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Bettolina di Lazzaro con Domy e Umberto

Solita sveglia alle 7, appuntamento con Domy e Giuditta alle 7:30 per la prima colazione al bar, immancabile l’assaggio della “canna alla crema” e del caffè, poi ci fermiamo  ad un successivo bar per prendere la colazione anche a Lidia e alle ragazze.
Alle 8:30 siamo tutti al diving ed alle 9, dopo un breve trasferimento in auto, siamo già in acqua. Un colpo di fortuna ci ha fatto trovare subito il parcheggio in una zona molto frequentata da bagnanti, proprio nei pressi della scaletta di pietra che ci porta al mare.

Domy è “folgorato” dalla bellezza della mia fotocamera Nauticam NA-D850 e non resiste dal baciare l’enorme Superdome, invidioso delle dimensioni rispetto al suo 😂🤣… Scendiamo in un’acqua cristallina fino a 45 metri dove si vede la sagoma del relitto parzialmente insabbiato nella parte che guarda la costa. Raggiungiamo prima la poppa poi passiamo lungo la murata osservando all’interno delle lamiere dove si nascondono alcune musdee avvolte da nuvole di castagnole rosa.
La permanenza sul relitto, una bettolina tedesca lunga 80 metri, è breve, risaliamo infatti dopo aver raggiunto la prua con 12 minuti di decompressine da effettuare. In risalita incontriamo molti pesci pappagallo, anche in fase giovanile, alcune piccole cernie dorate e gli immancabili  latterini predati dalle ricciole. Alle 1030 siamo già fuori dell’acqua e alle 11 siamo di nuovo al diving per ricaricare le bombole per la serata.

 

Tonino ci porta una scatola di gelati Liuk per farci ingannare l’attesa e mi tocca mangiarne due per evitare che si sciolgano invano!
Appena terminato me ne torno in hotel da Lidia che nel frattempo è andata al mare con Rebecca e Gaia, proseguo così la mia mattinata con lei prima di andare a pranzo. Stasera comunque si torna in acqua per l’ultimo tuffo prima di partire.

 

 

 

 

 

 

 

Peschereccio con Domy e Umberto

Mi sveglio a fatica, vado a fare colazione e dopo inizio a preparare fotocamera nuovamente con il superdome. Saluto Lidia e raggiungo il diving con Domy alle 830. Prepariamo tutto ed andiamo alla spiaggia di Pellaro dove iniziamo la vestizione tra i bagnanti. 

Anche oggi l’acque è cristallina, immediatamente iniziamo a vedere lo scafo adagiato sul fondo.  Il peschereccio giace infatti a circa 26 metri e si vede benissimo anche da lontano. In questo periodo però il relitto è privo dei bellissimi spirografi che lo abbellivano questa primavera, sofferenti per l’elevata temperatura dell’acqua di questo periodo estivo. Raggiungiamo il relitto e Domy mi mostra una bella cernia nascosta sotto la prua. A poca distanza ce n’è anche un’altra, più grande che il mio amico fotografa con l’obiettivo macro. Approfitto della inconsapevole presenza del titolare del Ficarella Diving Center per scattare foto al relitto usandolo come modello, faticando non poco per renderlo presentabile negli scatti effettuati. Provo a fargli segno di posizionarsi per uno scatto ma è troppo intento a fotografare il pesce che “gira” attorno al barcone, non riesco proprio a farlo collaborare a dovere! Fortunatamente “recupera” mostrandomi una coppia di cavallucci marini che vive tra i raggi di una ruota di bicicletta.

L’aria delle bombole è quasi finita, bisogna risalire, si vede qualche piccola cernia dorata e alcune ricciole che inseguono le alici, mentre i bagnanti si immergono davanti alle nostre fotocamere per farsi immortalare. 

Spettacolare è il relitto, spettacolare è la visibilità odierna, ma spettacolare è anche la possibilità di fare la doccia in spiaggia  e poter lavare tutte le attrezzature sul posto. Possiamo così tornare a casa per il pranzo senza dover provvedere a null’altro una volta arrivati al diving center. 

Mangiamo ancora a casa di Giuditta e Domy; dopo pranzo, in attesa del caffè, consegno in anticipo rispetto alle previsioni iniziali, il libro “i Colori delle Sirene” con annessa dedica. Kyrah assiste allo “spettacolo” sorvegliando le mie azioni nei confronti del suo padrone. Lascio anche una seconda copia del volume per dei vecchi amici che arriveranno qui quando io sarò già andato via. Nel pomeriggio  con Lidia vado in piscina ed al mare per scattare qualche foto ricordo, prima di andare a mare di nuovo stasera.

