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Vervece con Punta Campanella Diving

“… latte, pane, burro, farina, zucchero. OK, preso tutto, posso andare alla cassa”.  Pochi minuti dopo sono già sullo scooter con direzione Massa Lubrense, dopo esser passato per casa a lasciare la spesa e prendere fotocamera e muta stagna. La giornata è soleggiata ma la temperatura è autunnale. Raggiungo il diving con cinque minuti di ritardo sull’appuntamento. I ragazzi sono quasi pronti, aspettavano il mio arrivo! Sono sveltissimo nell’assemblare la fotocamera Nikon D7200 + 105 mm e inizio a vestirmi, la bombola la preparo direttamente a bordo. Pochissimi minuti di navigazione e siamo già arrivati allo … (non avevo nemmeno chiesto dove saremmo andati) … Scoglio del Vervece.

Mi tuffo anticipando il gruppo capitanato da Gianluigi, scendo lungo la boa di ormeggio in un’acqua verde bottiglia a causa delle intense piogge dei giorni scorsi. La visibilità non migliora di molto in profondità. Sul pianoro roccioso, ormai completamente coperto da Caulerpa racemosa, a 30 metri di profondità, un enorme scorfano rosso resta immobile, incurante delle mie “attenzioni”. Proseguo verso le gorgonie rosse dove nel frattempo è sopraggiunto il gruppo di sub, trascorro poco tempo con loro e risalgo lungo la parete, il computer subacqueo mi segnala già alcuni minuti di decompressione. Mi trattengo quindi lungo la parete verticale ad ammirare le giovani castagnole rosse che nuotano tra le gorgonie e le margherite di mare. Infine raggiungo la spacca a pochi metri d’acqua dove incontro due murene. Scatto anche qualche immagine con lo snoot ma le operazioni sono complesse a causa della leggera onda di risacca che residua da ieri. E’ trascorsa quasi un’ora quando odo il rombo del motore … è il segnale che sono tutti a bordo e bisogna risalire. Immediatamente saluto le due murene e risalgo in gommone. Giusto il tempo di sistemare l’attrezzatura al diving e sono di nuovo sullo scooter. Quando rientro a casa, in largo anticipo rispetto al solito, mia moglie resta sorpresa, chiedendomi: “Cosa è successo?  Non siete usciti in mare?”

 

Faraglione di Capri e Punta Tiberio

Il caffè ribolle nella moka quando prendo il telefono per controllare i messaggi. Ho già tutto pronto per l’immersione doppia odierna a Capri quando leggo la “terribile” notizia Gianluigi: “il gommone è tutto pieno, si sono aggiunte due persone e non c’è posto per te”. Lo sconforto mi attanaglia per un attimo, poi inizio a vagliare le possibili alternative per andare in acqua da solo, da terra oppure con la barca dei miei genitori … ambedue impraticabili. Infine desisto e mi dedico ad alcune piccole riparazioni domestiche prima di passare a cambiare l’acqua all’acquario. Una nuova notifica arriva sul telefonino. E’ Gianluigi che mi invita a venire lo stesso, staremo un poco stretti ma possiamo andare. Benissimo, prendo lo scooter e immediatamente vado a Marina della Lobra. Quando arrivo al diving, si sono aggiunti altri due nuovi clienti! No! Non può essere! Dovrò restare a terra!

Fortunatamente lo staff del Punta Campanella Diving è sempre pieno di risorse e … buone idee! Razionalizzando i tuffi delle guide è possibile portare qualche bombola in meno e fare posto al sottoscritto! WHOW!

