“il Polpo Argonauta” su Rai Tre

La storia dell’Argonauta argo, candidato al premio “Mollusco dell’Anno 2021” è forse scappata di mano …  
Stasera, durante la trasmissione di Massimo Gramellini su RAI TRE si parla del “Polpo Argonauta del Mediterraneo”, Saverio Raimondo ne ha invitato pubblicamente a votare per lui!


In verità nella foto c’è una Lei, infatti la conchiglia è una fragilissima teca ovarica che producono solo le femmine della specie. I maschi ne sono privi. 
La foto del mollusco è stata scattata a Sorrento negli anni 2000, con una fotocamera analogica. 
Tutto ciò è avvenuto grazie all’interessamento del biologo Fabio Crocetta della Stazione Zoologica di Napoli e di Fabio Russo, biologo marino, divulgatore scientifico ed affermato fotosub. 
Un grazie per l’opportunità fornitami e …
FORZA ARGONAUTA!
Votate qui 

Mollusc

 

 

Argonauta argo – Votazione per Concorso il Mollusco dell’Anno

È mediterraneo il polpo che ambisce a diventare il Mollusco dell’Anno: selezionato tra 120 specie marine candidate in tutto il mondo, l’Argonauta argo è tra i 5 finalisti della competizione mondiale Mollusc of the Year.
Ora per vincere ha bisogno di te: vota l’Argonauta fino al 31 gennaio a questo link https://tbg.senckenberg.de/mollusc/
 
Il concorso è promosso dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte attraverso una call scientifica globale. Il premio finale sarà il sequenziamento del genoma della specie vincitrice!
 
Il polpo pelagico, celebre per il guscio che rimanda a una “conchiglia” e per le braccia che evocano “remi o vele”, prende il nome dal mito greco degli Argonauti, eroi epici al centro di un avventuroso viaggio nel Mare nostrum. La specie è stata candidata al riconoscimento di Mollusco dell’Anno da Fabio Crocetta, biologo marino del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, che ha recentemente rinvenuto un esemplare di Argonauta argo nel Golfo di Napoli, in Campania.
 
L’Argonauta è un polpo dai tratti ancestrali che affascina naturalisti, scrittori ed il grande pubblico sin dall’antichità. Gusci di Argonauta, raffigurati anche in ceramiche risalenti al 3000 a.C., erano spesso usati come ornamenti femminili. Inoltre, l’Argonauta è stato al centro di diversi poemi e libri, tra cui il romanzo Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.
Photo by @Marco Gargiulo.
 

Balena spiaggiata al Porto di Sorrento

Giovedì pomeriggio verso le 17:30 ricevo la telefonata del mio amico veterinario dott. Paolo Ardizio che mi invia un video girato nel primo pomeriggio in cui si vede una balen in difficoltà all’interno del Porto di Marina Piccola di Sorrento.
Prendo lo scooter e mi precipito al porto per capire se c’è possibilità di un suo intervento per salvarla. Quando arrivo sul posto ma non c’è più nulla, il Comandante della Guardia Costiera mi segnala che il cetaceo è stato visto rilasciare un ultimo respiro per poi sparire nel buio.  Dai colloqui con il militare capisco che ci sarebbe stato il margine per potermi immergere, se fossi andato a casa a prendere tutto l’occorrente, ma la sopraggiunta oscurità e l’incertezza della presenza dell’animale, mi ha fatto desistere immediatamente dal pensare di farlo. Sarebbe stato complesso cercare il cetaceo all’interno dello specchio d’acqua al buio e senza nessun riferimento presente sul fondo. Mi trattengo un poco sul posto ma poi rientro a casa e resto in attesa di notizie dal mio amico veterinario che è in contatto con le autorità preposte.

Nella serata del sabato, abbiamo la conferma che il cetaceo non è riuscito a salvarsi, il suo enorme corpo, risale a galla per effetto della produzione dei gas da decomposizione presenti al suo interno. La balenottera viene messa in sicurezza e legata per la coda alla banchina ma crea problemi alle operazioni portuali e dovrà essere spostata. Provvedo ad avvisare il mio amico Paolo, mi avverte che l’indomani sarebbe venuto da vicino per effettuare i rilievi del caso, insieme ai componenti dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno e gli uomini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. 