Aereo Junker 88 con Mimmo

La giornata inizia con la sveglia alle 8 ed un bel sole che ci godiamo mentre siamo sul terrazzino del B&B per la prima colazione.  

L’attrezzatura è già pronta da ieri, non ho toccato nulla lasciando lo scafandro chiuso ed ancora “sottovuoto”, non ho nemmeno ricaricato le batterie dei flash che sono sufficientemente cariche. L’appuntamento al diving Costa del Sud è alle 9:30 ma nel frattempo il meteo è repentinamente cambiato, con vento forte e grandi nuvoloni che hanno oscurato il cielo. 

Partiamo con la barca ed arriviamo sul punto dopo una navigazione di circa trenta minuti. Il segnale sullo scandaglio ci dice che siamo sul punto esatto, viene calato un piccolo ancorotto a cui è assicurata una boa bianca per evitare di calare l’ancora sull’aereo e danneggiarlo. L’ancora infatti viene assicurata al fondo decine di metri sopra vento, in modo da consentirci di saltare in acqua quasi nel punto preciso dove si trova l’aereo.

Alex ci guida lungo la cima, la visibilità non è ottimale, un pò buio a causa delle nuvole. Man mano che scendiamo si inizia a vedere la sagoma del relitto adagiato sul fondo in assetto di volo. Solo la coda è spezzata, tutto il resto è al suo posto, con anche l’antenna sul cupolino. E’ uno spettacolo davvero emozionante, un’immersione che lo scorso anno non mi è stato possibile effettuare ed alla quale non avrei rinunciato per nessun motivo. Restiamo sul fondo a 35 metri di profondità per i venti minuti programmati, avevamo portato in barca anche due bombolini da 7 litri caricati ad EAN 50% ma abbiamo deciso di non utilizzarli date le ridotte dimensioni del relitto, privo di passaggi interni come a volte avviene per le navi. Alzo gli iso della fotocamera per recuperare luce e lascio spenti i flash, solo quando mi avvicino li accendo per tirare fuori i colori delle spugne che incrostano la fusoliera ed i motori del velivolo. I minuti trascorrono veloci ed il computer Shaerwater Perdix che ho prontamente ricomprato, mi indica 10 minuti di decompressione da effettuare. Questi minuti invece sono interminabili, come lo sono sempre i giri dell’orologio quando bisogna attendere per desaturarsi,  finalmente risaliamo a bordo tra le onde e con il cielo ancora più coperto. 

Una volta rientrati a terra e posate le attrezzature, raggiungiamo Andrea e Rosa Giulianini che sono a pranzo nei pressi del diving. Incredibilmente il meteo migliora ed il cielo si pulisce dalle nuvole. 

Dopo aver mangiato un boccone, andiamo a fare la doccia e riposare, nel pomeriggio alle 17 ho un impegno importante … ci sarà una mia presentazione con tema “Fotografia Notturna”, organizzato presso un’antica masseria di Santa Caterina di Nardò, per i concorrenti della gara fotosub.  A seguire la cena per assaggiare alcune specialità della cucina salentina!

Pellaro Peschereccio con Domy, David e Cristina

Il ritmo delle giornate comincia ad essere scandito regolarmente, prima colazione in terrazza poi a sistemare la fotocamera … ho intenzione di cambiare configurazione, montare il superdome al posto del minidome Zen sul Sigma 15 mm. Apro la valvola del vacuum system ed inizia a lampeggiare di rosso, sostituisco l’oblò ma non spengo e riaccendo il sistema, la luce resta lampeggante rossa … sto ancora dormendo ovviamente e dopo un paio di tentativi di estrazione dell’aria dallo scafandro con la luce lampeggiante rossa, mi rendo conto dell’errore … spengo e riaccendo l’inderruttore e la spia diventa azzurra. Inizio a pompare e passa dal giallo al verde come ovviamente doveva avvenire. Tutto ok, posso scendere in auto ed andare al diving. Carichiamo le bombole e le attrezzature in auto e ci muoviamo verso Pellaro, questa volta andremo a visitare un piccolo relitto di un peschereccio affondato. Oggi siamo di nuovo in tanti, ci sono anche Filippo Mallamaci e Giovanni Pitone.

