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Il “Polpo Argonauta” Vince il Premio di Mollusco Mondiale dell’Anno 2021!

Ed infine è arrivata la bella notizia che tutti noi attendevamo …. (grazie a Fabio Crocetta e Fabio Russo)

L’Argonauta vince il Premio di Mollusco Mondiale dell’Anno 2021!

Ecco qui il testo dell’articolo pubblicato su La Repubblica – Napoli dal mio amico Pasquale Raicaldo

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/02/01/news/polpo_napoli_golfo_mollusco_mondiale_20121-285449747/

ed anche quello della Stazione Zoologica Anton Dohrn:

L’Argonauta argo ha vinto il riconoscimento internazionale di Mollusco dell’Anno su candidatura della Stazione Zoologica Anton Dohrn – Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine. Ha ottenuto 7888 voti dagli appassionati di tutto il mondo, staccando per più di 2mila voti il secondo classificato, la lumaca arboricola cubana Polymita picta. Il premio sarà il sequenziamento del suo genoma da parte del LOEWE Centre for Translational Biodiversity Genomics (TBG) del Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte. Un esemplare è stato recentemente rinvenuto nel Golfo di Napoli dal Biologo Marino Fabio Crocetta del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto che ha una lunga tradizione di ricerca sui cefalopodi marini. Gli Argonauti potrebbero conservare alcune caratteristiche di polpi ancestrali, hanno una vita molto breve ma una intelligenza molto sviluppata. Lo studio della loro neurobiologia potrebbe aiutare a scoprire meccanismi del cervello umano.

 

“il Polpo Argonauta” su Rai Tre

La storia dell’Argonauta argo, candidato al premio “Mollusco dell’Anno 2021” è forse scappata di mano …  
Stasera, durante la trasmissione di Massimo Gramellini su RAI TRE si parla del “Polpo Argonauta del Mediterraneo”, Saverio Raimondo ne ha invitato pubblicamente a votare per lui!


In verità nella foto c’è una Lei, infatti la conchiglia è una fragilissima teca ovarica che producono solo le femmine della specie. I maschi ne sono privi. 
La foto del mollusco è stata scattata a Sorrento negli anni 2000, con una fotocamera analogica. 
Tutto ciò è avvenuto grazie all’interessamento del biologo Fabio Crocetta della Stazione Zoologica di Napoli e di Fabio Russo, biologo marino, divulgatore scientifico ed affermato fotosub. 
Un grazie per l’opportunità fornitami e …
FORZA ARGONAUTA!
Votate qui 

Mollusc

 

 

Argonauta argo – Votazione per Concorso il Mollusco dell’Anno

È mediterraneo il polpo che ambisce a diventare il Mollusco dell’Anno: selezionato tra 120 specie marine candidate in tutto il mondo, l’Argonauta argo è tra i 5 finalisti della competizione mondiale Mollusc of the Year.
Ora per vincere ha bisogno di te: vota l’Argonauta fino al 31 gennaio a questo link https://tbg.senckenberg.de/mollusc/
 
Il concorso è promosso dal Senckenberg Research Institute and Natural History Museum di Francoforte attraverso una call scientifica globale. Il premio finale sarà il sequenziamento del genoma della specie vincitrice!
 
Il polpo pelagico, celebre per il guscio che rimanda a una “conchiglia” e per le braccia che evocano “remi o vele”, prende il nome dal mito greco degli Argonauti, eroi epici al centro di un avventuroso viaggio nel Mare nostrum. La specie è stata candidata al riconoscimento di Mollusco dell’Anno da Fabio Crocetta, biologo marino del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine, che ha recentemente rinvenuto un esemplare di Argonauta argo nel Golfo di Napoli, in Campania.
 
L’Argonauta è un polpo dai tratti ancestrali che affascina naturalisti, scrittori ed il grande pubblico sin dall’antichità. Gusci di Argonauta, raffigurati anche in ceramiche risalenti al 3000 a.C., erano spesso usati come ornamenti femminili. Inoltre, l’Argonauta è stato al centro di diversi poemi e libri, tra cui il romanzo Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.
Photo by @Marco Gargiulo.
 