Stamattina sono così sceso al porto, armato della mia fotocamera subacquea Nauticam NA-D850, equipaggiata con il Superdome ed il Sigma 15mm,  per provare a scattare qualche foto all’esemplare galleggiante sulla superficie, con la speranza anche di poter salire su una barca per scattare le foto da mare, semplicemente sporgendomi dalla murata dell’imbarcazione, senza entrare in acqua. 

Alle 9 incontro il mio amico veterinario che non vedevo da qualche anno; è giunto sul posto per il rilievo insieme alla Guardia Costiera, mentre la Protezione Civile ha transennato l’area. E’ intervenuta anche la delegazione di MareVivo sez. Penisola Sorrentina, l’Asl Napoli 3 Sud, l’A.M.P. Punta Campanella, il Comune di Sorrento, qualche fotografo e giornalisti.
Inizia così un lungo conciliabolo sul da farsi; è evidente la necessità di spostare l’animale di oltre 20 metri e 70 tonnellate in luogo più riservato,  lontano dal passaggio dei passeggeri dei traghetti per Capri, ma anche capire come passare alle fasi successive, cioè la mobilizzazione verso un’area di cantiere dove reperire uno scivolo per tirarla su, per poi procedere alla macellazione in situ in sicurezza, non essendo possibile portarla intera all’inceneritore.

Contemporaneamente si prova a contattare le strutture interessate alla conservazione ai fini museali dello scheletro, si fa largo l’ipotesi da parte di MareVivo sez. Campania di farsi carico delle spese da sostenere per consentire all’unità d’intervento del Cetacean strandings Emergency Response Team (CERT) dell’Università degli studi di Padova,  di trattare lo scheletro per conservarlo.

L’esemplare è una femmina, se dovesse esserne confermata la lunghezza stimata ieri dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, cioè 23,50 metri, potrebbe risultare la più grande balenottera comune mai trovata nel Mediterraneo. 

Chiedo insistentemente ai presenti di poter reperire una barchetta per fare qualche foto da mare al cetaceo, ma non mi è possibile. Anche quando sopraggiunge il mio amico Michele O’ Puledrone con la sua imbarcazione, chiamato per spostare l’animale dalla banchina, chiedo alle autorità portuali di poter salire a bordo, ma mi viene impedito perché le operazioni sono delicate.

Attendo pazientemente lo spostamento ed inizio a scattare qualche foto a pelo d’acqua dalla banchina e poi dal pontile galleggiante dove verrà ormeggiata. Finalmente, quando sono concluse le manovre di mobilizzazione, riesco a salire sulla barca di Michele per farmi portare vicino alla balenottera per fotografarla.

Inizio a sporgermi fuori bordo e mi faccio mantenere le gambe per non cadere in acqua mentre sono intento a scattare a pelo d’acqua  con lo scafandro Nauticam tra le mani.
Michele asseconda le mie richieste con le manovre della sua barca. Esce del liquido scuro dalla bocca che peggiora la visibilità ma la scena è eccezionale  nella sua crudeltà.
Sono concentrato e scatto a raffica, ho poco tempo a disposizione  e non posso controllare l’inquadratura.
Devo fidarmi solo dell’istinto. Guardo ogni tanto il display e correggo esposizione ed provo a fare lo stesso per l’inquadratura. Non saprei quantificare il tempo che ho trascorso a fotografare, immagino una quindicina di minuti, il momento di smettere viene sancito dal dolore al costato che inizio a provare a causa della scomoda posizione. 

Torno così sul pontile galleggiante, saluto e ringrazio tutti e corro a casa a sciacquare l’attrezzatura fotografica. Mangio qualcosa e subito dopo inizio a  sistemare le foto, in modo da poterle fornire alle varie autorità intervenute … che alla fine me le hanno richieste! 

Queste immagini sono il risultato della voglia di non desistere nel perseguire l’obiettivo d’immortalare un evento che entrerà a far parte della storia di questi luoghi, al pari della leggenda del nostro Patrono Sant’Antonino e della balena.

Ecco il reportage fotografico delle operazioni, ringrazio anche gli amici che mi hanno inviato le foto del backstage.

La Repubblica – Napoli

Sarebbe preferibile essere citato da La Repubblica per i successi in ambito fotografico, ai quali in questo 2020 non ho praticamente partecipato, mentre il mio amico giornalista Pasquale Raicaldo mi menziona per le nefandezze che documento e che ancora si trovano sul fondale della mia città. 
Grazie mille e “brutta” visione!

