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Torre Vado Relitto con Lorenza, Antonio e Gianmarco

Stamattina la sveglia non suona presto e possiamo scendere tutti insieme a fare colazione in hotel. Dopo il giorno di stop di ieri per il meteo avverso, dedicato ad una visita a Otranto, oggi si torna in acqua nel pomeriggio con i miei amici del Poseidon Team A.S.D., Antonio Mario e Gianmarco Giordano.

Mi raggiungono con le famiglie per le 14:00 in spiaggia e dopo pranzo ci spostiamo al diving per prendere le attrezzature e raggiungere la barca in banchina.

Alle 16:00 ci muoviamo per andare al relitto Tefvik Kaplan I che si trova a poca distanza dal porto di Torre Vado. Il vento è ancora sostenuto e c’è ancora onda, ma si può andare in acqua in sicurezza. Marcello Ferrari mi fa sentire a casa mia e mi concede di entrare per primo in acqua con i miei amici lasciando guidare me il gruppo, lui invece scenderà dopo qualche minuto con oltre quindici subacquei, evitandomi il “traffico” che di li a poco ci sarebbe stato lungo lo scafo. La visibilità è buona, ma la luce bassa del pomeriggio non aiuta. Ci godiamo un bel giro tranquillo con Lorenza, Antonio e Gianmarco che mi seguono, fermandosi ogni tanto a scattare le foto. Visitiamo il relitto in ogni angolo, fino a trovare sulla zona della coperta una bella cernia dorata che si è nascosta tra le lamiere. Qui nasce una inevitabile disputa per accaparrarsi la posizione migliore …. Lorenza ha sangue blu e non si smentisce …. conquista la posizione e non la molla ad Antonio che in ogni caso riesce a scattare qualche buona foto. Risaliamo a bordo molto soddisfatti. Non posso che ringraziare calorosamente il boss per la fiducia accordatami. Well done Marcello! 

I miei amici purtroppo devono andare via, ci salutiamo dandoci appuntamento alle prossime immersioni di casa nostra. La mia serata prosegue con la famiglia con una bella passeggiata a Leuca con cena sul mare.

 

 

Vervece con Edoardo

Imprevisto è qualcosa d’imponderabile, che può avere accezione negativa o positiva …. la giornata odierna è stata un susseguirsi di imprevisti … negativi e positivi. Così mi sono ritrovato a non riuscire a raggiungere Napoli per lavoro come programmato, bloccato a risolvere alcune questioni in terra stabiese. Mentre sono in procinto di spostarmi squilla il telefonino, è Edoardo che mi chiama da Napoli. Mi dice che sta partendo in gommone dal porto di Baia per accompagnare dei clienti a fare immersione allo scoglio del Vervece. Ha più di un’ora di navigazione per arrivare al Punta Campanella Diving di Massa Lubrense e si chiedeva se facessi in tempo a raggiungerlo. La fortuna ha voluto che io fossi ancora a Castellammare di Stabia, quindi non troppo distante da casa e dal diving per poterlo raggiungere. Così ho avuto il tempo di rientrare a casa a preparare la fotocamera, a cambiare l’obiettivo e l’oblò e dopo poco ero sullo scooter in direzione di Marina della Lobra. Edoardo è già pronto ed attende la mia vestizione, subito ripartiamo con il gommone per raggiungere lo scoglio del Vervece. C’è un poco di maestrale e leggera onda che si sente anche nei primi metri d’acqua. La visibilità non è ottimale a causa della bassa penetrazione della luce in acqua con il sole basso del tardo pomeriggio. Raggiungiamo la grande spugna gialla Axinella a -47 metri e stento a riconoscerla. Le sue dimensioni sono notevolmente ridotte, lo scorso anno avevamo notato che la spugna si era abbattuta verso il basso “tagliata” alla base sa una lenza di pescatori di frodo che entrano all’interno della zona A dell’A.M.P. Punta Campanella per pescare illegalmente al suo interno. La parte superiore (e più cospicua) deve essersi staccata dalla restante parte ed svanita. Sicuramente sarà andata incontro al deperimento non essendo più ancorata al substrato su cui giaceva da  decenni. Anche la parte restante sembra deperita e coperta di alghe filamentose. Lo sconforto è massimo così come vedere alcune gorgonie giá ricoperte di mucillagine. L’immersione prosegue come al solito tra cernie, saraghi, barracuda, murene e milioni di castagnole. Tra le gorgonie gialle trovo una lenza impigliata da poco tempo, segno che la pesca continua nonostante i divieti.  Dopo la decompressione, non resta che rientrare al diving per un selfie ricordo con Edo ed una birra ghiacciata. Grazie Edo per avermi fatto concludere alla grande la giornata!

