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Punta Campanella e Puolo con Mimmo

Le giornate d’agosto iniziano presto, ci si sveglia sempre per un “bagno” di sudore. E’ piacevole però fare la colazione prestissimo con la prospettiva di una bella immersione. L’attrezzatura è già pronta da ieri, così impiego poco tempo per uscire di casa. Raggiungo il Punta Campanella Diving con lo scooter  ed arrivo alle 8:30. Mimmo è già lì, così come Gianluigi, Lisa e Vittoria. Attendiamo fino alle 10:00 per uscire poiché alcuni clienti stranieri necessitano di essere vestiti di tutto punto. Usciamo dal porto e raggiungiamo Punta Campanella, dove ormeggiamo alla boa. Io e Mimmo siamo subito in acqua, scendiamo in profondità verso le gorgonie rosse. Dopo qualche minuto risaliamo lungo il pendio in cerca di soggetti tra i grandi massi che si trovano sul pianoro. Terminiamo l’immersione nei pressi della piccola grotta abitata da una grande famiglia di Apogon imberbis, dove Mimmo scorge un Cimazio che non avevo visto, proprio davanti ai miei occhi! 

Torniamo al diving per cambiare le bombole e quasi subito usciamo ancora per andare a Puolo. Ci rituffiamo con la medesima configurazione fotografica, io ho una Nikon D800e con Sigma 15 mm e minidome Isotta mentre Mimmo è con il suo inseparabile 10.5 mm ed i nuovi flash Ikelite DS161. Girovaghiamo sul fondo sabbioso ed anche qui osserviamo con sgomento che, come a Punta Campanella,  tutte le enormi “nacchere” Pinna nobilis sono morte. Non ricordo dove ho letto la notizia di una simile moria in mediterraneo, sarebbe interessante capirne la causa … stranamente le nacchere della specie Pinna rudis sono integre … probabilmente trattasi di qualche parassita selettivo come il punteruolo rosso per le palme 🌴.

Risaliamo a bordo increduli e dispiaciuti, ma pronti a monitorarne la situazione negli altri siti d’immersione della zona e a documentarci sul fenomeno. Tornato a terra e vado via di corsa per raggiungere le mie figlie al mare a Sorrento. La giornata al mare continua con loro!

Vervece e Puolo – immersione notturna

Un violento temporale mi sveglia alle 7:00 con il suo intenso fragore. Mi alzo e dopo aver fatto colazione, mi metto a lavorare al pc per sistemare le foto del viaggio alle Maldive. All’improvviso, il monitor si spegne, il  black out che durerà fino alle 10:45 mi blocca in tutto. Alle 9:00 ricevo una telefonata da Mimmo che mi chiede informazioni sulla giornata di monitoraggio dei fondali organizzata dall’A.M.P. Punta Campanella. Non essendo in sintonia con le informazioni ricevute dal Prof., telefono prontamente a Rosa Linda Testa per avere dettagli precisi. Scopro con grande sorpresa di dover coprire il mio turno insieme ad altri amici, nel pomeriggio e in notturna. Preparo la fotocamera e raggiungo con lo scooter Massa Lubrense che nel frattempo si è liberata dalle nuvole ed è illuminata dal sole. Il vento di scirocco poi, ha spianato e pulito il mare sotto costa. Quando arrivo al diving incontro il mio amico fotosub Pietro Formis insieme agli amici del circolo Jaques Cousteau che rientrano dalla loro immersione al Vervece. Li attendiamo nella svestizione per poi andare a mangiare qualcosa al ristorante sopra il porto. Qui ci attardiamo a tavola ma alle 16:00 siamo pronti per scendere in acqua. Da Napoli è sopraggiunto anche Guido Villani che scenderà con me al Vervece in pomeridiana. L’acqua è limpida e c’è molto pesce in giro, tante cernie, saraghi fasciati e maggiori, murene, occhiate, castagnole rosse e nere, donzelle e labridi, bavose e cerchie, stranamente sono pochi i barracuda, solo piccoli esemplari, ma molto confidenti con i sub. Mentre eseguo la decompressione, tre grandi orate volteggiano sotto di me in cerca di cibo sollevatole dalle mie pinne. Quando rientriamo al diving anche Mimmo Roscigno ci ha raggiunto per il tuffo notturno a Puolo. Ritorno a casa a cambiare obiettivo, posando il Micro Nikkor 105 mm per passare al Nikon 10.5 mm con il Microdome di Isotta Isotecnic.