 

 

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/12/16/foto/sorrento_immersione_tra_i_rifiuti_cosi_la_natura_prova_a_ribellarsi-278547781/1/?fbclid=IwAR2lnVHEM67iJbKXUjQ9mgePI7k1oyo7Gy55QiiXKpTtgWTDeA6egtEOiwE

Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Nuvole, nuvole, nuvole  … tante nuvole si sono addensate in questo periodo dell’anno, tali e tante da “sgonfiarmi” quasi completamente. 

Solo oggi, dopo due lunghi mesi, sono riuscito a tornare in immersione con le bombole, dopo qualche fugace apparizione in apnea. Grazie al passaggio da Zona Rossa a quella  Arancione, è stato infatti possibile andare in mare, anche se necessariamente all’interno del Comune di Residenza.
Sono rientrato un pò prima da lavoro e subito mi sono messo all’opera per ricomporre la fotocamera che era completamente disassemblata. Avevo messo in carica ieri sera le batterie dei flash ONEUW 160X ed ho montato come sempre il Sigma 15 mm con il minidome Saga Dive sulla Nauticam NA-D850.

Alle 17 sono sceso di casa e dopo il necessario passaggio per il garage, sono andato a Marina Grande dove mi attendeva il mio amico d’infanzia Antonio Ferola. Stasera ho anche “battezzato” la nuova automobile, una Skoda Kodiaq, molto spaziosa e con il pianale posteriore leggermente più alto, che complica leggermente le operazioni di vestizione. Per fortuna il mio amico mi ha assistito così da rendere le operazioni più agevoli. Lo saluto e mi tuffo nello specchio d’acqua del porticciolo.
Si sente il rumore di onde che frangono sulla scogliera, ma nulla d’importante, all’interno il mare è calmo. L’acqua però è molto torbida, fortunatamente migliora all’esterno lungo il pendio fangoso.
Immediatamente incontro due pesci serpente Ophisurus serpens tra i rifiuti che sono sul fondo. Recupero infatti una vecchia maschera subacquea tutta incrostata ma tutt’intorno ci sono anche svariati componenti di una batteria di pentole.
All’interno di una bottiglia di vetro c’è un piccolo polpo, mentre poco distante vedo un calamaro adagiato sulla sabbia. Pre-imposto la fotocamera e mi avvicino, sperando che non fugga subito via come un missile. Il cefalopode mi concede qualche scatto, poi inizia a spostarsi ma sempre mantenendosi basso sul fondo, riesco a seguirlo abbastanza agevolmente e non “stringo” troppo la distanza tra il soggetto e l’oblò per non indurlo ad una inevitabile fuga repentina. Lo seguo per una quarantina di secondi, durante i quali penso al mio amico al di sopra della superficie, il calamaro si dirige verso un fondale più profondo e, mentre scatto le foto, spero che si distacchi un poco dal substrato per fotografarlo nel nero, ma non ci riesco. Arrivo a quasi -40 metri e lo lascio sfilare nella penombra per evitare qualsiasi complicazione nella decompressione.
Risalgo in prossimità del muretto dove staziona abitualmente il mio amico Antonio per pescare i calamari e mi dedico a recuperargli tre “artificiali” che ha perso nelle precedenti settimane, impigliati tra i rifiuti e gli scogli. In questo punto è presente anche un drappo rosso dove ancora una volta trovo un giovane tordo pavone addormentato tra le pieghe della stoffa.
Come già segnalato, in questo punto sotto l’hotel, ci sono numerosissimi rifiuti edilizi seguenti ad una ristrutturazione, buttati in mare invece che in discarica e non è un bel vedere. Una castagnola infatti dorme all’interno del sifone di un WC!
Sono ormai intento a rientrare, costeggio la scogliera a bassa profondità e raggiungo l’interno del porticciolo dove c’è la carcassa di un grande cefalo gettato in mare come scarto della pesca e diventato preda dei murici. Tra le ancore di ormeggio dei natanti trovo anche un piccolo polpo in una mezza bottiglia di Coca Cola ed una triglia che riposa sotto una busta di plastica. 

Al mio arrivo in spiaggia trovo Antonio con il telefonino, pronto a scattarmi una foto ricordo. Mi assiste nella svestizione e gli racconto dell’incontro … appena sono pronto per andar via, scattiamo una foto ricordo insieme, subito dopo mi saluta e va ad imbracciare la sua canna da pesca per riprendere la caccia!