Balena spiaggiata al Porto di Sorrento

Giovedì pomeriggio verso le 17:30 ricevo la telefonata del mio amico veterinario dott. Paolo Ardizio che mi invia un video girato nel primo pomeriggio in cui si vede una balen in difficoltà all’interno del Porto di Marina Piccola di Sorrento.
Prendo lo scooter e mi precipito al porto per capire se c’è possibilità di un suo intervento per salvarla. Quando arrivo sul posto ma non c’è più nulla, il Comandante della Guardia Costiera mi segnala che il cetaceo è stato visto rilasciare un ultimo respiro per poi sparire nel buio.  Dai colloqui con il militare capisco che ci sarebbe stato il margine per potermi immergere, se fossi andato a casa a prendere tutto l’occorrente, ma la sopraggiunta oscurità e l’incertezza della presenza dell’animale, mi ha fatto desistere immediatamente dal pensare di farlo. Sarebbe stato complesso cercare il cetaceo all’interno dello specchio d’acqua al buio e senza nessun riferimento presente sul fondo. Mi trattengo un poco sul posto ma poi rientro a casa e resto in attesa di notizie dal mio amico veterinario che è in contatto con le autorità preposte.

Nella serata del sabato, abbiamo la conferma che il cetaceo non è riuscito a salvarsi, il suo enorme corpo, risale a galla per effetto della produzione dei gas da decomposizione presenti al suo interno. La balenottera viene messa in sicurezza e legata per la coda alla banchina ma crea problemi alle operazioni portuali e dovrà essere spostata. Provvedo ad avvisare il mio amico Paolo, mi avverte che l’indomani sarebbe venuto da vicino per effettuare i rilievi del caso, insieme ai componenti dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno e gli uomini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. 

Stamattina sono così sceso al porto, armato della mia fotocamera subacquea Nauticam NA-D850, equipaggiata con il Superdome ed il Sigma 15mm,  per provare a scattare qualche foto all’esemplare galleggiante sulla superficie, con la speranza anche di poter salire su una barca per scattare le foto da mare, semplicemente sporgendomi dalla murata dell’imbarcazione, senza entrare in acqua. 

Alle 9 incontro il mio amico veterinario che non vedevo da qualche anno; è giunto sul posto per il rilievo insieme alla Guardia Costiera, mentre la Protezione Civile ha transennato l’area. E’ intervenuta anche la delegazione di MareVivo sez. Penisola Sorrentina, l’Asl Napoli 3 Sud, l’A.M.P. Punta Campanella, il Comune di Sorrento, qualche fotografo e giornalisti.
Inizia così un lungo conciliabolo sul da farsi; è evidente la necessità di spostare l’animale di oltre 20 metri e 70 tonnellate in luogo più riservato,  lontano dal passaggio dei passeggeri dei traghetti per Capri, ma anche capire come passare alle fasi successive, cioè la mobilizzazione verso un’area di cantiere dove reperire uno scivolo per tirarla su, per poi procedere alla macellazione in situ in sicurezza, non essendo possibile portarla intera all’inceneritore.

Contemporaneamente si prova a contattare le strutture interessate alla conservazione ai fini museali dello scheletro, si fa largo l’ipotesi da parte di MareVivo sez. Campania di farsi carico delle spese da sostenere per consentire all’unità d’intervento del Cetacean strandings Emergency Response Team (CERT) dell’Università degli studi di Padova,  di trattare lo scheletro per conservarlo.

L’esemplare è una femmina, se dovesse esserne confermata la lunghezza stimata ieri dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, cioè 23,50 metri, potrebbe risultare la più grande balenottera comune mai trovata nel Mediterraneo. 

Chiedo insistentemente ai presenti di poter reperire una barchetta per fare qualche foto da mare al cetaceo, ma non mi è possibile. Anche quando sopraggiunge il mio amico Michele O’ Puledrone con la sua imbarcazione, chiamato per spostare l’animale dalla banchina, chiedo alle autorità portuali di poter salire a bordo, ma mi viene impedito perché le operazioni sono delicate.

Attendo pazientemente lo spostamento ed inizio a scattare qualche foto a pelo d’acqua dalla banchina e poi dal pontile galleggiante dove verrà ormeggiata. Finalmente, quando sono concluse le manovre di mobilizzazione, riesco a salire sulla barca di Michele per farmi portare vicino alla balenottera per fotografarla.

