#5 Banco di Santa Croce con Bikini Diving

“Color color, quale color?” recitava un gioco che facevamo da bambini, stringendo tra le dita con un foglio di carta multicolore … siamo quasi nella stessa situazione con il colore delle regioni che cambia in funzione dell’evoluzione dei contagi da Covid-19.
Da domani infatti si passa dalla zona gialla a quella arancione e non sarà più possibile muoversi fuori dal proprio comune di residenza.
E’ una occasione da sfruttare assolutamente, così dopo aver allertato ieri sera Giulia per conoscere orario e disponibilità in barca, stamattina ho messo la sveglia alle sveglia 6:30 per andare al Bikini Diving.

Alle 7:45 sono in auto, il display segnala 7°C di temperatura, parto con direzione Marina di Stabia e lungo la strada trovo un automobilista intento ad una lunga telefonata che non riesco a sorpassare fino a Vico Equense. Alle 8:30 come da appuntamento, sono al parcheggio del diving, saluto “a distanza” tutti i subacquei ed amici, tra questi c’è anche Lello Pisani, Francesco Cortese e Marco Panico. La giornata è splendida con sole brillante, una temperatura di 16°C ed un  mare calmissimo.

Prepariamo l’attrezzatura in grande comodità, offerta dalla organizzatissima struttura logistica. A Pasquale chiedo una bombola  caricata a Nitrox 32% e subito riprogrammo il mio computer Perdix, inizio ad assemblare la fotocamera, oggi equipaggiata con  il minidome ed il Sigma 15 mm, con i flash OneUW che non ho ricaricato perché non necessario.

Arriviamo sul punto dopo qualche minuto di navigazione, aspetto che tutti siano in acqua e poi mi immergo, la mia bombola è a prua mentre io sono posizionato a poppa del gommone per tenere in salvo la fotocamera.

L’acqua è verde come previsto, la visibilità infatti è problematica. Non è il caso di andarene in giro tra le secche del Banco di Santa Croce, ma resterò su quella principale. Pasquale, Bruno ed altri sub sono attrezzati con con i Rebreather e vorrei scattargli qualche foto se riusciamo ad incontrarci sott’acqua. Scendo ed entro subito nella grotta dal lato di “Terra”, scatto qualche foto sfruttando la lampada accesa da un sub intento ad entrare anche lui nello spacco. Mi allontano percorrendo la grotta in senso inverso al solito e fuoriesco dal lato “Napoli”, voltando subito a destra per raggiungere la foresta di Savalia savaglia. Mi fermo poco sul posto, nonostante i polipi delle gorgonie siano tutti aperti, le condizioni di luce e visibilità sono pessime. 

Proseguo il mio giro in senso orario fino a raggiungere le spugne Axinella, lungo il percorso vedo qualche piccola cernia. Le margherite di mare sono anch’esse con i polipi espansi al massimo così come le gorgonie gialle.
Giro sul “cappello” a lungo in cerca di qualche cernia, ma non ce ne sono, in inverno se ne sono andate tutte a rintanarsi più a fondo. Dopo 60 minuti sono pronto a terminare l’immersione senza la necessità di effettuare la decompressione ed è piacevolissimo. Prima di risalire, approfitto per un selfie subacqueo con Lello e Pasquale.

Una volta salito sul gommone, ho modo di apprezzare il piacevolissimo calore del sole, con il mare fermo come l’olio. Mentre aspettiamo il rientro dei subacquei tecnici, in lontananza si vedono alcuni delfini nuotare in superficie.
Mentre ritorniamo in porto al termine dell’immersione, un piccolo aereo da turismo effettua tre passaggi sul nostro gommone a bassissima quota, si riesce a persino vedere il pilota.
La giornata è piacevolmente conclusa con il lavaggio delle attrezzature, operazione effettuata con mia grande felicità in situ, risparmiandomi di farlo a casa. Prima di andare via, ricevo il calendario 2021 dei Carabinieri Subacquei dal mio amico Marco Panico.