Approfitto per rilassarmi un poco con i mie nipoti sfidandoli alla Playstation, ceno brevemente con loro e ritorno al diving con lo scooter per la notturna ….. Usciamo di nuovo con direzione Baia di Puolo con il gommone. Questa volta accompagnerò Pietro Formis in giro sul sabbione in cerca di soggetti, mentre Edo si dirige in profondità, Guido e Mimmo si mantengono in acque basse. L’acqua è limpida anche qui nonostante il temporale di questa mattina. Scendiamo sul dolce pendio sabbioso ed incontriamo un gronchetto che si lascia fotografare sorprendentemente senza fuggire. Ad un tratto mostro a Pietro una seppia ed un polpo vicini tra loro. Mentre segnalo la coppia al mio amico, perdo l’attimo per immortalare l’agguato fulmineo del polpo ai danni della seppia. Il duello si protrae a lungo, con la seppia ormai sottomessa e spacciata …. la sua serata però è fortunata poiché i nostri ripetuti flash alla fine disturbano il polpo, lasciandolo privo della sua grossa preda!

Proseguo in cerca dell’Alicia mirabilis, ma questa sera non ne vedo nemmeno una. Peccato, fortuna non mancano i paguri con le attinie simbionti ed i pesci lucertola. Quando siamo ormai sotto la barca Pietro mi mostra un bellissimo gasteropode, che striscia velocemente tra la roccia e la sabbia.

Rientrati al diving soddisfatti per l’insolito incontro,  saluto tutti e rientro a casa con lo scooter, faticando non poco a seguire “sveglio” le tortuose curve che mi portano a casa!

Dharavandhoo e Hanifaru Bay – Maldives

Maldive, una meta da sogno per quasi tutti gli abitanti del pianeta … per un fotosub come me, una vacanza irrinunciabile per tuffarsi nel caleidoscopico oceano indiano. L’occasione salta fuori quando il mio fraterno amico Mimmo Roscigno mi informa che sta organizzando per l’estate, un viaggio-workshop ad Dharavandhoo per andare a fotografare le mante ad Hanifaru Bay. Decido allora di fare una magnifica sorpresa alla mia famiglia e così, radunate le mie donne per la cena, le avviso che saremo in vacanza dal 25 luglio all’8 agosto, per una destinazione sconosciuta! Iniziano così le mille domande per scoprire qualcosa in più. Le lascio brancolare nel buio, uniche indicazioni … mare e palme ….

Nel periodo che precede il nostro viaggio provvedo ad aggiornare tutti i passaporti, mantenendo il riserbo sulla nostra destinazione. Solo il mercoledì prima della partenza, svelo il segreto … gli occhi delle mie donne si illuminano come non mai, sono elettrizzate e corrono a chiudere i bagagli. Chiudere le mie valigie è molto più complicato, non avendo grande esperienza di viaggi all’estero non so cosa portare e nel dubbio, porto il corredo quasi completo di ottiche ed oblò per la mia Nikon D800 oltre alla fotocamera Nikon 1 J2 con custodia Nimar per mia figlia Lorenza, 4 flash con relativi bracci. Far entrare tutto nei tre zaini è un’impresa veramente ardua, solo dietro consiglio del Prof. Roscigno, riesco a chiudere il tutto, lasciando fuori solo lo scafandro Isotta con una bella tracolla da portare disinvoltamente ai controlli aeroportuali.

Finalmente si parte con l’auto per Roma dove in aeroporto raggiungiamo Mimmo e Paolo, anche loro pieni di bagagli.  Facciamo scalo a Dubai dove ci raggiunge il resto del gruppo proveniente da Milano, capitanato dal simpaticissimo Alberto. Voliamo fino a Malé e poi con un piccolo volo interno raggiungendo Dharavandhoo nell’atollo di Baa, l’isola dei pescatori dove ci attendono Virgilio Gabriele e Jessica Ogliar Badessi, titolari del Dharavandhoo Diving Center che ci accompagneranno in acqua in queste due settimane di vacanza.

