Marco Gargiulo

#79 Marina Grande di Sorrento – Immersione Notturna

Ormai inizio a conoscere quasi tutte le “facce” del Vesuvio: per lavoro percorro il suo perimetro in lungo e in largo e sto imparando ad ammirarne le diverse conformazioni. La giornata è ancora soleggiata ma, consultando il meteo, noto che è previsto un repentino peggioramento. A questo punto è importante capitalizzare la giornata, anche se oggi ho un pomeriggio molto ingolfato con importanti riunioni aziendali, compresa quella di commemorazione dei 25 anni trascorsi a lavorare per la Novartis, che ormai sento sulla pelle come la muta da sub.

Il pomeriggio è intenso come previsto e riesco a liberarmi solo dopo le 18:30. Ho tanta voglia di andare a mare. Assemblo lo scafandro e rimetto le batterie nei flash, ma mi accorgo che una delle due batterie abituali non si è caricata; fortunatamente ne ho una di riserva che monto subito. Chiudo anche il faretto senza verificarne il corretto funzionamento: si rivelerà un grave errore. Ho inoltre prestato la coppia di fari di backup al mio amico Francesco Rastrelli e quindi avevo con me, per fortuna, una piccola lampada di scorta dal fascio molto concentrato, ottima per cercare soggetti nel buio ma pessima da usare come luce durante le fasi di scatto.

Mentre preparo tutto scoccano le 20. Dopo il messaggio a casa e ai colleghi, vado a schiarirmi le idee per sedimentare le tante informazioni acquisite durante le riunioni. L’acqua nel porticciolo è bassa e calma, mentre sento il frangere delle onde sulla scogliera; mi accorgo poi che erano solo le onde dell’ultimo traghetto per Capri. Appena accendo la lampada di ricerca mi rendo conto che non si è caricata nemmeno lei. Maledizione: sono costretto a usare per tutta l’immersione la lampada a fascio stretto.

Scendo lungo il pendio fangoso fino a circa 25 metri, trovo una piccola Andresia partenopea e provo a fotografarla usando la lampada come un occhio di bue teatrale. Più avanti incontro una piccola mazzancolla, ma le operazioni di scatto sono complicate dall’assenza della consueta luce pilota. Vado oltre e trovo un piccolo pesce civetta; accendo anche le luci dei flash per aiutarmi a inquadrare il soggetto, poi passo avanti.

Torno indietro e, a ridosso della scogliera, a circa 18 metri, trovo un Pesce San Pietro. Anche con lui provo a usare la lampada stretta per ottenere un effetto snoot, ma il fascio è troppo concentrato e poco adatto. Riaccendo le lampade dei flash e inizio a scattare, anche se non sono confidente come al solito. Faccio qualche selfie e riprovo a illuminarlo dal retro, poi lo seguo ancora per un po’, finché è il momento di salutarlo.

Rientro nel porticciolo e passo sotto le barche, recupero le ultime rocce per il mio acquario e controllo attentamente sotto tutte le carene. Ritrovo una nuova sacca piena di granchi e scatto una serie di foto più ravvicinate; poco prima di risalire noto un granchio Carcinus maenas sulla sabbia, forse l’unico esemplare riuscito a scappare dalla trappola o forse eroicamente corso in aiuto dei suoi simili.

Torno a terra, sistemo le mie cose e appena possibile avviso casa. È più tardi del solito, ma il tempo di permanenza in acqua è sempre lo stesso, poco più di un’ora, quindi i miei familiari non sono in apprensione. Stranamente non fa molto freddo e non ho subito bisogno di coprirmi la testa, anche se poi è bene proteggersi adeguatamente. Rientro a casa soddisfatto: nonostante gli inconvenienti tecnici mi sono divertito come sempre. Dovrò solo avvisare il mio partner Fotosub Shop che ho l’impellente necessità di due caricabatterie nuovi, perché diventa complesso gestire tutto con uno solo funzionante.

 

 

 

 

 

 

 

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