Saluto tutti e mi metto in auto alle 12:30. Essendo l’ultimo giorno di “libertà” per molti, oggi c’è un gran caos per strada, con traffico sulla statale che porta verso Sorrento.

Impiego un’ora per arrivare a destinazione, il doppio del dovuto; passo in garage a stendere il “bucato” ed arrivo a casa alle 14. Sono affamato e divoro il pranzo preparato da mia moglie, dopo un bel caffè vado a fare la doccia prima di andare a nanna.
Sono contento, proprio una bella giornata!

 

#4 Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Dopo giorni di freddo intenso, oggi è iniziata una giornata magnifica, soleggiata e con una temperatura dell’aria di 16°C che induce a spogliarsi degli abiti pesanti invernali. In realtà, nonostante il cielo sereno, nella mia mente si affollano nuvole che tardano a diradarsi … Non conoscendo metodo alternativo per dissiparle … metto in atto il piano di “escape” preimpostato nel mio cervello! 

Torno a casa e stacco le batterie messe in mattinata a ricaricare, chiudo la fotocamera senza cambiare nulla dell’assetto fotografico dall’ultima immersione e mi preparo ad uscire. Invio un messaggino al mio amico Antonio e concludo le ultime operazioni lavorative al termine della giornata.

Vado al garage e carico l’automobile, alle 18:30 sono a Marina Grande dove il mio amico è già impegnato a pescare. Sistemo l’auto ed inizio a vestirmi, la temperatura adesso è 10°C e mi accorgo di aver perso il guanto sinistro, forse a casa o in garage. Poco male, ne faremo a meno. Quando entro in mare c’è di nuovo una bassissima marea che mi costringe ad effettuare un tragitto più lungo con le bombole sulle spalle prima di riuscire a galleggiare.

L’acqua è sporca dentro il porticciolo ed anche al di fuori. Sulla scogliera ci sono alcuni pescatori con le canne, per non disturbarli, me ne vado immediatamente in profondità dirigendomi sul lato destro, in modo da non intercettare le esche che sono in acqua. Sul substrato trovo una bella stella cuscinetto, poco più avanti, la sagoma inconfondibile di uno Zeus faber. Sembra lo stesso esemplare dell’altra sera, o almeno le dimensioni sembrano simili. Questa volta il pesce ha appena mangiato ed è “appesantito” dal pasto, il che lo rende un poco più tranquillo rispetto alla sera precedente. Incredibilmente però mi viene incontro all’obiettivo, avvicinandosi anche troppo. L’obiettivo 60 mm anche questa volta non è adattissimo, provo ad effettuare degli scatti ad lunga esposizione ma il soggetto troppo grande non mi aiuta nella realizzazione. Me lo perdo nel fango sollevato per girargli intorno e proseguo ancora per un po’ in profondità, fino a raggiungere la base di una boa. Lungo la gomena che risale verso la superficie c’è una brandello di rete che continua a pescare. Tra le sue maglie infatti c’è un sarago maggiore ormai morto, in iniziale stato di decomposizione. E’ un’immagine di una tristezza infinita, vedere svanire la vita di un pesce inutilmente, senza essere recuperato per essere consumato.

Recupero una maschera abbandonata sul fondo ed inizio la risalita. Sorvolo un pesce serpente, incontro un anellide polichete e poi un grosso paguro con le attinie. Effettuo un percorso diretto verso il punto dove è in pesca il mio amico Antonio, qui trovo una seppia che è circondata da decine di misidiacei. Guardo verso l’alto e vedo la luce esterna e capisco di essere nel posto giusto per poter cercare qualche esca artificiale e recuperarla. Ne trovo una diversa dalle altre, praticamente nuova e dal colore cangiante, lo metto nella tasca della muta prestando attenzione a non forarla ed inizio il rientro a basso fondale. Mi diverto a scattare foto a qualche scorfanetto, ad un tordo addormentato tra le alghe, ad uno scorfano rosso e poi a paguri e granchi sempre abbondanti sulle rocce della scogliera. All’interno del porticciolo invece, ritrovo forse la polpessa dell’altro giorno. La seguo mentre si sposta sulla sabbia in cerca di un nascondiglio.