Inizio a sporgermi fuori bordo e mi faccio mantenere le gambe per non cadere in acqua mentre sono intento a scattare a pelo d’acqua  con lo scafandro Nauticam tra le mani.
Michele asseconda le mie richieste con le manovre della sua barca. Esce del liquido scuro dalla bocca che peggiora la visibilità ma la scena è eccezionale  nella sua crudeltà.
Sono concentrato e scatto a raffica, ho poco tempo a disposizione  e non posso controllare l’inquadratura.
Devo fidarmi solo dell’istinto. Guardo ogni tanto il display e correggo esposizione ed provo a fare lo stesso per l’inquadratura. Non saprei quantificare il tempo che ho trascorso a fotografare, immagino una quindicina di minuti, il momento di smettere viene sancito dal dolore al costato che inizio a provare a causa della scomoda posizione. 

Torno così sul pontile galleggiante, saluto e ringrazio tutti e corro a casa a sciacquare l’attrezzatura fotografica. Mangio qualcosa e subito dopo inizio a  sistemare le foto, in modo da poterle fornire alle varie autorità intervenute … che alla fine me le hanno richieste! 

Queste immagini sono il risultato della voglia di non desistere nel perseguire l’obiettivo d’immortalare un evento che entrerà a far parte della storia di questi luoghi, al pari della leggenda del nostro Patrono Sant’Antonino e della balena.

Ecco il reportage fotografico delle operazioni, ringrazio anche gli amici che mi hanno inviato le foto del backstage.

Liberazione Tartarughe

A volte accade di avere un richiamo improvviso per una persona, che non senti da molto tempo … però i potenti mezzi “social” ti consentono  in un attimo di entrare in contatto con quella stessa persona e di riceverne immediatamente le notizie …. attese!

Domenica, dopo essere stato in mare con la famiglia, mentre scaricavo le foto al computer, pensavo all’itinerario che avrei percorso per lavoro l’indomani a Napoli, in zona lungomare Caracciolo e mi è balzato alla mente il mio amico Fulvio Maffucci, che lavora al Turtle Point della Stazione Zoologica Anthon Dohrn. Contestualmente gli ho inviato un messaggino per salutarlo e per chiedergli di informarmi su eventuali liberazioni di testuggini in mare, visto che precedentemente non mi era stato possibile aderire ad un suo invito. La sua sollecita risposta mi coglie di sorpresa: “Caro Marco, martedì nel tardo pomeriggio liberiamo 5 tartarughe a Piano di Sorrento, in collaborazione con l’A.M.P. Punta Campanella e il Punta Campanella Diving Center, fammi sapere se riesci a venire così ci scatti qualche bella foto”. Rispondo immediatamente sperando di fare in tempo a raggiungerli.

Mentalmente inizio a pianificare la cosa, preparo in anticipo la fotocamera con il Sigma 15 mm e l’oblò più grande per scattare al meglio le foto a mezz’acqua. Poi non resta che sperare di terminare la giornata lavorativa in tempo …

Quando finalmente mi sono ritrovato al porto con i ragazzini che sommergevano di domande Fulvio ed il suo entourage, mi sono sentito felice come loro, non vedevo l’ora di scendere in acqua per ammirarle.

Dopo una lunga navigazione per raggiungere il largo fuori la Punta del Capo, allontanandosi dalle rotte degli scafi che transitano numerosi nel golfo, finalmente si procede alla liberazione della più piccola di esse. Il suo scatto è fulmineo, mi coglie alquanto impreparato anche per i settaggi della fotocamera. Da una seconda barca già sono pronti a rilasciarne un’altra … a stento faccio in tempo a scattare che è già lontanissima. A tal punto chiedo un time-out … invitando a coordinarci meglio nelle operazioni … cambio setup della fotocamera e mi piazzo sotto la barca proprio di fronte al grosso rettile, smanioso di riguadagnare l’acqua. E’ così che finalmente riesco a catturare una buona immagine, prima di vederla sparire nell’acqua scura del pomeriggio. Così procediamo anche per le altre due, finché soddisfatti, risaliamo a bordo del gommone per tornare a terra dove, davanti ad una bibita, programmiamo le future iniziative. Grazie caro Fulvio per avermi regalato questo indimenticabile pomeriggio.