Partiamo quindi alla volta di Capri con il mare che diventa sempre più agitato dalle tante barche che circolano attorno all’isola azzurra. Raggiungiamo i Faraglioni, attendo il salto in acqua di tutti i sub e finalmente, con il fidato compagno Mimmo, scendo lungo la parete del faraglione esterno fino a raggiungere il fondo dove ci sono alcuni scogli ricoperti di gorgonie rosse ed avvolti da migliaia di Anthias anthias. La permanenza sul fondo è limitata dalla profondità, i minuti trascorrono veloci, dopo poco siamo già in risalita lungo la parete coperta da gorgonie rosse e gialle. Risaliamo in gommone dopo aver effettuato un mezzo giro intorno allo scoglio. Effettuiamo una sosta in rada nei pressi della Grotta Verde, dopo circa 60′ ci muoviamo di nuovo alla volta di Punta Tiberio. Anche qui il mare è smosso dalle barche che transitano incuranti dei sub, a pochi metri dalla costa a picco, per mostrare “i fiori del corallo” che si intravedono sotto la zona di marea. Questa volta siamo i primi a saltare in acqua, anticipando il gruppo. Costeggiamo la parete e scendiamo verso il fondo ma senza poterlo raggiungere. Lì ci sono le gorgonie più belle, ma anche sulla parete lo spettacolo è assicurato. Insieme al prof. Roscigno mi trattengo ad una quota idonea ad una seconda immersione, nonostante ciò, terminiamo la passeggiata con oltre 10′ di deco. Quando saliamo a bordo il sole, sparito dietro la parete rocciosa, proietta una gelida ombra sul gommone, tale da far battere i denti. Appena possibile, quando tutti sono ormai a bordo, partiamo in cerca di sole e di calore!

Al “Paguro” intanto è in corso la festa del IV raduno BAWI ITALY, associazione di Stone Balancer provenienti da tutta Italia. Arriviamo in tempo al diving per assaggiare la buonissima “parmigiana di melanzane” (al cui pensiero era orientata la mia giornata) e tante altre prelibatezze offerte agli artisti intervenuti a Massa Lubrense. Il relax è totale, non ho urgenza di rientrare a casa come al solito, mi gusto quindi una bella “Corona” ghiacciata con gli amici Edo e Mimmo che intanto fumano un bel sigaro. What a Nice Day!

Boa – Immersione Crepuscolare

La prima settimana di lavoro è andata e si inizia a programmare l’attività fotografica per il weekend. Mentre sto rientrando in auto a Sorrento, ricevo una telefonata da mia figlia Lidia … “Papà, quando torni? Io sono in barca con Elena e la nonna Rosaria, abbiamo visto un pesce balestra che gira intorno alla boa a Marina Grande”. Concordo un appuntamento con mia madre per farmi recuperare al porto dopo essere passato da casa a prendere LE fotocamere. Si le due fotocamere Nikon D7200 e D800e che avevo da giorni preparato in previsione del weekend.

Quando raggiungiamo di nuovo la boa il vento ha increspato il mare, mi preparo e mi butto in acqua prima con la D7200 ed il 10,5 mm con Microdome Isotta. Il pesce non sembra esserci più, poi finalmente lo vedo risalire dal fondo verso la superficie. E’ continuamente in cerca di cibo, si avvicina curioso, poi si allontana leggermente, senza mai arrivare a “tiro” del microdome. Capisco che non è l’ottica adatta così risalgo a bordo a cambiare fotocamera, prendo la Nikon D800e con il 105 mm ed aggiungo due kg di piombo alla mia cintura di zavorra. Mi rituffo e anche questa volta il pesce sembra sparito. Scendo un poco in profondità e lo ritrovo. Con questa configurazione è ancora più complicato seguirlo nelle sue continue evoluzioni. Sale in superficie poi ridiscende, facendomi impazzire. Decido di attenderlo in profondità e solo così riesco a scattare qualche buona immagine. Il moto ondoso è fastidioso, mi fa sobbalzare continuamente mettendo a dura prova il mio mal di mare che inesorabilmente si manifesta con violenza. Sono costretto a risalire in preda ad una crisi di vomito, attanagliato da una intensa spossatezza che mi mette KO. Fortunatamente il malessere svanisce dopo qualche ora senza ulteriori conseguenze.