Alle 20 sono a casa, faccio un velocissimo lavaggio dell’attrezzatura subacquea e fotografica, stendo il “bucato” ad asciugare e vado a fare la doccia. Non pensavo di fare in tempo ad accompagnare mia figlia Lidia dal dentista alle 21 ed avevo allertato la sorella Lorenza per portarla all’appuntamento con lo scooter. Visto però il gran freddo, circa 9°C, decido di accompagnarla io con l’auto, essendomi rapidamente rivestito. Scendo così con lei per effettuare la visita di controllo programmata ed al ritorno finalmente mi posso sedere a tavola per la cena. Ho una gran fame e sicuramente mangio più del dovuto … l’immersione mi porta sempre un grande appetito!

E’ stato bello tornare in acqua, ma la sensazione finale è stata di leggera frustrazione a causa dell’impaccio che avevo in acqua per il corrugato del GAV che non era fissato dall’elastico (e se ne andava in giro) impedendomi di effettuare le opportune correzioni di assetto  con la necessaria tempestività.
Ad ogni modo torno a casa soddisfatto e sicuramente appagato nello spirito, felice di aver “bagnato” una giornata molto cupa.

Cala di Puolo in Apnea con il Poseidon Team

In previsione dell’imminente passaggio in Zona Rossa della Regione Campania a causa dell’aumento esponenziale dei contagi da Covid-19 e la relativa chiusura delle attività ricreative, oggi ho approfittato per andare in acqua con i miei amici del Poseidon Team A.S.D. 
L’appuntamento è per le 10:30 sotto casa del Presidente Antonio Mario, pensavo di essere in ritardo e invece sono il primo ad arrivare, i miei amici Gianpiero Liguori e Giancarlo Crimaldi sono in ritardo ed arrivano alle 11. Antonio e suo figlio Thomas caricano le attrezzature sull’auto di Giancarlo e andiamo a Puolo.

Quando arriviamo sul posto, approfitto dello scooter per trasportare i mono-bombola da 18 litri dei miei associati nei pressi della scogliera, agevolandoli almeno nel tragitto di andata, visto che non aspetterò la loro uscita dall’acqua, andando via prima. 
Ci vestiamo dopo aver scattato una foto ricordo insieme, sono il primo ad andare in acqua e devo confessare che sto imparando ad indossare la muta da apnea e la trovo molto comoda in acqua. 

L’acqua non è limpida ma il mare è piatto. Ho montato il Superdome ed il Sigma 15 mm per effettuare anche delle prove di riprese video, che mi serviranno per una installazione di una mostra d’arte a cui collaborerò la prossima estate.

Trascorro oltre un’ora in mare, senza vedere nulla di interessante, in questo posto il fondale è profondo e non ho una sufficiente apnea per immergermi qui. Mi dedico così a qualche scatto a mezz’acqua, ma anche ai miei amici mentre fotografano e a qualche selfie.  

Lascio i miei amici ancora in acqua quando ritorno a terra, mi svesto e avviso casa, faccio in tempo ad arrivare al momento della fine delle lezioni scolastiche on-line di mia figlia Lidia alle 14, con mia moglie che ha preparato il pranzo per quell’ora. 

Dopo pranzo provvedo a lavare la fotocamera e l’attrezzatura subacquea. Più tardi mi metto al pc per scaricare le immagini, mentre scrivo queste mie righe di riepilogo giornaliero, arriva la notizia del diciannovenne Jannic Sinner che, all’ATP250 di Sofia, è il più giovane italiano a vincere un torneo di tennis. 

Nel tardo pomeriggio scendo con mia moglie a passeggio per Sorrento, passo a salutare i miei genitori in previsione di almeno quindici giorni di lontananza forzata. Trascorro un’oretta con loro, poi rientro a casa per le 21. Dopo aver ordinato la pizza a domicilio, mi siedo davanti al computer per sistemare qualche foto … sono le 22:30 quando mi arriva un messaggio del mio amico Lauro Castellano “lightining hunter” …

Marco, ci sono bagliori dietro Ischia, preparati e sali sul terrazzo!