Ci prepariamo sulla spiaggia di ciottoli e scendiamo in acqua. Arriviamo subito su un primo relitto, una piccola barca coperta completamente  da spirografi, inizio a scattare, dopo poco però Domy mi porta al peschereccio, che è qualche decina di metri più in là. Ovviamente quando arrivo sono già tutti sul posto, con David e Cristina intenti a scattare una voto con una “cornice” di spirografi bellissima. L’acqua non è limpida mentre il posto è magnifico. In risalita troviamo delle uova di calamaro ed una bella bavosa ocellata che ha la sua dimora in un mattone forato. Si lascia avvicinare ma con il superdome montato sulla Nauticam NA-D850 diventa complicato avvicinarsi tanto come accade con il minidome. 

Rientriamo al diving per il pranzo, consumiamo un  bel panino con la mortadella e l’immancabile birra. Più tardi ci spostiamo al bar per prendere il caffè ed il gelato, qui Domy intraprende un mitico ed interminabile “teatrino” con il barista, siamo costretti a rimettere i gelati nel freezer per evitare di farli sciogliere. Il divertimento continua al diving dove salutiamo David e Cristina che rientrano a casa, noi ce ne torniamo in hotel ma prima di riposare un poco, scendiamo di nuovo in piscina a fare qualche foto a Lidia. Tra poco si torna in acqua …

 

Relitto Doris

Sono tanti gli appuntamenti saltati con l’amico Ciro, finalmente oggi è la giornata giusta per un tuffo diverso dai soliti. Sveglia ore 6:30 anche oggi che è domenica, colazione e appena pronto prendo l’auto con direzione Torre del Greco. Arrivo in leggero anticipo sul programma ma sbaglio strada, sono costretto a chiedere l’aiuto “telefonico” come nei quiz in TV. Ciro Dell’Anno mi passa a prendere con il suo furgone, indicandomi la via corretta per raggiungere la banchina da cui partiremo. Parcheggiamo proprio vicino al gommone, una gran comodità potersi vestire direttamente sul posto.  Qui saluto anche l’amico Paolo Primiani e Marco Pasquini, un videoperatore subacqueo romano venuto per girare qualche immagine sul relitto, ed il barcaiolo odierno Eduardo detto Antony, per la somiglianza con l’attore Optkins.

Il meteo è bellissimo, il mare piatto, la visibilità nel Golfo di Napoli è quasi ottimale con tutte le isole visibili. Navighiamo velocemente verso Napoli e raggiungiamo il porto dove si possono ammirare il Castel dell’Ovo, Il Maschio Angioino ed il Castel Sant’Elmo. Ormeggiamo nei pressi della scogliera del Molo San Vincenzo che delimita il porto di Napoli dove nel 1964 è affondato il cargo DORIS, a seguito di una mareggiata. La nave giace su un fondale di circa -20 metri adagiata su di un fianco.

Mi tuffo per primo nell’acqua torbida a causa delle mareggiate dei giorni scorsi, mi seguono tutti gli altri. Ciro mi guida lungo la poppa della nave mostrandomi i vari punti interessanti, mentre gira alcune scene con la sua videocamera 4K. Scatto a ripetizione con i nuovi flash Ikelite DS161, conscio di disturbare le riprese di Ciro con i miei potenti lampeggiatori elettronici. Trascorre oltre un’ora in un attimo, il computer infatti segnala decompressione da effettuare ….  risaliamo a bordo dove la temperatura è estiva. Eduardo ci serve del thè caldo allo zenzero, mentre Paolo prende i cornetti dalla borsa per un ottimale spuntino post-immersione. Rientriamo al porto dove c’è gran confusione, la banchina è piena di persone che affollano il bar che si trova proprio vicino al mare. Sono le 12 è sono in perfetto orario per tornare a casa per il pranzo, vi arrivo con leggero ritardo a causa dell’intenso traffico che incontro per tornare a Sorrento, tanti turisti hanno approfittato della bella giornata per fare un giro in penisola sorrentina. A casa mi attende la mia famiglia e alle 15, l’amata Juventus in televisione.