Termino l’immersione con la mano sinistra ghiacciata e con Antonio che si è distratto e non mi è venuto incontro! Esco dall’acqua e lo richiamo all’ordine … era intento a recuperare un calamaro che ahimè gli è sfuggito. Mi assiste nelle operazioni di vestizione mentre sopraggiunge anche il mio amico Salvatore, un pescatore della marina. Approfittiamo così per fare il nostro autoscatto rituale, coinvolgendo anche lui. Tiro fuori dalla tasca l’artificiale ed Antonio subito lo riconosce! E’ quello acquistato dal nostro comune amico d’Infanzia Roberto che da qualche settimana non è a Sorrento causa lavoro e nell’ultima serata di pesca trascorsa aveva perso l’attrezzo acquistato in oriente durante il suo ultimo viaggio di lavoro. Antonio subito prende il telefonino e scatta una foto da inviare con un messaggio a Roberto, io nel frattempo sono pronto per rientrare a casa.

Sono le 21 e devo sbrigarmi, ho da sistemare l’attrezzatura ed andare a guardare la puntata di Masterchef insieme alla mia family. Ovviamente, mi è venuta una gran fame e concludo la cena con le ottime brioches con gocce di cioccolato, preparate da mia figlia Lorenza. 

Sono soddisfatto e felice, il metodo “nuvolo-diradante” è collaudato e sempre efficace, ma la cosa più interessante è che ciò crea anche una “dipendenza” che non ho nessuna intenzione di combattere! Buonanotte!

#3 Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Ho trascorso una notte insonne, con mille pensieri ad affollare la mia mente, alla fine è quasi un sollievo ascoltare il suono della sveglia. Mi vesto, faccio la prima colazione e me ne vado a lavoro a   Castellammare di Stabia. La giornata è bellissima con una temperatura dell’aria di 12°C, notevolmente più alta dei giorni scorsi, sferzati da Burian che ha fatto cadere fiocchi di neve anche a Sorrento. Il mare è calmo e tutto lascia intendere che anche la serata sarà ugualmente gradevole. Affronto la giornata con la speranza di essere in buone condizioni fisiche anche di serata, quando vorrei andare in acqua a controllare la salute del mio mare sorrentino. 

Quando rientro a casa, nulla è cambiato e quindi posso pensare di organizzarmi. Preparo la fotocamera Nauticam NA-D850 con il 60 mm ed i flash OneUW, ma non li ho ricaricati dall’ultima immersione, hanno ancora sufficiente energia. Chiudo la fotocamera e vado al porticciolo di Marina Grande alle 1830. Il mio amico Antonio non è potuto venire, impegnato per lavoro, ma al telefono mi promette di venire ad assistermi al mio rientro. Mentre mi vesto, vedo il cielo rannuvolarsi, con il probabile arrivo della pioggia. Inizia anche a salire un poco di vento che inizia ad agitare il mare.

Completo la vestizione e mi immergo, l’acqua è molto torbida e la marea è molto bassa, costringendomi ad un lungo tragitto con le bombole in spalla. Subito incontro un grande paguro, in questa zona avevo visto l’alcionario Alcyonum palmatum ma la mia ricerca è vana. 

Sul pendio fangoso trovo un bel polpo di rena, Octopus dephilipii, dai lunghi tentacoli, poi una murena in una nassa e finalmente il primo San Pietro dell’anno! Vicino ad un ramo è situato un piccolo esemplare di Zeus faber. Mi avvicino ma è stranamente nervoso, scatta via senza nessun mio movimento fuori posto, non si lascia aggirare come mi accade di solito. Dopo poco me lo perdo nel momento nel quale decido di utilizzare la lente macro SMC avvicinandomi più del dovuto. La serata prosegue con un bel sarago maggiore, una attinia Andresia partenopaea, un pesce serpente e poi il gioiello della serata!