Puolo con Arturo – Immersione Notturna

Dopo la bella giornata trascorsa al mare con la famiglia in massimo relax, verso sera raggiungo mio fratello Arturo, mio nipote Enrico e mia madre Maria Rosaria al porto di Sorrento. Stasera usciamo con l’Armarc per andare a fare una immersione notturna a Puolo. Appuntamento ore 20:00 in banchina, li raggiungo con lo scooter carico più del solito, con monobombola e due macchine fotografiche ed attendiamo che la notte sopraggiunga, montando le attrezzature direttamente al porto. Solo verso le 20:30 ci muoviamo per raggiungere il luogo prescelto. Quando arriviamo dopo una mezz’ora, mio nipote Enrico approfitta per fare qualche capriola e qualche tuffo dalla barca. Ci immergiamo con una configurazione simile, stesso obiettivo, il Tokina 10-17 mm, stesso scafandro Isotta, cambiano solo le fotocamere Nikon D7200 con Microdome Isotta e D7000 con Minidome Isotta.

L’acqua nei primi metri è molto torbida, cambia sensibilmente sotto i -20 metri dove il termoclino si avverte in corrispondenza del cambio di visibilità. Sul fondo i soliti gronchetti e pesci lucertola, una seppia e … una piccolissima razza! E vai!!! L’animale riposa sul fondo ed inizia a spostarsi, comincio a scattare io, Arturo mi attende e sfrutta le occasioni che capitano quando si allontana andando verso di lui. Lo lascio così lavorare fin quando non torna a tiro del mio microdome. Proseguo gli scatti seguendo i movimenti flessuosi del piccolo pesce cartilagineo che raggiunge la parete rocciosa e balza via nel buio della notte. La seguo e scatto a ripetizione, anche se la scelta dell’obiettivo non è stata ottimale, viste le esigue dimensioni dell’animale. La razza ci porta ad oltre – 35 m di profondità quando siamo costretti a salutarla per effettuare la decompressione. Ci scambiamo un segno d’intesa e risaliamo lungo la parete. Siamo soddisfatti e felici, proprio una gran bella serata di mare!

Grotta dello Zaffiro con Lorenza

Svegliarsi stamattina è durissimo, lo è ancora di più per mia figlia Lorenza che ha tirato tardi in discoteca con le amiche. Il meteo è incerto, il cielo è nuvoloso e promette pioggia. Ho preparato la fotocamera Nikon D7200 con il Tokina 10-17 mm ed il Microdome di Isotta, appositamente realizzato per me. Passiamo rapidamente per il garage a prendere l’attrezzatura di Lorenza poi raggiungiamo il Punta Campanella Diving. Quando apriamo le borse ci accorgiamo di due “mancanze”: il GAV di Lorenza e … i cavi syncro flash in fibra ottica! Maledizione, non è giornata, la fretta è sempre cattiva consigliera. Partiamo alla volta della Grotta dello Zaffiro dopo aver modificato l’assetto della fotocamera utilizzando solo i faretti Archon e Gralmarine. La navigazione è accidentata, le onde sono alte e soffia vento che alza spruzzi d’acqua sui nostri volti, quando arriviamo nei pressi della caverna il mare è più calmo, protetto dal promontorio di Punta Campanella. Mi tuffo subito con Lorenza ed entriamo nella grotta, subito dopo segue il gruppo. Emergiamo all’interno ed ammiriamo le bellissime strutture calcaree che arricchiscono la grotta. Sostiamo brevemente all’interno ed usciamo di nuovo, dopo aver esplorato anche il buco profondo che collega la grotta con l’esterno. Proseguiamo l’immersione mantenendo la parete sulla nostra destra. L’intento sarebbe quello di raggiungere la spugna gialla che si trova sulla parete, ma è molto distante, non so se riusciremo ad arrivarci. Approfitto così per far fare qualche prova a Lorenza con la “sua” fotocamera Nikon D7200, mi metto in posa per lei nei pressi di una gorgonia gialla, lasciandole la possibilità di familiarizzare con i comandi e la regolazione delle luci.