Prendo la “nuova” fotocamera Nikon D5200, da pochi giorni acquistata d’occasione, la monto sul cavalletto Manfrotto ed innesto il Nikon 16/35 mm, indosso un giubbino con cappuccio e salgo sul terrazzo. Trascorro quasi due ore in attesa dei fulmini che arrivano da molto lontano. Sono piccolissimi ed io ho difficoltà a gestire la fotocamera al buio, non conoscendone a memoria la disposizione dei pulsanti. Inizio a scattare ma non riesco mai a beccarne uno. Sono coperti dalle nuvole ed il bagliore è molto flebile. Pazientemente insisto, supportato dai messaggi vocali del mio amico, finalmente arrivano più a tiro, sono arrivati su Napoli e sembrano anche abbastanza localizzati. Inizio a scattare e finalmente becco il mio primo fulmine, poi inizio a prenderne più di uno, anche sullo stesso fotogramma. Sono felice ma proprio sul più bello, la batteria della fotocamera mi abbandona definitivamente. Non fa niente, mi sono divertito, non resta che andare a guardare le immagini al computer e … comprare una batteria di riserva! 

ScubaShooters Magazine – November 2020

Sono veramente contento di pubblicare, grazie all’amico Fabio Strazzi che me lo ha espressamente richiesto, un articolo di “viaggio” per il magazine internazionale on line SCUBASHOOTERS che illustra le bellezze del mio territorio, in particolare la Cala di Puolo, un angolo di mare che amo particolarmente e che ha saputo regalarmi tante emozioni in questi anni.

Ecco il link all’edizione originale on line: da pag. 40

http://www.scubashooters.net/magazine/magazine-nov2020/index.html

Lorelei con Dario, Antonio e Giancarlo

La prima operazione post sveglia è quella di tagliare la barba che ho lasciato crescere per due settimane; subito dopo effettuo una leggera colazione e poi vado di corsa a chiudere la fotocamera Nauticam NA-D850 per arrivare in tempo all’appuntamento con i miei amici del Poseidon Team A.S.D. 
Passo a prendere la muta da apnea in garage (che non posso indossare a casa come ha fatto Antonio Mario) e raggiungo la casa di Dario Di Napoli che ci attende per le 8:30. Parcheggio lo scooter e salgo a salutare i suoi bambini intenti a fare la prima colazione. Mi faccio preparare dal padrone di casa una “saponata” con il bagnoschiuma, avendone preparata io una con il detersivo per i piatti che ho trovato in garage!   
Aspettiamo l’arrivo di Antonio e scendo con lui le scale che ci portano al mare, mentre Dario attende l’arrivo da Napoli di Giancarlo Crimaldi che si unirà a noi.
I miei soci hanno da effettuare qualche allenamento e prove tecniche di safari fotosub con le nuove configurazioni adottate ultimamente, io approfitto per fare un tuffo con loro e per scattare delle foto e girare qualche filmato. Al proposito ho infatti montato il superdome ed il Sigma 15 mm.
Indosso la muta con la supervisione di Antonio, quando sono pronto, prendo la fotocamera ma mi accorgo che c’è una gocciolina all’interno dell’oblò, prima ancora di metterla in acqua. E’ in una zona laterale e non dovrebbe dare problemi ma nel dubbio decido di toglierla. Torno nella “grotta” dove abbiamo lasciato le nostre borse e apro lo scafandro. Pulisco con un fazzolettino l’interno dell’oblò ma l’umidità dell’ambiente appanna completamente il cristallo! Maledizione, provo ad arieggiare lo scafandro portandolo all’esterno, la situazione dopo un poco migliora, ma l’interno non è più perfettamente pulito. Richiudo lo scafandro e lo rimetto sottovuoto, avevo pensato di abortire l’uscita, ma alla fine è possibile portare la fotocamera in acqua.
Nel frattempo sono arrivati anche Dario e Giancarlo, mentre si vestono scatto qualche foto, avventurandomi anche nel bagno dove c’è Giancarlo seminudo, del quale vi risparmio la foto originale scattata, pubblicandone solo una fortemente riquadrata!