Dopo lunghi anni nei quali sono mancati gli avvistamenti, ritrovo il raro celenterato Aracnanthus oligopodus dalla inconfondibile bandeggiatura dei tentacoli. Si tratta di un piccolo esemplare che si staglia di poco dal substrato fangoso nel quale vive e si ritrae durante il giorno. Scatto una serie di foto fin quando la luce delle lampade non lo fa richiudere su se stesso e ritrarsi nel sedimento. Sono emozionato, ogni volta è la stessa emozione, simile forse a quella di mio padre Enrico che oltre 50 anni fa ne segnalò per la prima volta la presenza nelle nostre acque, scattando una foto “epica” che mobilitò studiosi di tutta Europa.

Durante la risalita incontro anche una sogliola pelosa ed una grande sogliola, poi una prima polpessa, una torpedine ocellata ed infine, all’interno del porto, una seconda polpessa.

Che dire! Una bella serata, come non ne capitavano da tempo e che ti danno sempre la spinta nel tornare in acqua anche dopo le serate più “buie” nelle quali scarseggiano i soggetti. L’unico rammarico è l’acqua molto torbida e la scelta dell’obiettivo macro, un grandangolare sarebbe stato più adatto a fotografare tutti i soggetti incontrati stasera. 

Quando rientro a terra c’è Antonio che come promesso, mi aiuta prendendo la fotocamera dalla mie mani. Quando sono ormai pronto, non dimentichiamo di scattare il nostro selfie ricordo, questa volta con la Porsche del proprietario del ristorante …

Non resta che tornare a casa soddisfatto, mi tocca lavare l’attrezzatura ma poi faccio in tempo a sedermi a tavola per la cena e per guardare la partita Barcellona-PSG.

 

 

Incontri ravvicinati – La Repubblica Napoli

Un sentito ringraziamento al mitico Pasquale Raicaldo. Questa volta si parla di Sepiola sp.

qui sotto il link all’articolo originale

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/02/08/foto/sorrento_incontri_ravvicinati_la_sepiola_sembra_un_astronave-286565400/1/?fbclid=IwAR3y6fmqkl0r_BOsgw5f8SpGcHuX0WL7_q12VrVs60VQPMMtHw3Dt0KBwe0

#2 Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Mi sveglio con l’abituale lombalgia, ormai certificata anche dalla recente risonanza magnetica nucleare che ha confermato un’ernia fiscale L4/L5 ed una protrusione L5/S1. Dopo colazione prendo una capsula di dicloreum 150 mg per “doparmi” in previsione dell’immersione serale e metto in carica le batterie delle lampade subacquee prima di uscire di casa. La giornata è magnifica, con una temperatura di 18°C ed il mare calmo. Durante il lavoro penso continuamente a valutare le condizioni della mia schiena e tutto sembra procedere per il meglio.

Quando rientro a casa e sono in procinto di preparare la fotocamera Nauticam NA-D850 con micronikkor 60 mm e flash OneUw 160X,  ricevo due telefonate e devo rimettermi a lavorare ancora per un poco, finalmente alle 18 sono libero e vado a prendere l’auto. Stasera però, al mio rientro a casa, non mi sarà possibile guardare al monitor le foto scattate perché il mio iMac 27″ è in manutenzione.

Prendo l’attrezzatura dal garage e raggiungo Marina Grande dove c’è già il Antonio Ferola ed il suo amico Mario. Inizio a vestirmi mentre loro insidiano i calamari in un mare piatto. Ho montato la lente macro perché nelle ultime immersioni scarseggiavano soggetti adeguati ad un obiettivo grandangolare, speravo poi di fotografare il piccolo polpo nella bottiglia.

Entro in acqua dalla spiaggia e l’acqua è molto sporca, ma il mare resta liscio come l’olio. Subito incontro un alcionario rosso ma proseguo lo stesso verso le zone più profonde. Cerco a lungo sul fango ed incontro solo una grande stella corazzata. Più avanti una piccola attinia Andresia partenopea, poi una seppia, una capesanta Pecten jacobaeus, un gronco delle Baleari Ariosoma balearicum.

Arrivo fin sotto l’hotel dove ci sono i miei amici pescatori e qui trovo  una piccola Sepiola rondeleti che subito si insabbia. Le mie attenzioni “ravvicinate” la fanno spostare e scappare via. La seguo ed inizio a scattare tenendo l’esserino nel fascio luminoso delle potenti lampade. Fatico un pochino a mettere a fuoco ma nel mirino della fotocamera la seppiolina è bellissima e coloratissima. La seguo mentre risale sempre di più nella colonna d’acqua ma quando inizia a suonare il computer subacqueo, mi accorgo di essere arrivato a solo 6 metri di profondità e di avere la decompressione da effettuare. La lascio andare via e me ne torno sul fondo, dopo aver perso per un attimo l’orientamento.

Costeggio la scogliera effettuando il percorso di ritorno verso terra. Inizio a controllare ogni singolo rifiuto sottomarino, con particolare attenzione alle bottiglie di vetro e qui finalmente incontro ben due piccoli polpi in due diverse bottiglie.  Mi diverto a scattare aspettando che provi a fuoriuscire all’esterno. La scelta della lente macro è stata quella giusta, peccato solo non aver portato con me lo Snoot di Fabio Iardino per il mio flash OneUw, perché così avrei potuto realizzare qualche foto con un’illuminazione ancora più interessante.
Prima di terminare l’immersione ritrovo il mio amico “Pippo”, l’esemplare di Ophisurus serpens con l’escrescenza sul muso, ma prima anche un altro esemplare più piccolo.
Nel rientrare in porto noto una stranissima corrente in opposizione che mi rende difficoltoso l’incedere. Nulla di preoccupante ma una sensazione strana e mai provata prima. Forse sarò un poco stanco …

Ad attendermi c’è Antonio che mi chiede di fermarmi in acqua per scattare qualche foto … lo invito a sbrigarsi perché il peso dell’attrezzatura è enorme e la mia schiena non lo ringrazierà!
Raggiunta l’auto mi aiuta nella svestizione. Non è stata una serata fortunata per lui mentre il suo amico Mario ha preso una bella seppia, forse quella che ho visto io! Prima di andare via scatto un rituale selfie con lui e parto alla volta di casa alle 2045. Non resta che  lavare il tutto e stenderlo ad asciugare, guardo fugacemente qualche scatto dal display della Nikon D850 e poi posso andare a cenare. Sono contento, qualche scatto interessante sembra esserci, ma soprattutto ho fatto un bel tuffetto nel mio adorato mare domestico!

 

 

 

 

 

Il “Polpo Argonauta” Vince il Premio di Mollusco Mondiale dell’Anno 2021!

Ed infine è arrivata la bella notizia che tutti noi attendevamo …. (grazie a Fabio Crocetta e Fabio Russo)

L’Argonauta vince il Premio di Mollusco Mondiale dell’Anno 2021!

Ecco qui il testo dell’articolo pubblicato su La Repubblica – Napoli dal mio amico Pasquale Raicaldo

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/02/01/news/polpo_napoli_golfo_mollusco_mondiale_20121-285449747/

ed anche quello della Stazione Zoologica Anton Dohrn:

L’Argonauta argo ha vinto il riconoscimento internazionale di Mollusco dell’Anno su candidatura della Stazione Zoologica Anton Dohrn – Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine. Ha ottenuto 7888 voti dagli appassionati di tutto il mondo, staccando per più di 2mila voti il secondo classificato, la lumaca arboricola cubana Polymita picta. Il premio sarà il sequenziamento del suo genoma da parte del LOEWE Centre for Translational Biodiversity Genomics (TBG) del Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte. Un esemplare è stato recentemente rinvenuto nel Golfo di Napoli dal Biologo Marino Fabio Crocetta del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto che ha una lunga tradizione di ricerca sui cefalopodi marini. Gli Argonauti potrebbero conservare alcune caratteristiche di polpi ancestrali, hanno una vita molto breve ma una intelligenza molto sviluppata. Lo studio della loro neurobiologia potrebbe aiutare a scoprire meccanismi del cervello umano.

 

#1 Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Sono passati 44 giorni dall’ultima immersione, me lo segnala il computer subacqueo quando controllo lo stato di carica della sua batteria e sistemo la fotocamera per andare in acqua. 

La giornata è stata bellissima, non fa freddo come nei giorni precedenti ma ci sono comunque 10°C, Mentre carico l’attrezzatura nell’auto vedo le nuvole colorarsi di rosso … la serata promette bene. 

grazie della foto, Giovanna Silvano

Mi ritrovo però nel traffico a causa di una chiusura stradale per lavori che ha paralizzato l’intera città. Non mi lascio distrarre e penso alle operazioni da effettuare di lì a poco.

Arrivo a Marina Grande di Sorrento, trovo il mio amico Antonio che è già sul posto per pescare e, come sempre, mi aiuta nella vestizione e mi aspetterà all’uscita per assistermi ancora. Ci divertiamo però prima a scattare qualche foto alla Ferrari parcheggiata vicino alla mia vettura … 

Il mare è calmo e l’acqua abbastanza limpida, il cielo però si sta annuvolando. Scendo sul pendio fangoso e subito incontro un piccolissimo polpo nel collo di una bottiglia di vetro. Non mi trattengo e vado oltre, ma anche in profondità non vedo altro che rifiuti: tante bottiglie di vetro, ma anche nasse, alcuni pneumatici che si trovano nei pressi della barca in vetroresina affondata,  diventata negli anni uno dei miei punti di riferimento durante l’immersione.  

All’improvviso ecco l’occasione propizia … da lontano vedo un pesce balestra venire abbastanza velocemente verso di me … mi preparo e gli vado incontro … scatto la prima (ed unica) foto e lo perdo immediatamente nel buio della notte e nel fango sollevato dalle mie pinne. Mi alzo dal fondo ed inizio a guardarmi intorno per vedere se riesco ad individuarlo di nuovo. Sono a oltre 30 metri di profondità ed a metà dell’immersione, non è saggio continuare a cercare, così proseguo risalendo un pochino. Nei minuti successivi resto assorto nei miei pensieri, rammaricandomi dell’occasione sfumata. Ci sono ancora rifiuti sul fondo e sembra non esserci altro.

Di nuovo da lontano vedo un pesce balestra, sembra più piccolo … abbasso per un attimo lo sguardo alla fotocamera per cambiarne le impostazioni e modificare l’intensità e colore della luce di ricerca ma quando alzo gli occhi, non riesco più a vederlo! Maledizione!
Cerco un pochino nei paraggi ma non lo vedo e me ne risalgo a bassa profondità per iniziare i 6 minuti di decompressione che mi segnala il computer subacqueo.
Sono abbastanza contrariato, ma questo è il normale andamento di una “notturna” dopo lunga assenza; si perdono i tempi d’azione, le movenze in acqua non sono quelle abituali e l’approccio non è quello rilassato che necessitano i soggetti per essere avvicinati e fotografati.

Poco male, non importa; la notizia più bella è che finalmente sono riuscito a “bagnare” quest’anno 2021 e ricaricare le mie vene d’azoto, con il benessere che solo un subacqueo può apprezzare a pieno.
Nel percorso di ritorno incontro tre grandi pesci serpente Ophisurus serpens, l’ultimo dei quali sembra essere un esemplare a me già noto … sono ormai anni che incontro nei pressi della scogliera questo individuo che porta sul muso una escrescenza carnosa … dovrò a questo punto battezzarlo con un nome!   
All’interno del porto poi, trovo una polpessa Octopus macropus tra le cime e catene di ormeggio. Scatto qualche foto e poi torno a terra dove mi attende il mio amico Antonio. Mi aiuta nella svestizione mentre racconto dei miei avvistamenti subacquei. Lo lascio mentre è ancora intento a lanciare il suo artificiale fluorescente in mare, sono le 20:15 ed è ora di andare a casa a lavare l’attrezzatura. Sono felice ed appagato e non vedo l’ora di tornare di nuovo in acqua!

Antonio Ferola, grazie per la foto

Anche stasera però ho dato il mio piccolo contributo alla pulizia dei fondali, una maschera è tornata a terra ed è finita nell’immondizia, di meglio non mi era possibile fare … 

 

Fotografia Subacquea – Underwater Photography

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