Non ci accorgiamo di esser stati superati dal gruppo, non vedendoli, decidiamo di tornare indietro verso la grotta. Lungo il percorso vedo una catasta di pietre bianche nei pressi di uno scoglio … come atteso, un grosso polpo ossigena le uova appese al soffitto. Anche in questa situazione non è possibile realizzare delle buone foto, le luci sono ormai scariche ed il buco troppo piccolo per infilare lo scafandro all’interno. Risaliamo così lungo la parete, dove ci sono nuovi segni del passaggio dei pescatori di datteri di mare, in attesa di Gianluigi che è alle prese con il gruppo di sub che riemerge ad oltre 100 metri da noi, nei pressi della spugna Axinella. Non resta che attendere pazientemente in superficie per essere recuperati e fare ritorno al porto, quella di oggi è proprio una giornata NO!

Puolo – Immersione Notturna

La giornata è molto intensa. Non sono abituato ad effettuare tre tuffi in Mar Mediterraneo e sono molto felice di questo. Ritorno in acqua con Vittoria e Claudia che mi confidano di non aver mai visto lo Zeus faber. Bene, ho promesso loro di segnalarne immediatamente la presenza in acqua … speriamo bene.

Raggiungiamo lentamente la Cala di Puolo, attendendo il completo calare delle tenebre. Alle 21:00 siamo pronti e scendiamo lungo l’ancora sul fondo sabbioso. Qui sono in azione alcuni piccoli gronchi e qualche polpo. Seguo il pendio senza spingermi troppo in profondità a causa dell’azoto residuo delle precedenti immersioni. Torno nei luoghi dove solitamente rinvengo le specie più interessanti, anche se ad una batimetria minore. E’ proprio dove immaginavo che riconosco  la pinna dorsale di un piccolo esemplare di Pesce San Pietro. Immediatamente dopo il primo scatto, segnalo freneticamente l’avvistamento ai miei compagni d’immersione. Vittoria è la prima ad arrivare, segue a ruota Claudia ed il restante gruppo. Lascio a loro la possibilità di ammirarlo e passo oltre, sperando in altri fortunati incontri. Mi dedico così a familiarizzare con la nuova Isotta D7200 ed il micro nikkor 40 mm fotografando i pesciolini addormentati sul fondo. Termino l’immersione sotto la barca, lasciando la potente torcia accesa. Arrivano una miriade di anellidi guizzanti attirati dalla luce, in lontananza disco a scorgere decine di piccoli calamari anch’essi attirati dalla fonte luminosa. Attendo a lungo sperando che si possano avvicinare fino ad arrivare a “tiro” dei miei flash, ma dopo poco non riesco più a vederli nel buio. Risalgo a bordo prima degli altri, cosa assolutamente anomala, ma assolutamente soddisfatto della serata.

Rientrati al diving, mentre smonto la fotocamera, squilla il telefono, è mia moglie che stranamente chiama non attendendo la mia “canonica” telefonata di fine immersione. Mi allarmo subito, asciugo le mani e prendo il telefono … “Tutto ok, ma Lorenza è stata investita da un taxi mentre rientrava a casa, stiamo andando in ospedale a fare una radiografia“. Avviso Gianluigi e fuggo via sullo scooter, mi precipito all’ospedale dove, fortunatamente, i danni fisici subiti dalla ragazza sono minimi, mentre il suo scooter è praticamente inservibile. La serata si conclude così con grande souspance, ma fortunatamente anche con un grande sollievo e … la promessa dell’acquisto di un nuovo scooter, approfittando dell’imminente 18° compleanno!