Marco Gargiulo

#61 Banco di Santa Croce con Mimmo

Mentre siamo in banchina per imbarcare le bombole cariche in vista della seconda immersione della giornata al Banco di Santa Croce, scendo a terra a recuperare un flash di backup per Mimmo. Per sicurezza decidiamo di sostituirlo, grazie anche alla disponibilità di Gianluigi, così il Prof ha la certezza di poter scattare le sue foto senza problemi. Appena siamo pronti, lasciamo il porto in direzione Vico Equense: dopo una navigazione con vento contrario arriviamo sul posto e ormeggiamo alla boa.

Gianluigi è già tutto bardato con la sua attrezzatura a circuito chiuso, lo scooter subacqueo e due bombole decompressive. Si tuffa subito, e poco dopo entriamo in acqua anche io e Mimmo. Purtroppo non possiamo spingerci sul fondo a caccia dei pesci San Pietro – che abitano qui e che puntualmente mi sfuggono – così ci dedichiamo a un bel giro sulla secca principale, fotografando cernie e gorgonie.

Nei primi metri l’acqua, come spesso accade, è torbida, ma la visibilità migliora nettamente sotto i 10 metri. In un primo momento non vedo Mimmo, che nel frattempo si è messo a fotografare una Gerardia savaglia; lo raggiungo quando ormai ho già terminato i miei scatti. Solo più tardi, in barca, mi racconterà di aver avuto difficoltà di compensazione durante la discesa.

Il Banco di Santa Croce non tradisce mai: vediamo sfrecciare grandi dentici e tonnetti, anche se oggi le aquile di mare non si fanno vedere. Intorno a noi ci sono tantissime alici, segno che probabilmente anche qualche tonno si aggira nei paraggi della secca. Restiamo sott’acqua circa 45 minuti, finché il computer non ci presenta il conto: ho sette minuti di decompressione da effettuare. Mi avvicino quindi alla cima per iniziare la sosta, ma prima incontro Gianluigi che risaliva dalle profondità: ne approfitto per scattare qualche foto vicino alle rigogliose margherite di mare del banco.

Quando sono quasi alla fine della mia decompressione, vedo arrivare anche Mimmo; il resto del gruppo è già sulla cima per la sosta di sicurezza. Poco prima di uscire mi accorgo che il Prof sta fotografando un piccolo pesce balestra che si muove vicino alla boa sommersa. Il pesciolino però è instancabile: continua a muoversi su e giù lungo la cima, giocando tra le mille bolle che risalgono verso la superficie, rendendo impossibile un’inquadratura decente.

Risaliti sul gommone, Gianluigi ci racconta di aver avvistato alcuni pesci San Pietro e addirittura più di venti aquile di mare tutte insieme, sugli scogli più lontani e inaccessibili ai sub ricreativi. È sempre emozionante tornare in questo posto, e già non vediamo l’ora di tornarci ancora.

Il rientro a Marina Grande è movimentato dagli spruzzi, ma presto siamo di nuovo in banchina a scaricare le attrezzature. Io mi avvio al diving per lavare tutto il materiale; dopo un po’ arriva anche Mimmo insieme ai ragazzi del centro. Sistemo la mia attrezzatura e aspetto che il mio amico faccia lo stesso. Quando ormai è ora di pranzo per lo staff del diving, salutiamo tutti e andiamo a prendere l’auto.

Il Prof mi lascia sotto casa e poi rientra alla sua. Il mio programma era raggiungere mia moglie allo stabilimento balneare, ma vista l’ora desisto. Approfitto invece per sistemare l’attrezzatura a casa, mangiare qualcosa e fare una doccia. Cerco anche di schiacciare un pisolino: stasera ci aspetta una cena con gli amici della spiaggia, e non sarebbe proprio il caso di addormentarmi al tavolo.

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