 

Torre Vado con Lorenza e Fabio Palumbo

Il mio rapporto con la sveglia in vacanza è di odio/amore …. si tira sempre tardi la sera e svegliarsi presto è sempre faticoso, ma la prospettiva di andare in acqua mi fa alzare anche prima di sentirla squillare. Inizio subito ad assemblare le fotocamere (Nikon D800E e D7200) per me e Lorenza che lascio ancora dormire per una mezz’ora. Alle 7:30 la sveglio per poi andare a fare la prima colazione di corsa …. abbiamo pochi minuti, il buffet apre alle 8 e non prima …. e noi dobbiamo essere al diving per le 8:15! Ormai abbiamo  collaudato i tempi, riusciamo anche ad ottimizzate il carico delle custodie fotosub in auto e subito partiamo. Raggiungiamo in tempo il diving, mentre Lory va a prendere le ceste sub da caricare sul furgone e poi in barca, io scacico le ceste fotografiche con le due “rosse” Isotta per farle portare in barca. Parcheggio l’auto ed andiamo al porto. La sorpresa odierna è quella di trovare in barca un caro amico fotosub, Fabio Palumbo, venuto per un tuffo qui a Pescoluse. Il vento c’è ancora anche se in netto miglioramento, possiamo quindi tornare nei pressi del faro di Leuca nel punto chiamato Le Ancore, dove ci immergeremo nel blu. Anche oggi Marcello mi lascia anticipare il gruppo facendomi immergere prima di tutti con Lorenza e Fabio.

Scendiamo lungo la catena e raggiungiamo il fondo a -42 metri. Sono un poco in apprensione avendo con me Lorenza ma “armata” di fotocamera …. scatto le mie foto ma confesso di aver prestato più attenzione a controllare lei che a guardare nel mio mirino. Inesorabilmente la devo avvisare che è il momento di risalire, non resta che affrontare alcuni minuti di decompressione sotto la barca, il momento “ideale” per la sessione selfie! Risaliamo a bordo e iniziamo subito a smontare le attrezzature, mentre la barca è ancora sgombra di subacquei, poi ce ne andiamo a prua a magiare le “pucce” e a prendere in poco di sole.

Dopo circa un’ora, tra sosta/relax e navigazione verso Torre Vado, raggiungiamo il sito della seconda immersione, il relitto Sanandrea, una nave cisterna affaondata durante la seconda guerra mondiale, di cui residuano solo alcune lamiere, ma comunque interessanti, adagiate su un fondale di circa -25 metri. Ritorniamo tutti e tre in acqua con un Nitrox 32% e con le nostre fotocamere, ancora una volta per primi. Qui ci divertiamo a guardare in ogni anfratto in cerca di pesci. Sotto una lamiera tra le più grandi, una coppia di cernie brune si ripara mantanendosi comunque a distanza di sicurezza dal mio oblò emisferico. Il tempo passa veloce, Lorenza è sempre più a suo agio con la fotocamera e ciò mi rende orgoglioso. È tempo di risalire, l’aria scarseggia, a Lorenza è toccato in monobombola da 12 litri e per un fotografo l’autonomia non è mai abbastanza!

Risaliamo soddisfatti e divertiti, pronti ai tuffi di domani. Una volta rientrati al diving senza aver dovuto trasportare nulla 😀 provvediamo al risciacquo delle fotocamere e mute, pronti poi a raggiungere mia moglie e mia figlia in spiaggia per mangiare e fare il bagno!

Torre Vado Relitto con Lorenza, Antonio e Gianmarco

Stamattina la sveglia non suona presto e possiamo scendere tutti insieme a fare colazione in hotel. Dopo il giorno di stop di ieri per il meteo avverso, dedicato ad una visita a Otranto, oggi si torna in acqua nel pomeriggio con i miei amici del Poseidon Team A.S.D., Antonio Mario e Gianmarco Giordano.

Mi raggiungono con le famiglie per le 14:00 in spiaggia e dopo pranzo ci spostiamo al diving per prendere le attrezzature e raggiungere la barca in banchina.

Alle 16:00 ci muoviamo per andare al relitto Tefvik Kaplan I che si trova a poca distanza dal porto di Torre Vado. Il vento è ancora sostenuto e c’è ancora onda, ma si può andare in acqua in sicurezza. Marcello Ferrari mi fa sentire a casa mia e mi concede di entrare per primo in acqua con i miei amici lasciando guidare me il gruppo, lui invece scenderà dopo qualche minuto con oltre quindici subacquei, evitandomi il “traffico” che di li a poco ci sarebbe stato lungo lo scafo. La visibilità è buona, ma la luce bassa del pomeriggio non aiuta. Ci godiamo un bel giro tranquillo con Lorenza, Antonio e Gianmarco che mi seguono, fermandosi ogni tanto a scattare le foto. Visitiamo il relitto in ogni angolo, fino a trovare sulla zona della coperta una bella cernia dorata che si è nascosta tra le lamiere. Qui nasce una inevitabile disputa per accaparrarsi la posizione migliore …. Lorenza ha sangue blu e non si smentisce …. conquista la posizione e non la molla ad Antonio che in ogni caso riesce a scattare qualche buona foto. Risaliamo a bordo molto soddisfatti. Non posso che ringraziare calorosamente il boss per la fiducia accordatami. Well done Marcello! 

I miei amici purtroppo devono andare via, ci salutiamo dandoci appuntamento alle prossime immersioni di casa nostra. La mia serata prosegue con la famiglia con una bella passeggiata a Leuca con cena sul mare.

 

 

Relitto del Vervece

E’ da una settimana che il tuffo al relitto del Vervece è programmato, con tanto di evento pubblicato sui social …. ed in tanti siamo oggi in acqua. Il gommone è pieno fino al massimo della disponibilità consentita dall’A.M.P. Punta Campanella in zona A, il mare è calmo ma la temperatura dell’aria è torrida; alle 9 del mattino bisogna già passare a bagnare la la testa sotto la doccia del Punta Campanella Diving prima di saltare in gommone.  

Raggiungiamo il punto stabilito divisi in tre gruppi: Gianluigi e Vittoria accompagneranno alcuni sub scendendo sull relitto e proseguiranno verso lo scoglio del Vervece, dove il secondo gruppo guidato da Lisa inizierà la sua immersione, il terzo gruppo, composto da me medesimo e la mia fotocamera, resterà sul relitto per effettuare una immersione “quadra”. 

La corrente muove tanto particolato nella colonna d’acqua ma la visibilità è comunque accettabile, in grado da far distinguere chiaramente la sagoma del cargo dall’alto. Scendo lungo la sagola e raggiungo la zona poppiera ed attendo l’arrivo dei subacquei. Li lascio sfilare e mi sposto verso la parte sovrastante, per poi entrare all’interno della stiva dove a dritta si vede un grande foro sulla chiglia. L’interno della stiva è ricoperto da spugne, mentre migliaia di castagnole rosa si muovono tra le lamiere. Avevo portato con me un terzo flash per realizzare qualche scatto più creativo, ma senza collaborazione ho desistito. Raggiungo la prua del cargo, quando i miei amici hanno da tempo iniziato lo spostamento verso l’isolotto, mi trattengo qualche altro minuto e prima di risalire vado a scattare una foto ad una grande spugna che avevo visto durante la discesa. Non resta che effettuare la lunga decompressione ed attendere vicino al pallone segna-sub che i miei amici mi vengano a recuperare, leggermente preoccupato dal vedere sfrecciare, incuranti dei divieti, numerosi “pirati del mare” all’interno delle boe che delimitano la zona A. 

Rientrato al diving mi accorgo di avere un foro nella sacca del GAV che prontamente Gianluigi mi ripara prima di uscire in mare di nuovo per andare alla grotta di Mitigliano. Saluto il folto gruppo e torno a casa, oggi sono soddisfatto e non mi pesa saltare un’immersione. Torno a casa e posata la fotocamera, torno al mare raggiungendo la famiglia in spiaggia dove, tra un bagno e l’altro, ho il tempo di guardare con l’iPad sia la gara di MotoGp che quella di F1. 

Relitto del Vervece

La notte è stata travagliatissima, lo sconforto è grande per aver visto soccombere senza appello l’amata Juventus, distrutta da scellerate scelte dell’allenatore e della società. La sveglia suona comunque alle 7:00 per seguire il Gran Premio di F1 in Giappone sul divano. Mi risveglio all’improvviso alle 9:00 dopo aver visto la conclusione della gara … salto dal divano e vado a vestirmi, per fortuna avevo preparato ieri sera la fotocamera. Passo in garage a prendere la muta stagna e poi corro a Massa Lubrense dove mi attende Rosario, Mimmo e tutto il Punta Campanella Diving Center. Quando arrivo saluto anche l’amico medico Gennaro e Ciro, venuto da Portici per girare delle riprese per un video sull’A.M.P. Punta Campanella. Il cielo è terso, con il vento di grecale che soffia forte e muove la superficie dell’acqua con piccole onde. Usciamo e subito raggiungiamo il punto dove c’è il relitto del Vervece. Mentre Rosario e Mimmo andranno in cerca di piccoli soggetti con il Micro-Nikkor 105 e la lente Nauticam SMC, con Gianluigi, Gennaro, Lorenzo e suo fratello scendiamo lungo la cima che ci porta allo scafo. Mi dirigo subito verso la poppa, fotograficamente più interessante, poi mi muovo lungo la coperta che non avevo visitato la precedente immersione. Si vede il fasciame interno ed il grosso buco che ne ha causato l’affondamento. Raggiungo la prua dove si vede l’argano, prima di intraprendere il cammino di rientro verso lo scoglio del Vervece. Gianluigi mi porta a vedere una parete coperta di spugne gialle con una piccola caverna che si apre sotto di essa, ma adesso non è il caso di entrare a visitarla, proseguiamo fino a raggiungere la statua della Madonna. Non resta che finire l’immersione nei pressi della boa gialla a cui è ancorato il gommone. Mentre attendiamo il rientro di tutti i sub, all’improvviso risale Rosy con la fotocamera di Mimmo, impegnato in una lunga decompressione, con la spia rossa lampeggiante per un allagamento. In verità anche io mi sono allagato, con riparazione effettuata alla muta stagna che non ha mantenuto l’isolamento, rientro a terra con le gambe tutte bagnate. Quando rientriamo al diving smontiamo la fotocamera dallo scafandro ed asciughiamo il tutto, la Nikon D3X sembra funzionare perfettamente, ma Mimmo telefona subito ad un amico foto-riparatore per portarla urgentemente in revisione per scongiurare qualsiasi danno.

Relitto del Vervece

Quando desideri qualcosa da decenni che poi si realizza si rischia anche di restare deluso. Mi hanno raccontato decine e decine di volte del relitto affondato al Vervece e molte volte ho provato a raggiungerlo senza mai successo, fino ad oggi quando, grazie all’amico Gianluigi Di Maio e allo staff del Punta Campanella Diving Center, il mio desiderio è stato esaudito  … ed è stato magnifico!

Mimmo passa sotto casa alle 8:00 mentre io sto frettolosamente montando il Sigma 15 mm sulla custodia Isotecnic, arrivo a Massa Lubrense con scarsissimo anticipo, non avendo programmato l’immersione oggi. Usciamo con il gommone pieno di subacquei, Gianluigi mi raccomanda di prepararmi in fretta perché scenderemo per primi sul pedagno che è stato lasciato persegnalare lo scafo affondato. Assicuriamo un pallone alla cima e ci tuffiamo scendendo lungo di essa, contrastando la fortissima corrente che spinge Ovest. All’improvviso, nel blu, si inizia a distinguere la sagoma della nave adagiata sul fondo. Pian piano raggiungiamo la prua, mi fermo incantato a guardarla, poi inizio a scattare. Gli altri sub sono sulla coperta della nave, esplorando anche la parte interna dell’imbarcazione. Proseguo verso poppa osservando la grossa falla sulla chiglia, fino ad arrivare al timone. L’elica ahimè non è ben visibile, mentre la poppa di staglia nel blu avvolta da una nuvola di pesciolini. Non riesco nemmeno a terminare il giro e raggiungere la coperta che Gianluigi mi segnala che bisogna andar via con direzione Vervece. Mentre sorvoliamo sul “Viale delle Gorgonie”  una coppia di aquile di mare intercetta il nostro percorso, ma a notevole distanza, non fotografatile. Raggiungiamo lo scoglio effettuando un giro in senso orario, contrario rispetto al solito per mantenerci nella zona dove la corrente è minore. Il passaggio sul pianoro della Madonnina è difficoltoso a causa del fiume d’acqua che ci sospinge verso Capri, contrastando il nostro incedere, siamo costretti ad aiutarci con le mani sulla roccia per superare l’ostacolo. Qui stazionano alcune orate e saraghi, mentre i barracuda sono freneticamente a caccia di latterini e boghe. Terminiamo così l’immersione dopo 50′ di grande suggestione, come al solito, appena toccato terra fuggo via con lo scooter per andare a casa a festeggiare l’onomastico di mia moglie.