Una settimana di meteo infame, lavori interminabili e caos domestico si è finalmente conclusa. Questa mattina, dopo giorni di pioggia incessante, il sole è tornato a farsi vedere e il vento da nord ha ripulito il cielo, portando con sé un freddo pungente. In casa il pittore stava sciacquando gli ultimi attrezzi prima di andare via, lasciandomi però un campo di battaglia da rimettere in ordine. Intanto il lavoro mi aveva trascinato per tutto il Vesuviano, tra traffico, cantieri, incontri con cardiologi e rovesci improvvisi: un continuo sali e scendi che ti prosciuga senza che tu te ne renda conto.
Eppure, in mezzo a tutto questo, la testa tornava sempre lì: ai mille compiti da sbrigare, alle scadenze di fine mese… e soprattutto allo scafandro fotografico che mi aspettava. Dovevo ancora assemblarlo, insieme alle lampade e ai flash. Non sapevo se avrei trovato il tempo, ma la voglia di mare era quasi urgente. Nel weekend, poi, un’uscita era impensabile: la casa versava in condizioni apocalittiche.
Anche lo studio era impraticabile, invaso da attrezzi, scatole e oggetti sparsi ovunque. Ma, come sempre, contavo di cavarmela: un po’ di ordine, un po’ di pazienza e quella spinta che arriva quando so che il mare mi aspetta.
Solo alle 18:30 mi decido. Infreddolito, con le finestre aperte per arieggiare, cedo allo stimolo di mia moglie che, punzecchiando il mio orgoglio, mi convince a prepararmi. Assemblo lo scafandro Nauticam NA-D850 e i flash SCUBALAMP SUPE D-PRO, indosso il sotto-muta, prendo le chiavi e scendo in garage. Poco dopo sono a Marina Grande di Sorrento.
Appena apro lo sportello dell’auto sento le onde infrangersi sulla spiaggia. Capisco subito che non è il caso di entrare dal centro: meglio il lato protetto dalla scogliera. Mi preparo e scendo nell’acqua bassa, limpida nei primi centimetri. I ristoranti sono ancora aperti nonostante i 10°C dell’aria; le luci si riflettono sull’acqua in cui mi immergo. Procedendo verso l’esterno la visibilità peggiora, la pioggia dei giorni passati ha lasciato il segno. Scendo quindi oltre i 30 metri, dove spero di trovare acqua più pulita.
Lungo il pendio sabbioso punto verso il centro della baia, lontano dai pescatori che ho visto poco prima sul muretto. Sul fondale fangoso incontro un’attinia Andresia partenopea che si apre tra i rifiuti; poi tre palloni da calcio e un ferma-capelli, che raccolgo e infilo nella tasca.
Proseguo e finalmente vedo un piccolo capone ubriaco: prova a scappare a scatti e lo perdo subito. Ormai ho accumulato qualche minuto di decompressione e inizio la risalita verso la scogliera dove vedo due piccoli esemplari di vermocane ed un pesce serpente ed è lì che incontro un bel soggetto.
Il pesce civetta l’avevo già fotografato di recente, così questa volta mi concedo qualche scatto più creativo con tempi lunghi, approfittando della sua insolita collaborazione. Accendo anche la lampada rossa e quella blu e, a giudicare dallo schermo, il risultato sembra ottimo.
Poco dopo incrocio un piccolo polpo che ha catturato una canocchia: una scena bellissima, anche se avrei preferito fotografare anche il crostaceo da solo. Ovviamente il polpo fugge con il bottino.
Mi trattengo un po’ nell’acqua bassa e raccolgo una pietra per il mio acquario mediterraneo. Dopo un’ora e qualcosa riemergo tra le barche vicino alla scogliera. Per fortuna l’onda non mi ha disturbato per tutta l’immersione. Raggiungo la spiaggia, sistemo l’attrezzatura in auto, mi spoglio e rientro. Il lavaggio dell’attrezzatura è complicato dal materiale lasciato dal pittore, ma riesco comunque a lavare tutto e mettere ad asciugare. Il vento si fa sentire e la temperatura è più rigida dei 16°C dell’acqua.
Perdo un po’ di tempo per sistemare lo scafandro, cambiarmi e dare un’occhiata veloce alle foto. Poi vado a casa di mio suocero per la cena e, finalmente, per andare a dormire. Quando mi siedo a scrivere queste righe sono le 22:30: sono stanco, sì, ma soddisfatto e felice di essere tornato in acqua dopo undici giorni. Nel weekend difficilmente riuscirò a immergermi: mi aspetta la sistemazione totale della casa.
