#44 Vervece con Davide e Monica

Un violento temporale mi sveglia alle 5:30. Mi alzo dal letto e vado a chiudere le finestre e metto al sicuro gli asciugamani del mare che erano stesi ad asciugare. Vado a dormire di nuovo ma alle 6 squilla il telefono di casa … riconosco il numero,  è una zia di mia moglie che mi tiene trenta minuti al telefono per un consulto “medico”. Ovviamente non riesco a prender sonno, mi metto a giocare con l’iPad sul divano fino alle 7:45 ma poi mi alzo per preparare la fotocamera lasciando montato il Nikon 60 mm, non essendo sicuro di poter uscire con il diving,  ma non metto lo scafandro sotto pressione, lo farò solo se necessario.

Oggi è in arrivo dalla Puglia il mio amico Mimmo Tritto con i suoi amici baresi ed io vorrei provare ad uscire in barca con loro. Indosso il Kway e salgo sullo scooter, sono le 8 e mi fermo un attimo in farmacia per prendere la terapia farmacologica consigliata dal medico alla zia. La chiamo al telefono mentre sono con il farmacista e lei mi dice che ha già risolto diversamente! Grrr, ma va bene così, perderò meno tempo per arrivare a destinazione.

La strada per Massa Lubrense è bagnata e c’è del terreno e pietrisco sulla sede stradale, devo prestare attenzione. Arrivo al Punta Campanella Diving per capire se c’è la possibilità di uscire in mare e se riesco ad andare con i miei amici. Mimmo Tritto è  in ritardo sulla tabella di marcia, non c’è posto sul loro gommone per me ed inoltre  è previsto un doppio tuffo. Non avendo la possibilità di rimanere a lungo ed essendo le condizioni del mare poco favorevoli ad una mia lunga permanenza in barca, a malincuore decido di uscire subito con direzione Scoglio del Vervece, senza poter incontrare i miei amici baresi. Con me in barca ci sono ancora Davide e Monica, da quindici giorni qui in vacanza e sono contento di tornare in acqua con loro.

Prendo lo scafandro e lo chiudo, ma il sistema vacuum oggi fa i capricci, devo aver bagnato il sensore con qualche goccia d’acqua l’altra sera quando ho aperto lo scafandro dopo l’immersione notturna ed i contatti sembrano ossidati. Inizio a pulirli e dopo svariati tentativi, sembra essere tutto ok, con la luce verde che si accende sul retro dello scafandro, dopo aver creato il vuoto all’interno.

Usciamo dal porto con “Berta” alle 9, c’è un’onda lunga che frange sulla costa. Navighiamo lentamente verso lo scoglio e già inizio ad avere qualche fastidio … arrivati allo scoglio l’acqua è bianca, Stefano si tuffa per ormeggiare alla boa ma non la trova. Nel frattempo, mi vesto e appena possibile scendo in acqua.  Dopo i primi 10 metri con visibilità pessima, migliora sensibilmente. L’acqua è anche più fredda, circa 18°C.

Vedo in lontananza alcune cernie brune, un dentice e tanti saraghi pizzuti. Mi fermo a fotografare gli Anthias anthias a -35 metri, poi incontro una grande musdea. Scatto la prima foto mentre mi avvicino lentamente e … improvvisamente si accende la luce-spia rossa. Mi allarmo ed inizio la risalita ma mentre inizio a nuotare verso la superficie la luce torna verde! Ho già accumulato qualche minuto di decompressione e quindi non posso risalire subito. La spia torna rossa poi di nuovo verde, poi  rossa, verde, rossa fissa! Ho ancora 2 minuti da smaltire e non posso risalire subito. Dopo 24 minuti d’immersione sono fuori dell’acqua e passo la fotocamera a Rosy sufficientemente “agitato”.

Anche il mare è agitato e per evitare di vomitare, torno giù senza fotocamera per non soffrire il mare mosso. Trovo Gianluigi, Stefano con i miei amici fotosub e proseguo il giro con loro. Le alghe si muovono ondeggiando sotto i miei occhi, mi viene il mal di mare, … risalgo dopo 20 minuti con ancora 100 bar, ma in preda alla nausea. Salgo subito a bordo e mi lancio sulla prua stendendomi, praticamente moribondo. Arrivano anche gli altri sub e possiamo così tornare velocemente in porto. Con il gommone in movimento  già sto meglio. Quando tocchiamo terra non mi sembra vero. Scarico a fatica l’attrezzatura e la lavo, poi provo a “rimettermi” in sesto facendo una doccia calda, solo dopo recupero la mia bombola dal gommone e ricompongo il tutto nel borsone. Non sono il solo a soffrire, anche Monica, forse stanca dai tanti tuffi effettuati in queste due settimane, ha un leggero malore con vomito ma presto è tutto ok. Saluto i miei amici e me ne torno a casa, sono spossato ed ho un gran mal di testa, ma non posso saltare il selfie finale prima di andar via. Peccato non aver incontrato i miei amici baresi che sono in mare.

Alle 12 sono a casa, apro lo scafandro della fotocamera che è ancora in pressione, non c’è nessuna goccia ed è tutto ok all’interno. Forse stato solo un malfunzionamento del sistema vacuum, dovrò provvedere a controllare i connettori ed anche le batterie, forse  scariche. Posso così andare a riposare tranquillo, preso dal mal di mare e dal sonno perso in mattinata. 

Alle 13 mia moglie mi sveglia per il pranzo, poi dopo le 14 ce ne andiamo in spiaggia, vado a riposare ancora un pò tra un bagno ed il lettino,  fino alle 18 quando ce ne saliamo. Ho ancora un gran mal di testa e non esco stasera, ho ordinato una pizza a domicilio e mi metto a guardare la partita della mia squadra del cuore in TV …  che incredibilmente viene sconfitta in casa con una prestazione oscena. Che dire, una giornata proprio da cancellare!

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