con la sua basilica e gli antichi chiostri.

Ormai comincia a farsi sentire anche la fame.

Per cena scelgo qualcosa di decisamente romagnolo: una piadina, seguita naturalmente da un gelato da Papilla.

Alle 20 sono nuovamente in camera.

Doccia e finalmente un po’ di relax davanti all’iPad, guardando Salernitana-Sorrento. La giornata si conclude anche con la soddisfazione della vittoria dei miei compaesani.

Ma inevitabilmente il pensiero è già rivolto alla mattina successiva.

È per quella mattina che sono arrivato fin qui.


Alle 5:40 sono già sveglio.

Prendo le medicine e provo a rimettermi a letto, riuscendo a restarci ancora per circa un’ora. Mi rialzo comunque prima della sveglia, impostata alle 7. Ho un po’ di mal di schiena, probabilmente conseguenza delle tante ore trascorse in auto, ma sono convinto che passerà appena comincerò a muovermi.

Mi vesto e scendo per fare colazione nel locale all’angolo. Durante la notte ha piovuto e le strade sono ancora bagnate.

Mangio rapidamente qualcosa, bevo finalmente il mio caffè e poco dopo le 7 sono nuovamente in camera.

Alle 8 saldo il conto, carico le ultime cose e parto.

In una decina di minuti raggiungo il Centro Iperbarico di Ravenna.

Parcheggio, entro e mi presento in segreteria per l’accettazione. Poi mi cambio e mi preparo per la visita e per la prova da sforzo prevista dal programma.

Sono arrivato con oltre mezz’ora di anticipo rispetto all’appuntamento, così prima delle 9 un’infermiera viene già a chiamarmi per iniziare gli accertamenti.

Ci siamo.

Cominciamo con l’esame dell’udito, poi la spirometria e infine la prova da sforzo al cicloergometro.

Quando, intorno alle 9:30, arriva il professor Pasquale Longobardi, io sono ancora impegnato con gli esami.

Soltanto verso le 10:30 entro finalmente nel suo studio.

Trascorrerò lì quasi un’ora.

Il professore mi visita e poi comincia a completare la mia cartella clinica al computer, inserendo i risultati degli esami appena effettuati e analizzando tutta la documentazione e i referti che ho prodotto nei mesi precedenti.

A un certo punto cala il silenzio.

Longobardi continua a leggere, controllare i dati e scrivere al computer.

Io aspetto.

Quei venti minuti abbondanti di silenzio mi sembrano interminabili.

Sono probabilmente i minuti più lunghi di questi sei mesi. Guardo il professore lavorare senza riuscire a capire nulla dalla sua espressione. Non dice una parola e io sento crescere dentro di me una tensione e un’emozione difficili da descrivere.

In quei momenti inevitabilmente ripenso a tutto quello che è successo.

Ai mesi trascorsi lontano dalle immersioni. Alle tante mattine in cui sono comunque entrato in acqua con maschera, pinne e fotocamera. Agli amici che mi sono stati vicini. Alla voglia di continuare a fotografare anche da pochi centimetri sotto la superficie.

E soprattutto alla speranza di poter finalmente tornare davvero sott’acqua.

Poi il Prof. termina di scrivere.

Mi guarda e finalmente arriva la risposta che aspettavo.

È tutto in ordine. Posso riprendere le immersioni.

Non sono necessarie particolari prescrizioni per tornare all’attività subacquea. Mi raccomanda soltanto di prestare maggiore attenzione all’idratazione, bevendo di più durante la giornata e soprattutto dopo le uscite in mare.

Confesso che sentire quelle parole mi emoziona davvero.

In un attimo penso ai lunghi mesi trascorsi lontano dalle bombole e a quante volte ho immaginato questo momento.

Dopo sei mesi, finalmente, ho nuovamente l’idoneità per tornare a immergermi.

Naturalmente non può mancare una foto ricordo con il professor Longobardi. Gli porto anche i saluti dei miei genitori e del cardiologo e amico Vincenzo Ferrigno, poi saluto e ringrazio le gentilissime ragazze dell’accettazione.

Ritiro il mio certificato medico di idoneità all’attività subacquea.

Questa volta quel foglio ha per me un valore particolare.

Sono circa le 12 quando torno in auto.

Prima di partire avviso immediatamente casa e naturalmente Mimmo, Domy e Rosario.

La notizia che tutti aspettavamo è arrivata.

Ora mi aspettano altre sei ore di strada, ma questa volta affronto il viaggio con uno stato d’animo completamente diverso.

Faccio un paio di soste per mangiare qualcosa e rifornire l’auto. Durante il percorso incontro anche alcuni intensi scrosci di pioggia che rendono per qualche tratto la guida meno piacevole, ma fortunatamente non trovo particolari problemi di traffico.

Alle 18:20, dopo altre sei ore di viaggio, sono finalmente a casa.

Sono stanco, inevitabilmente, ma soprattutto sono felice.

Non ho il tempo materiale per organizzare già un’immersione per domani. Poco importa. Proverò a farlo giovedì con gli amici del Punta Campanella Diving Sorrento.

Entro in casa e il primo desiderio è quello di infilarmi sotto la doccia.

Prima, però, ci sono altri piccoli amici che reclamano la mia attenzione: i pesci del mio acquario. Li rifocillo e soltanto dopo posso finalmente dedicarmi a me stesso.

Doccia e divano.

Mi distendo e finalmente realizzo davvero quello che è successo.

Sei mesi.

Sei mesi durante i quali ho continuato a frequentare il mare come potevo, fotografando in snorkeling, sperimentando nuove attrezzature, inventandomi soluzioni per non perdere il contatto con l’acqua e, soprattutto, aspettando questo momento.

Adesso quel capitolo può finalmente chiudersi.

E ne può cominciare uno nuovo.

Un capitolo che spero sarà nuovamente pieno di mare, fotografia e immersioni.

Finalmente si torna sott’acqua.

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