Una nuova settimana lavorativa volge al termine, questa volta un po’ più breve del solito grazie al lunedì festivo. Il meteo splendido di questi giorni sembra però lasciare spazio a una perturbazione: la giornata trascorre con un cielo ovattato e un’umidità altissima. Non c’è vento e il mare, visto dalla statale che percorro in andata e ritorno per lavoro, sembrerebbe buono. Mi sa che è il caso di approfittarne, anche se non so se riuscirò ad andare: nel primo pomeriggio è stata fissata una riunione di lavoro non programmata. In ogni caso ho quasi tutto pronto, resta solo da assemblare lo scafandro.
La riunione inizia con mezz’ora di ritardo e si protrae ben oltre le 18. Gli argomenti sono importanti e vanno affrontati con attenzione. È stata una riunione impegnativa, di quelle che lasciano addosso un bel po’ di stress, ma conosco bene la soluzione a questo problema. Prendo la fotocamera, la inserisco nello scafandro e inizio a prepararmi, anche se so già che entrerò in acqua più tardi del solito. Chissà, magari sarà persino un vantaggio.
Arrivo a Marina Grande di Sorrento dopo le 19. Passo davanti al Punta Campanella Diving e lo trovo ancora aperto: c’è Gianluigi che sta sistemando delle attrezzature, mi fermo a fare due chiacchiere con lui. Poi vado a parcheggiare nel solito posto; stasera c’è l’imbarazzo della scelta, ma preferisco la posizione più vicina alle scalette che portano alla spiaggia.
Mentre sto chiudendo la cerniera della muta stagna, squilla il telefono: è il prof. Roscigno, che vuole alcune informazioni per la manifestazione di domani alla quale parteciperemo. Ci accordiamo per l’appuntamento e ci salutiamo. Riprendo a vestirmi.
L’aria non è umida come al solito, tant’è che il pavimento è asciutto. Mi preparo con calma, anche se mi accorgo di aver dimenticato di indossare i piombi: rimediare è facile, indosso la zavorra ed entro nell’acqua bassa del porticciolo. Do subito un’occhiata sotto le barche dei pescatori: questa volta non c’è la sacca con i granchi. Mentre nuoto ancora in superficie, in lontananza vedo un grosso calamaro tentare di insidiare un latterino; poi sparisce nel nero e non riesco ad avvicinarlo perché sono ancora a galla.
Decido quindi di scendere sott’acqua prima di arrivare all’apice della scogliera e inizio la discesa lungo il pendio fangoso. Recupero subito un primo paio di occhialini da nuoto, raggiungo il pallone nero e poco più avanti incontro una bella Andresia partenopea. Proseguo fino alla gorgonia arancione, ma anche stasera la serata sembra piuttosto magra. In compenso trovo diversi accumuli di rifiuti, tra cui anche un’elica di fuoribordo. Recupero una maniglia, probabilmente di un pennello, e sulla punta di un rifiuto metallico trovo un’Alicia mirabilis che purtroppo è completamente chiusa.
Continuano i rifiuti: recupero un secondo paio di occhialini e subito dopo un terzo. Di soggetti fotografici, però, davvero poco. Mi accontento quindi di qualche scatto ai pesci lucertola e inizio lentamente il rientro verso la base. Mi sa che stasera completerò la raccolta di rocce per l’acquario mediterraneo.
Ed è proprio a ridosso della scogliera che finalmente incontro qualcosa di interessante: un grosso pesce civetta, che ormai si fa vedere con una certa frequenza rispetto al passato. Parte a razzo sollevandosi dal fondo, lo seguo e provo a scattare qualche foto con tempi lenti. Mi conduce fino a un altro esemplare, anche questo di belle dimensioni, adagiato accanto a una molletta di plastica che recupero. I due pesci restano però distanti tra loro e non riesco a fotografarli insieme come avrei voluto. Decido quindi di seguire quello più collaborativo, cercando ancora qualche effetto mosso.
Li perdo entrambi e proseguo. Fortunatamente la serata non è finita qui: un bel pesce San Pietro riposa sul fondo. Ribalto la fotocamera e provo a fare un selfie insieme a lui, scattando quasi alla cieca. Poi torno a fotografarlo, tentando anche un’illuminazione in controluce. Proseguo ancora un poco lungo la scogliera, ma inevitabilmente si allontana verso il buio della notte.
Poco dopo una piccola polpessa parte a razzo e mi passa davanti, ma sono ormai in fase di rientro verso l’interno del porto. Ripasso sotto le barche e trovo alcune teste di tonnetti, scartate dai pescatori e lasciate sotto le carene, destinate a essere consumate da murici e paguri. C’è anche un’altra polpessa in zona, probabilmente pronta ad approfittare del cibo facile. Alzo lo sguardo e su una delle ultime barche noto una coppia di nasse piene di granchi: anche loro finiranno per essere utilizzati come esca, probabilmente per la pesca dei polpi.
Rientro sulla spiaggia soddisfatto. Appena possibile, dopo essermi spogliato, avviso a casa perché si è fatto più tardi del solito e non vorrei che qualcuno si preoccupasse. Saluto Vincenzo e Raffaele, le uniche persone incontrate stasera qui al borgo, e rientro. Fortunatamente trovo un posto dove lasciare l’auto per la notte e mi occupo di lavare tutta l’attrezzatura sul balcone.
Sono un po’ stanco, ma mentalmente finalmente rigenerato.