Scoglio Penna e Vervece con Punta Campanella Diving

60 giorni possono essere interminabili e tali sono stati per me, fermo ai box dopo un periodo di convalescenza a seguito di un intervento ricostruttivo odontoiatrico. Solo dopo aver ricevuto l’ok dal mio dentista “Rino”, oggi sono potuto tornare in acqua per inaugurare la stagione estiva al Punta Campanella Diving Center.  L’attrezzature è da due settimane al diving ma la situazione clinica non mi consentiva di immergermi, è stato così semplicissimo raggiungere il porto di Marina della Lobra con lo scooter armato della sola fotocamera. C’è un bel sole ma c’è anche vento abbastanza teso. L’appuntamento era da non perdere perché oggi è prevista un’uscita dell’Associazione Jacques Cousteau capitanata da Nicola ed Antonella a cui si aggiungono Linda ed altri simpatici subacquei. Partiamo con il gommone alla volta dello Scoglio Penna dove ormeggiamo alla boa sommersa. C’è corrente abbastanza sostenuta e siamo costretti a raggiungere lo scoglio scendendo lungo la gomena di ormeggio e sorvolando il fondo. Il gruppo si avvia verso la punta dove ci sono i barracuda ma l’avanzamento è difficoltoso. Decido così di sganciarmi da loro e di tagliare il percorso passando attraverso il foro presente tra i due scoglioni per raggiungere più rapidamente la parete esterna con le gorgonie rosse. La visibilità è buona ma non entusiasmante. L’immersione prosegue senza grandi sussulti, decido così di attendere il rientro dei miei amici nello stretto buco di passaggio. Una volta passati tutti, mentre siamo pronti a risalire, Linda mi segnala la presenza di un polpo sulla parete che si sta muovendo verso la superficie in cerca di prede nella schiuma delle onde. Lo osservo risalire sempre più fino a fermarsi a pelo d’acqua, lo vedo anche fuoriuscire all’esterno scoperto dal cavo dell’onda. Ho gli ultimi minuti di deco da smaltire e lo osservo sperando che non vada via. Quando finalmente posso risalire in superficie mi avvicino ed inizio a scattare a raffica, fin quando non fugge via sotto gli occhi spalancati miei e dei miei amici. Risaliamo e finalmente facciamo un selfie prima di tornare a bordo. Rientriamo al diving verso le 12:00 e dopo una lunga pausa per attendere l’arrivo di alcuni clienti per l’immersione pomeridiana, approfitto per mangiare un panino in compagnia di Gennaro.

Alle 14:30 iniziamo di nuovo le operazioni di vestizione per uscire con direzione Scoglio del Vervece. Il vento è aumentato ed anche il mare. Raggiungiamo la boa di ormeggio e Vittoria si tuffa ancora per ormeggiare. Lisa è pronta con il resto della “truppa” e si tuffa dopo che tutti sono entrati in acqua per chiudere il gruppo. Faccio da apripista come al solito e mi dirigo verso le gorgonie rosse. Lascio il gruppo tra i grandi ventagli di Paramuricea e risalgo un poco in direzione dei massoni che si trovano in direzione di Capri. Lungo il pendio, quasi invisibile, la pinna dorsale del Pesce San Pietro fuoriesce dalle alghe che ricoprono il fondo. Mi avvicino aspettando già la pronta risposta del pinnuto. Puntualmente il pesce inizia a spostarsi tenendosi a debita distanza dalla cupola del mio scafandro. Eseguo qualche scatto inseguendolo, ma l’impresa è vana. Ancora una volta mi è sfuggito, di giorno resta un soggetto molto difficile da avvicinare, al contrario della notte.  

Raggiungo quindi i massoni e sotto di esso scorgo una bella corvina, in questo posto non ne vedevo da anni! La mostro a Vittoria e proseguo, ne incontro una seconda prima di imbattermi nel branco di barracuda che solitamente staziona sulla punta “terrestre” dello scoglio. Continuo ancora per raggiungere la statua della Madonna e per controllare la condizione delle telecamere di sorveglianza posizionate sul pianoro a -12 metri. Come ampiamente prevedibile, sono completamente “bio-ricoperte”, incrostate al punto da non essere assolutamente utilizzabili. La loro inutile installazione mi ha molto sorpreso, il mare invece non lo ha fatto, prendendone possesso come previsto. Ne sarà contento solo il responsabile della manutenzione che si è guadagnato un lavoro assicurato a vita! Mostro ai miei amici anche la tana delle murene ed il piccolo buco fortunatamente scampato al massacro compiuto alcuni anni fa ad opera dei pescatori di datteri. Il Vervece da allora è cambiato completamente, non è più quello che ho ammirato per decenni e non penso potrà più ritornare all’antico splendore. Risaliamo a fatica in gommone a causa del moto ondoso che è aumentato durante la nostra permanenza in acqua.  Rientrati a terra inizio rapidamente a sciacquare tutta l’attrezzatura, fotocamera compresa, per tornare subito a casa dai miei familiari, dopo una bellissima giornata di mare trascorsa con le mie amiche Rosy, Lisa e Vittoria del Punta Campanella Diving Center. 

Marina Grande – Immersione Pomeridiana


Ore 11:00, squilla il telefono …. “Marco, sò Tonino o’ Russ (Antonino il rosso), me serv na granda curtesia (mi occorre una grande cortesia), riesci a venire qui giù?” … Ok, ho capito, ci vediamo dopo pranzo, dammi il tempo per prepararmi.
Così alle ore 15:00 mi sono messo in moto verso la Marina Grande di Sorrento con l’ausilio del mio amico fraterno Elio, per risolvere il problema all’amico pescatore.

“Marco, cerca di risolvere tu, mio figlio non ci è riuscito, ha fatto solo un guaio mentre faceva retromarcia con il gozzo, ha preso una cima d’ormeggio nell’elica e stanotte non posso uscire a pescare!”

Mi vesto sulla spiaggia e raggiungo il peschereccio ormeggiato vicino alla scogliera, metto la testa sott’acqua ed il groviglio immane si palesa sotto i miei occhi. Impiego una ventina di minuti per liberare l’elica dalle spesse cime di ormeggio, cercando di fare in minor danno possibile. Finalmente, dopo aver terminato il lavoro posso approfittare per fare un giro più al largo in cerca di qualche roccia ed organismo da portare in acquario. Spesso sotto i pescherecci si rinvengono scarti della pesca e specie molto interessanti che vengono poi ributtate in mare.  

Mentre il mio amico Elio e Tonino mi seguono dalla superficie con un barchino, raccolgo per la mia vasca alcune pietre forate ed una piccola gorgonia gialla, ritrovo anche un bellissimo cavalluccio giallo femmina che ho visto altre volte nella stessa zona durante le immersioni notturne di gennaio, mentre nel porto mi imbatto in quattro esemplari di Bursatella leachii con delle ovattare a breve distanza da esse. Che peccato, non ho la fotocamera! 

Risalgo a terra dopo una mezz’ora e mi spoglio. Tonino ed il suo amico Gaetano o’ barilotto (che possedeva in rubrica il mio numero telefonico) insistono per portarci al bar, non possiamo rinunciare. Ci sediamo così tranquilli a sorseggiare un bel caffè, parlando per oltre un’ora dell’amato mare sorrentino e delle sue mirabili ed incredibili creature che cela. Che bello poter aiutare un amico con un semplice gesto, che bel pomeriggio!

Eccomi qui al bar con Antonino Serio e Gaetano D’Alesio