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Uno scorcio dell’isola Dharavandhoo

Prendiamo quindi possesso delle camere dell’Hibaru Fishing Lodge e finalmente ci riposiamo dopo le lunghe ore di viaggio. Nel pomeriggio è già tempo di andare in mare, dopo esser passati per l’organizzatissimo diving center, fornito di tutte le comodità per i subacquei ma soprattutto di due enormi vasche di risciacquo e asciugatura per le nostre fotocamere. Il Dharavandhoo Diving Center infatti è un punto di riferimento e di eccellenza per l’assistenza ai fotografi subacquei, un Photosub Friendly Diving di prim’ordine, anche per l’assistenza in acqua che è in grado di offrire, con tante guide attente a non disturbare i fotografi mentre sono alle prese con gli scatti in wideangle e prontissimi ad essere a fianco del fotografo per mostrare i piccoli organismi che si possono incontrare tra i crinoidi, le spugne e le gorgonie.

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Il nostro magnifico gruppo, in un momento di relax, in attesa di una nuova immersione.

L’acqua non è limpida, ricca di plancton in questo periodo.  E’ fotograficamente poco favorevole a causa cattiva visibilità dell’acqua, ma è la condizione essenziale per la presenza e l’incontro delle mante che si concentrano nella laguna di Hanifaru, per cibarsi dell’abbondantissimo nutrimento qui trasportato dalle correnti. Non è possibile immergersi liberamente nella laguna, divenuta parco marino, gli accessi sono contingentati, a pagamento e sorvegliati dai ranger, con ingresso a giorni alterni, solo in apnea, per 50 minuti, in modo da non disturbare le mante. E’ quindi opportuno verificare preventivamente il loro ingresso in gran numero all’interno della laguna prima di scendere in acqua.

La prima immersione la effettuiamo su una Thila a poca distanza dall’isola, una stazione di pulizia dove le mante si avvicinano per lasciarsi pulire dai labridi presenti sul reef. L’impatto con il reef è folgorante, i pesci sono ovunque, con i glass fish che si aprono al nostro incedere, spostandosi all’interno degli enormi e verdi rami di Tubastrea, gli Anthias e i grugnitori che si muovono in sincronia al riparo dei grandi ventagli di colore arancione. Tantissimi gli anemoni di colore rosso con numerose famiglie di pesci pagliaccio che fanno capolino tra i bianchi tentacoli. Crinoidi, stelle, alcionari, coralli duri e molli di ogni forma e colore, un vero tripudio cromatico. Non siamo però fortunati, l’incontro con le mante è rimandato, ma vediamo alcune tartarughe, una delle quali è intenta ad addentare una coloratissima medusa.

I giorni seguenti sono ricchi d’incontri presso le varie stazioni di pulizia, la difficoltà è riuscire a districarsi tra la moltitudine di subacquei che sono smaniosi di fotografare le mante a ridosso del reef, succede così che ci pestiamo spesso le “pinne” ma in ogni caso riusciamo tutti ad immortalarle.

Finalmente, dopo alcuni tentativi in cui abbiamo desistito, è il momento di scendere in acqua per fotografare le mante, entrate numerose a cibarsi in laguna. Scendiamo tutti armati di maschera, pinne e fotocamera ed iniziamo a nuotare verso di loro. Lidia segue Jessica mano nella mano insieme a mia moglie Mariolina, Lorenza invece come me è impegnata a scattare fotografie per immortalare il loro elegante nuoto. Sembra di assistere alle evoluzioni della squadra aerea acrobatica, uno spettacolo da “togliere” il fiato …. ma forse il fiato manca soprattutto per lo scarso allenamento con l’apnea! Quando i ranger ci richiamano a bordo sembra essere trascorso solo qualche minuto! “No! Già finito? Meno male che tra due giorni si replica!” Torniamo più volte nei giorni seguenti in orari diversi per seguire la marea montante, il sole più basso attutisce il contrasto luminoso ma rende maggiormente difficoltosa la corretta esposizione. Ad ogni modo riesco a tirar fuori alcune belle sequenze delle loro evoluzioni.