Ci tuffiamo alle 9 e ci dirigiamo verso il largo. Il mio intento è quello di scattare una bella foto all’edificio dal mare, ma c’è tanta ombra a quest’ora.  Effettuo subito la fato anche con Dario, ben consapevole che una volta entrati in acqua ci disperderemo inesorabilmente.
Trascorriamo circa tre ore in mare, con acqua a tratti torbida. Io mi divido tra i tre fotografi, invitandoli a collaborare per effettuare foto e video.
Devo confessare che oggi, con mare calmo non ho avuto nessun fastidio causato dal mal di mare e con la muta Mares acquistata dal mio rivenditore di fiducia Eurosub di Ciro dell’Anno, non ho sentito minimamente la sensazione di freddo. Anche la pesata da 7,5 kg sembra ottimale, ma forse andrebbe distribuita meglio posizionandola parzialmente sulla schiena.

Esco dall’acqua in anticipo rispetto ai miei amici ed inizio a spogliarmi, non ho ben capito dov’è la doccia calda (che si trova al piano superiore della struttura) visto che non è nel bagno, così mi svesto e asciugo senza approfittare della grande opportunità che invece sfruttano i miei amici al loro ritorno. 
Inizio la risalita lungo le scale e devo confessare di aver faticato non poco, con le gambe indolenzite dalle pinneggiate ed il peso della zavorra e della fotocamera, per raggiungere il cortile d’ingresso. Mi siedo sui gradini ed aspetto i miei amici. Sono passate le 1230 quando mi telefonano dopo essersi fermati per un aperitivo sulla terrazza che si trova lungo le scale. Li raggiungo e, dopo aver ammirato il magnifico panorama, ci sediamo per sgranocchiare dei tarallini prima di andare a pranzo. Alle 13 saluto i miei amici e vado a casa. 

Dopo pranzo mi stendo sul divano per guardare le prove del GP di Imola di F1 ma immediatamente mi addormento profondamente, sopraffatto dalla stanchezza.
Quando mi sveglio, finalmente mi posso dedicare a sistemare le foto scattate; per i video ci vorrà molto di più, ma confesso di essere molto soddisfatto per la piacevolissima giornata trascorsa con il Poseidon Team!  

La Tonnarella con Punta Campanella Diving

L’asfalto bagnato sotto gli pneumatici dello scooter mi suggerisce di procedere verso Massa Lubrense con grande cautela, l’appuntamento al Punta Campanella Diving è per le 9 e sono in perfetto orario senza necessità di affrettarmi. La sveglia stamattina è stata condita dalla classica esitazione che c’è nel guardare il display elettronico sul comodino quando c’è il cambio dell’ora legale. Mi alzo alle 7 ma vado a controllare in bagno l’orologio analogico sopra lo specchio … segna le 8. Tutto ok, la sveglia radiocontrollata ha fatto egregiamente il suo lavoro. Vado in salone e mangio qualcosa, poi vado a chiudere lo scafandro della mia Nauticam NA-D850 e metterlo sottovuoto. Ho montato il Nikon 10.5 mm questa volta nel minidome Saga Dive, sempre abbinato ai flash OneUw comandati in fibra ottica. Scendo di casa e vado in pescheria per predisporre il pranzo, torno subito e dopo essermi vestito per l’immersione, riscendo per prendere lo scooter.

Quando arrivo a destinazione trovo i ragazzi dello staff intenti alla preparazione delle bombole e Lisa che invece è alle prese con la spiegazione dell’utilizzo della bussola. Trascorre un poco di tempo prima di essere pronti, oggi c’è onda lunga e bisogna ripiegare dietro Punta del Capo di Sorrento per trovare un pò di ridosso.

Gianuigi resta in gommone, Lisa e Vittoria invece scendono in acqua. Mi tuffo in leggero anticipo rispetto al gruppo ed inizio la discesa lungo il ripido pendio sassoso che porta alla parete verticale con le spugne gialle. L’acqua è torbida e sembra essere in immersione notturna, tale è l’oscurità che avvolge la scena. Vedo una piccola cernia intanarsi in una spaccatura e tante castagnole, che si muovono in sincronia. Raggiungo le spugne e mi avvicino tantissimo per provare l’obiettivo. Risalgo un poco e vedo sopraggiungere il gruppo mentre sono alle prese con una “vacchetta di mare” Peltodoris atromaculata che lascio fotografare anche a loro. Proseguo il mio giro in cerca del cavalluccio marino giallo visto insieme a Mimmo Roscigno  ma non ce n’è traccia, c’è sempre e solo tanta immondizia, compresa una padella. Risalgo a bordo prima di tutti ed aspetto il loro ritorno, ormai splende un bel sole e la giornata si è completamente trasformata. 
Ritornati al diving aprofitto per lavare accuratamente muta e fotocamera e, dopo aver salutato tutti, torno a casa per il pranzo e per seguire il GP di F1.

Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Il lunedì è sempre difficile da affrontare, soprattutto quando per andare a lavoro sei “costretto” ad ammirare un paesaggio ed un mare incantevole … il lato positivo però è quello che con un mare così, ci si deve necessariamente organizzare per andare a visitarlo!

Al termine della giornata lavorativa infatti, ho predisposto tutto il necessario per andare in acqua, ho anche ripreso alcuni cavi in fibra ottica che non usavo da tempo, li ho testati e funzionano perfettamente. La configurazione della fotocamera è rimasta immutata dall’ultima volta, con Tokina 10/17 mm, Kenko 1.4X e doppio flash OneUW 160X montati sulla Nauticam NA-D850 e minidome Saga Dive.
Aspetto il buio e scendo a Marina Grande di Sorrento, i ristoranti hanno ancora tutte le luci accese ma di gente in giro ve n’è veramente poca. Lascio l’auto in un posto un poco più distante del solito, mi vesto ed effettuo l’ultima telefonata a casa prima di chiudere la muta e l’automobile. Stasera c’è bassa marea e fatico un poco in più per scendere in acqua, trasportando per un tragitto più a lungo l’attrezzatura sulla spiaggia.
L’acqua non si è ancora raffreddata completamente ed è abbastanza limpida fuori della scogliera. Scendo lungo il pendio sabbioso ed incontro solo tanti rifiuti, recupero degli occhiali ed un guanto da lavoro, ma sono le uniche cose che riesco a mettere nei tasconi della muta e a portare a terra, ma ci sono tantissimi oggetti sul fondo. Ormai sono più degli abitanti sottomarini del luogo … faccio tanta fatica a trovare qualcosa da fotografare, mi muovo sorvolando un deserto fangoso. A 35 metri finalmente incontro prima una piccola attinia Andresia partenopea e poi una piccolissima Sepiola rondeleti, non posso sostare a lungo perché il computer subacqueo già mi segnala alcuni minuti di decompressione,  sono da solo e non è il caso di esagerare. Risalgo lungo il pendio e vedo un piccolo polpo che si muove sulla sabbia nei pressi dei resti di un’altra barchetta in vetroresina affondata da molti anni. I pesci ormai utilizzano i rifiuti come riparo, un piccolo tordo pavone infatti dorme in un brandello di stoffa rossa, mentre tra le bottiglie di vetro c’è una castagnola che dorme all’interno di un boccale di birra!
Sono ormai a pochi metri di fondale e trascorro alcuni minuti per riuscire a fotografre la scena, aspettando che il pesce mi mostri la testa invece della coda. Proseguo ancora un pò in avanti dove sotto l’hotel ci sono tantissime mattonelle e rifiuti di ogni genere, una vera tristezza. Restano 70 Bar nella bombola, così torno indietro lungo la scogliera per rientrare nel porticciolo, qui trovo un altro piccolo polpo, un’attinia Anemonia sulcata ed un piccolo sarago sparaglione Diplodus annularis tra le maglie di un brandello di rete abbandonato in mare dai pescatori, insieme agli scarti della pesca, pesci sottotaglia che non possono essere portati al mercato. Si tratta di  esemplari di ricciole Seriola dumerili di pochi centimetri, pesci che hanno la possibilità di raggiungere oltre 40 kg di peso … un vero disastro. Infine una bavosa Parablennius pilicornis fa capolino da una bottiglia di vetro. 
Me ne risalgo soddisfatto per aver effettuato un nuovo tuffo e per il perfetto funzionamento dei “vecchi” cavi in fibra ottica, ma molto depresso per la situazione in cui versa il mio mare.

Mentre mi svesto, passano alcuni signori curiosi, diretti all’hotel che si trova lì vicino e come di consueto mi chiedono: “cosa avete pescato?” Non mi scompongo, apro la tasca della muta e tiro fuori gli occhiali ed il guanto rispondendo: “solo questi!”
Tolgo la muta e subito avviso la famiglia di aver terminato l’immersione, lavo sommariamente l’attrezzatura subacquea con le due taniche d’acqua dolce che ho portato con me e alle 21:30 è ora di tornare a casa per la cena. Immancabile un selfie finale in ascensore!



Fotografia Subacquea – Underwater Photography

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: