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Una vita in “Rosso”

Il colore rosso è fortemente legato alla mia storia fotografica subacquea. Ho iniziato 31 anni fa a fotografare con la magica luce dei flash Isotta, gli Isomatt 33 che mi hanno accompagnato per quasi tutti i lunghi anni “analogici”, senza mai perdere un lampo. Successivamente, con l’avvento dell’era digitale, grazie all’ingegno dei progettisti della Isotecnic, ho finalmente avuto tra le mani una vera fuoriserie. La “rossa” di Isotecnic è la naturale evoluzione di uno scafandro di grande successo, l’Igloo di Underwave che è stata la fotocamera che ho utilizzato per anni insieme ai flash del fondatore Egidio. Attualmente utilizzo un modello per Nikon D800 ed uno per Nikon D7200, ma ho posseduto anche uno scafandro per D7000 che mi ha regalato grandissime soddisfazioni.

Lo scafandro è un concentrato di tecnologia, con tutti i comandi della fotocamera riportati all’esterno della cassa metallica; ma il segreto di tanta efficienza è nella straordinaria ergonomia, con ciascun comando disposto nel punto più comodo da utilizzare per il fotografo. Non da meno la sua affidabilità, in ogni situazione. La chiusura della cassa con doppio O-ring e la manopola (di chiusura) superiore con vite eccentrica rappresentano la sintesi della sicurezza abbinata alla praticità, consentendo una rapida apertura e chiusura dello scafandro anche in situazioni difficili, come mi è capitato spesso durante le competizioni e con condizioni meteomarine avverse.

La custodia è dotata di doppia opzione di comando dei flash, quella tradizionale con cavi elettrici e quella che utilizza la più pratica fibra ottica. Inoltre è dotata di due leve per il comando dall’esterno del flash built-in della fotocamera che consentono di alzarlo o abbassarlo a piacimento al variare delle condizioni di ripresa. Il bocchettone di innesto degli oblò è stato realizzato con una sezione molto ampia, compatibile con quelli di altri costruttori che, grazie ad appositi anelli adattatori, consentono il passaggio alla “Rossa” Isotecnic senza doverne necessariamente acquistare dei nuovi. I comandi sono dotati di leve semplici e pulsanti diretti, a tutto vantaggio della semplicità di utilizzo e di lavaggio dopo l’uso.

L’attuale custodia nasce dalla continua attenzione della Isotecnic al feedback dei propri clienti (e mi pregio di essere uno di quelli più affezionati), al fine di migliorare ulteriormente un prodotto già eccellente. Infine, non meno importante, economicamente vantaggiosa verso i competitors stranieri che, non sempre, abbinano al loro prezzo, una comparabile qualità costruttiva ed ergonomia. Infatti i comandi complessi e distribuiti in modo poco funzionale, l’assemblaggio laborioso e le cerniere con complicati sistemi di sicurezza rendono l’apertura e chiusura delle altre custodie subacquee per DSLR un’operazione non “fisiologica” per il fotosub.

In sintesi, lo scafandro Isotta Isotecnic rappresenta la naturale estensione della mano del fotografo subacqueo, un prodotto dell’eccellenza italiana frutto di una trentennale tradizione costruttiva di successo, degno complemento per realizzare immagini di grande qualità.

Marina Grande con Arturo

Sole caldissimo e mare calmo da giorni, la domenica trascorre tranquilla tra le mille incombenze domestiche e familiari, il pomeriggio è scandito dai vani sorpassi di VR46, dai goal del campionato italiano di calcio e quelli alla playstation con i miei nipoti. Alle 17:00 però saluto tutti e fuggo via a casa … ho appuntamento con mio fratello Arturo per una notturna a Marina Grande, ma il traffico caotico da Vico a Sorrento mi fa arrivare in ritardo sulla tabella di marcia. Solo alle 19:00 riesco a prelevare mamma ed Arturo per scendere al borgo marinaro, alle 19:30 scendiamo in mare dalla spiaggia, in un’acqua cristallina. Usciti al di fuori del porticciolo ci immergiamo e qui la visibilità peggiora notevolmente. Subito incontriamo un pesce serpente infossato nel fango, le ottiche montate stasera non sono il top per fotografarlo, molto meglio un 60 micro invece del minidome con il Tokina 10-17. Proseguiamo in profondità dove sono tanti i pesci lucertola e le triglie, ad un tratto Arturo inizia a fotografare una mazzancolla, io attendo fin quando l’animale si sposta venendomi incontro, poi lo perdiamo nel fango che si è sollevato. Andiamo avanti fin quando decidiamo di risalire nel basso fondale, qui troviamo due piccole Alicia mirabilis altri tre pesci serpenti, due dei quali sono a meno di un metro di distanza, il terzo è qualche metro più avanti, con gran parte del corpo fuori del substrato. Cambio immediatamente illuminazione ed accendo la luce rossa, sperando che non si ritragga immediatamente nel fango, cosa che puntualmente accade, consentendomi solo uno scatto con ancora la testa fuori. Rientrando nel porticciolo troviamo alcuni piccoli polpi ed una polpessa. Mentre Arturo rientra a terra infreddolito, io mi trattengo nel basssissimo fondale in cerca di soggetti. All’improvviso vedo una bavosa ocellata riposare all’interno di una coppetta di plastica. Mi avvicino e la fotografo, disturbata dai miei flash si sposta sul fondale, passeggiando tra la moltitudine di rifiuti che ahimè abbondano all’interno e fuori del porticciolo. Smetto di seguirla solo quando l’aria della mia bombola è completamente esaurita. Quando risalgo Arturo è già completamente svestito ed asciutto, non resta che sistemare tutto e riaccompagnarli a casa dopo una bella serata trascorsa in mare.