Le due settimane trascorrono allegre a bordo del comodissimo dhoni, l’equipaggio è così efficiente che asseconda tutte le nostre esigenze, hanno subito imparato gli abbinamenti fotosub-fotocamera per cui ci vengono passate senza il minimo errore. Durante gli intervalli di superficie consumiamo grandi quantità di thé e biscotti, per ricaricare le “nostre” batterie prima del successivo tuffo. Le tre-quattro immersioni giornaliere, mettono a dura prova i tempi di ricarica delle batterie dei flash, molte serate poi si concludono con delle magnifiche immersioni notturne oppure intorno al tavolino su cui osserviamo le immagini scattate durante la giornata. E’ in questa occasione che Mimmo, dopo cena, dispensa suggerimenti e critiche al fine di ottenere immagini sempre più accattivanti. La vacanza volge al termine, con il simpaticissimo siparietto comico instaurato con Alberto: “Ma tu scendi adesso?”  che si ripete ad ogni tuffo. Il tormentone proseguirà fino al penultimo giorno quando, a causa di un morso di una murena bandito, Alberto sarà costretto a desistere impossibilitato ad immergersi con i 12 punti usati per suturare il suo pollice.

Le ultime immersioni sono condite dai continui incontri con le mante presso le stazioni di pulizia, con alcune new entries tra le quali alcuni squali nutrice, i branchi di Platax, le aragoste, una coppia di murene leopardo, una bellissima medusa e gli immancabili pesci pappagallo addormentati sotto le acropore durante le immersioni notturne.

Solo l’ultimo giorno, impossibilitato ad andare in acqua per risalire sull’aeroplano, vado in spiaggia a fare il bagno con la famiglia ed un servizio fotografico ricordo alle mie donne. Anche lì però, con la macchina fotografica di Lorenza, mi tuffo a fotografare una magnifica medusa viola che si avvicina alla spiaggia spinta dall’intensa corrente marina. Sono questi gli ultimi scampoli di una vacanza fantastica, trascorsa con un meteo sempre splendido (fatto salvo un paio di acquazzoni notturni), trascorsa in allegria grazie alla piacevolissima atmosfera creatasi all’interno del gruppo. Lascio così un pezzetto del mio cuore su quest’isola che avrei potuto conoscere più a fondo, ma che avrei voluto conoscere ancora più IN fondo!

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Le mie ragazze al mare
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Fotoricordo di famiglia: Mariolina, Lorenza, Lidia, Marco
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Fotoricordo di famiglia: Lorenza, Mariolina, Lidia, Marco

Esperienza indimenticabile, da raccontare con le immagini …

26 Luglio: Kihaadufaru Thila

27 Luglio: Bodu Gaa, Aidhoo Island, Dharavandhoo Thila

28 Luglio: Nelivaru Thila, Hanifaru Gaa, Dharavandhoo Thila

 

29 Luglio: Hanifaru Gaa, Angaa Thila, Dhonfanu Reef Night

30 Luglio: Dhonfanu Thila, Bodu Gaa, Digu Thila

31 Luglio: Kihaddu Thila, Kihaaddufaru Thila, Dhonfanu Wall Night

1 Agosto: Hanifaru Gaa, Dharavandhoo Thila, Dhonfanu Reef

2 Agosto: Bodu Gaa, Bodu Thila, Dhonfanu Reef Night

3 Agosto: Vadhoo Corner, Hanifaru Gaa, Dharavandhoo Thila

4 Agosto: Hanifaru Gaa, Dharavandhoo Corner, Kihaaddufaru Thila Night

5 Agosto: Digali Haa, Anga Faru, Dharavandhoo Corner Night

6 Agosto: Kihaddu Thila, Bodu Gaa, Soft Coral Garden, Dharavandhoo Corner Night

 

 

 

Scoglio Penna – immersione crepuscolare

Caldo torrido, la giornata lavorativa sembra interminabile … ma c’è qualcosa che nella mia mente attenua la stanchezza … l’idea di una bella immersione crepuscolare con il Punta Campanella Diving Center.

L’attrezzatura fotografica è già pronta, non resta che salire sullo scooter e raggiungere Marina della Lobra. Trovo tutti pronti in gommone, su cui salto al volo con la mia attrezzatura. Raggiungiamo lo Scoglio a Penna e ci immergiamo subito, passando attraverso il buco coperto da Astroides, ahimè con alcuni segni evidenti di pesca illegali di datteri di mare. L’acqua non è limpida come invece lo è dal versante sorrentino in questi giorni; mi dirigo subito in profondità per provare di giorno il nuovo microdome di Isotecnic per il Nikon 10.5 mm. Raggiungo le gorgonie rosse, poi risalgo verso quelle bianche dove sono presenti alcuni crinoidi. Termino l’immersione in parete all’interno del buco, dove ci sono due piccolissime cernie. Rientriamo al diving con il vento caldo che ci asciuga i capelli, la notte è ormai prossima con il sole sparito all’orizzonte. Mi catapulto a casa per poi uscire poco dopo con la famiglia per seguire fino a tarda sera, una divertentissima “corrida canora” ai Colli di Fontanelle.

Baia di Puolo – immersione notturna con Barbara e Massimo

Dopo il tuffetto di riscaldamento di questa mattina, eccomi pronto per una nuova avventura. Mi aspettano al Punta Campanella Diving Center gli amici Barbara Camassa e Massimo Zannini, venuti da molto lontano per ammirare le bellezze del nostro mare. Con loro ci sono anche Pietro Cremone, Fabio Russo e l’immancabile Prof. “Direttore” Mimmo Roscigno.

Passo a prendere Fabio a casa sua e ci avviamo in largo anticipo al diving per godere dell’allegra compagnia. Attendiamo le 21:00 prima di scendere tutti in acqua. Il mare è calmo e la visibilità buona, soprattutto in profondità dove seguendo Mimmone ci imbattiamo prima in un branco di piccoli calamari, poi in un bel pesce San Pietro. Ovviamente manca poco a “tagliarsi le fruste del gav” per accaparrarsi lo scatto migliore …. dopo qualche attimo di “colluttazione” cedo il testimone al Prof. che insegue il pinnuto ben oltre i -50 metri.

Il computer segna già alcuni minuti di deco ed io sono con il monobombola da 15 litri e senza bombola decompressiva, decido di tagliare verso la parete risalendo il pendio sabbioso che si trasforma via via in ciottoli. Al limitare della zona di transizione la mia torcia Isotta individua una nuova inconfondibile sagoma dello Zeus faber. Un altro esemplare più piccolo è sul fondo sotto di me. Sono ancora a -30 metri e lo inseguo solo per pochi attimi prima di salutarlo per rientrare a bassa quota dove eseguo la decompressione. Qui non mancano seppie, granchi e gamberi, qualche piccola cernia e svariate murene. Rientrati in gommone scopro con grande sorpresa che Fabio e Pietro hanno trovato il raro gamberetto che vive sui crinoidi. Quando Mimmo risale e viene avvisato dell’incontro, vorrebbe tornare di nuovo in acqua per cercarlo … non l’ha mai fotografato e di sicuro questa notte non dormirà al pensiero.

La serata si conclude amabilmente a cena, dove tiriamo tardi fino all’una, quando finalmente andiamo a dormire, pronti per il tuffo di domani.

Spiaggia Caterina con Fabio

Settimana con caldo torrido, si arriva al venerdì boccheggiando. Dopo aver sistemato tutte le incombenze domestiche, finalmente è l’ora di andare a fare un tuffo con il mio amico Fabio. Alle 20:45 passo a prenderlo sotto casa e scendiamo in spiaggia dove regna un poco di confusione a causa di una festa che si sta svolgendo giù al porto di Piano di Sorrento. Dopo qualche minuto di attesa per parcheggiare la macchina, finalmente iniziamo la vestizione. Ho montato il nuovo minidome realizzato su mia indicazione da Isotecnic per il 10.5 mm ed è il caso di provarlo in notturna. Ho abbinato anche i nuovi bracci Tuboflex Flex-Arm sui due Inon Z240.

Il mare è calmo e l’acqua sembra trasparente. Iniziamo il nostro giro in cerca di un piccolo “pesce cappone gallinella” che aveva avvistato Fabio qualche sera fa. Perlustriamo il fondale in lungo ed in largo, ma del pennuto nessuna traccia, così come non incontriamo gli ippocampi che di sovente si incontrano qui. In verità i soggetti non mancano stasera, saraghi, polpi, seppie, gronchetti, attinie. Peccato il dover combattere continuamente con una maschera nuova che si appanna dopo pochi istanti. Siamo ormai in fase di rientro dopo 140′ d’immersione quando il “segugio” Fabio finalmente ritrova il desiderato pesciolino. L’operazione di fotografarlo ahimè non è semplice perché siamo in acqua bassissima e lui si sposta di continuo mostrandoci sempre la coda ….

Stremati risaliamo a terra dove ormai regna la tranquillità. Non resta che rientrare a casa per sciacquare il tutto e lavar via la tanta sabbia raccolta dalle nostre attrezzature.

Vervece con Sereno Variabile

La telefonata di Rosy mi coglie di sorpresa: “si si , mi piacerebbe, ma devo lavorare …. dovrei chiedere un giorno di ferie ….” rispondo. In serata, ricevuto l’ok da mio capo, posso confermare l’invito ….

Stamattina, dopo aver accompagnato Lidia a scuola, sono finalmente libero per un tuffo infrasettimanale, non programmato ma molto gradito. Raggiungo come al solito il Punta Campanella Diving Center con lo scooter ed attendo l’arrivo di Gianluigi, Edoardo e delle ragazze dello staff. Con loro arrivano anche Antonella e Nicola, reduci da un weekend in cui si sono presi un grande spavento, affondati al largo di Punta Licosa con la barca che li aveva portati sul punto d’immersione, il relitto KT.

Attendiamo a lungo che la troupe di Sereno Variabile raggiunga la Marina della Lobra dove gireranno alcune scene per una puntata che andrà in onda a breve. Li osserviamo mentre attendono l’arrivo di un peschereccio con il carico di preziosi gamberetti pescati con le nasse e intervistano l’equipaggio, poi finalmente possiamo muoverci dalla banchina alla volta dello Scoglio del Vervece.

Dopo aver ormeggiato alla boa sommersa si affianca la vedetta della Guardia Costiera, da cui scende sul gommone il conduttore televisivo Alberto Bevilacqua, accompagnato dal Comandante Ruggiero D’Ambra per intervistare Edoardo Ruspantini.

Segue quindi una breve descrizione delle attività del diving, delle immersioni effettuabili in zona, della flora e della fauna abbondante e particolare che popola queste acque della penisola. Tutto il gruppo di subacquei è completamente vestito in attesa dell’ok del regista per il tuffo simultaneo …. i minuti trascorrono e la temperatura nelle nostre mute stagne sale notevolmente sotto il sole intenso. Finalmente siamo pronti e scendiamo in acqua, con direzione Gerardia savaglia per poi proseguire verso la spugna gialla Axinella cannabina e poi sulla foresta di gorgonie rosse.

Malauguratamente mi accorgo solo in acqua che i flash non scattano, fortuna vuole che abbia montato in parallelo le torce Archon Lights poiché intendevo girare anche qualche video. Procedo così a fotografare in luce continua, sperimentando questa opzione d’illuminazione. Durante la risalita, in una spacca piena di castagnole rosa, vedo un bellissimo tordo fischietto, un labride raro dalle nostre parti che ho visto solo altre due volte in 40 anni. Il Tokina 10-17 mm non è la lente ottimale per fotografarlo, ma non posso fare altrimenti.

Terminiamo l’immersione ammirando gli onnipresenti saragi fasciati mangiare alla base delle nostre pinne che sollevano il sedimento dal fondo, scovando vermi e crostacei per un inatteso spuntino.

Marina Grande di Sorrento

Dopo due serate finite in un nulla di fatto, finalmente al terzo tentativo riesco a liberarmi per un tuffo notturno. Ho tutto pronto quindi alle 19:30 sono in spiaggia a Marina Grande di Sorrento. Ho valutato l’idea di cambiare percorso, ma alla fine decido di andare sul sicuro. L’acqua nel porticciolo è sempre cristallina, fuori della scogliera è ancora accettabile. Scendo subito verso il fondo e mi allungo fin quasi ai -30 metri in cerca di soggetti fotografici. Un calamaro fugge via dopo essere transitato per un attimo a breve distanza dalla mia torcia. Trascorro svariati minuti a fondo senza successo, quindi risalgo verso la scogliera. Qui trovo due attinie Andresia partenopaea, più avanti una vipera di mare Ophisurus serpens, ma non riesco a fotografarla per bene con il minidome. Proseguo e ritornando verso la spiaggia, trovo un nuovo esemplare di serpente di mare, questa volta, riesco ad avvicinarmi prima di vederlo ritrarre nel fondo fangoso, per sparire alla vista. Quando sono ormai all’interno della scogliera trovo una Bursatella leachi che cammina sul fondo. La seguo mentre si muove tra i sassi, le catene di ormeggio dei pescherecci e la sabbia finissima e nera, fin quando l’aria della bombola termina completamente. Rientro così a casa, in tempo per osservare in tv,  i tempi supplementari ed i rigori di Atletico Madrid – Bayer Leverkusen di Champion’s League.

Marina Grande di Sorrento

“No batteries … No diving ….” questa è la dura realtà per un fotosub nottambulo come me.  Oggi, di primo mattino, metto in carica le batterie dei fari, prima di andare a lavoro. Dopo aver lasciato sfumare una potenziale immersione ieri, non voglio perseverare nell’errore. Quando rientro la potenza è al massimo, ed anche io lo sono. Sbrigo le incombenze domestiche e finalmente alle 20:00 sono in procinto di immergermi al mio solito posticino. Quando finalmente indosso il mio computer subacqueo Mares Icon HD, mi accorgo che il livello della batteria è bassissimo! Maledizione, ho dimenticato di rimetterlo in carica! Penso per un istante di desistere, poi di salire in garage per prendere l’Aladin, ma sono vestito di tutto punto …. decido allora di andare lo stesso, mantenendomi a bassa profondità.

La serata è bellissima, il mare calmo e limpido. Mi immergo come sempre dalla spiaggia ed esco fuori alla scogliera scendendo sul piano inclinato fangoso che porta fino in profondità. L’acqua non è proprio trasparente come credevo, ma la visibilità è comunque soddisfacente. Resto in acqua per oltre 90′ senza trovare alcunché di interessante, fin quando, sulla via del ritorno, a bassa profondità a ridosso della scogliera rocciosa, incontro una bavosa ruggine che sorveglia le uova deposte in una nacchera di mare morta. Più avanti una grossa seppia e poi alcune Dromie uscite allo scoperto dagli anfratti oscuri in cui si celano durante il giorno. Mi avvicino con il minidome alla più grande di esse che mi allontana, infastidita, sollevando le grosse chele. Rientro allora all’interno della scogliera dove, a pochi centimetri d’acqua, trovo una piccola seppia intenta a caccia alcuni avannotti. Riesco a malapena a fotografarla, alternando la posizione distesa a quella in ginocchio. Alla fine si dilegua tra i massi dopo aver nuotato quasi in superficie. Soddisfatto rientro a casa a gustarmi in tv i supplementari di Chelsea-PSG di Champion’s League.

Marina Grande di Sorrento

Sbrighiamoci, se torniamo in tempo, stasera vorrei andare in acqua“.  Fortunatamente sono a casa per le 17:30, dopo una mattinata di shopping con la famiglia; attendo il calare delle tenebre, completando la preparazione dell’attrezzatura fotografica. Ancora una volta mi immergo a Marina Grande di Sorrento, dopo aver fatto un sopralluogo in primissima mattina, per controllare la limpidezza dell’acqua. Il mare è calmo ma il cielo nuvoloso e promette pioggia. Come al solito mi vesto vicino all’auto, scendo le scalette che portano alla spiaggia e dopo poco sono in acqua. Scendo ancora una volta verso i 25 metri di profondità e proseguo verso sinistra, ritrovando gli scogli a me familiari.

La serata è ancora una volta priva di grandi sussulti, solo nel momento in cui inizio la risalita verso quote batimetriche più basse, trovo finalmente qualcosa di very hot! Una bellissima bavosa ocellata, adagiata sul fango. Mi avvicino al pesciolino che subito solleva la sua pinna dorsale. Solo qualche scatto ed inizia a muoversi sul fondo. La seguo cercando di non sollevare troppo sedimento, raggiungendola ogni volta dopo ogni suo balzo in avanti. Il mio cuore batte forte per l’emozione, veloce come il ritmo di scatto dei miei flash. La bavosa esegue un ultimo balzo verso il buio; riesco a stento a seguirla per alcuni metri, poi scompare alla mia vista nel buio della notte.

Rientro a terra soddisfatto, con un gran senso di gratitudine verso il “mio” angolo di mare, capace di regalarmi sempre grandi emozioni.