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Vervece con Punta Campanella Diving Center

“E che ci fai qui alle 8:44?” Mi dice Andrea al mio arrivo al diving indicandomi l’orologio … effettivamente sono in ritardo rispetto al solito ma l’appuntamento prefissato è alle 9:30!

Oggi ho portato con me un nuovo giocattolo da provare in acqua, lo zoom Nikon 16-35 mm prestatomi da Gianluigi al quale ho prestato il minidome Saga ed il Sigma 15 mm per andare in vacanza in Sardegna. Lo scafandro Nauticam NA-D850 con superdome e prolunga si trasforma in un’arma da guerra, non proprio pratico da maneggiare. Ho abbinato i flash Ikelite DS161 ed i bracci galleggianti Nauticam, ma sono certo che la fotocamera in queste condizioni sarà “positiva”, stante il grande volume interno dell’oblò. Dovrò sicuramente provvedere ad acquistare dei bracci lunghi da 40 cm Flex-Arm per usarli in grandangolo con il superdome! 

Al diving ci sono i miei amici Luisa e Pierluigi, cuori bianconeri come me, venuti a fare immersione al Vervece oggi, insieme ad alcuni clienti americani. In barca resta Linda, mentre Lisa, Virgilio e Vittoria accompagnano i sub in acqua. Oggi sono tornato sulla parete che ho visitato l’ultima volta qui, quando avevo montato il 105 mm. Questa volta l’obiettivo è adatto a riprendere i ventagli di gorgonie gialle attorniati da Anthias anthias. Resto poco in profondità a causa di una piccola perdita di aria da una frusta dell’erogatore della quale non mi ero accorto in barca e che cerco di individuare con un selfie, torno subito indietro e cerco ancora la murena con i gamberetti. Ritrovo il punto ma il pesce non c’è, si vedono solo i due Stenopus nel buco. Proseguo il giro ammirando alcune cernie durante il mio percorso, raggiungo la statua della Madonnina dove si vedono anche i barracuda. Qui l’acqua è molto più torbida, calda ed opalescente, fotografare bene in queste condizioni è improponibile. Termino così l’immersione comunque soddisfatto; a parte l’assetto in acqua, l’obiettivo zoom è molto versatile ma adatto soprattutto a fotografare grandi pesci pelagici in mete esotiche. 

Arrivati in porto dobbiamo attendere l’uscita di alcune barche charter in uscita per escursioni a Capri e Positano, prima di poter scendere in banchina per riporre le attrezzature. Saluto i miei amici al termine delle operazioni di risciacquo, dandogli appuntamento alla prossima settimana quando anche loro porteranno con se le fotocamere per l’UNDERWATER PHOTO DAYS PUNTA CAMPANELLA  del 29-30 giugno.

 

Puolo con Ass. Jacques Cousteau – Immersione Notturna

Solita sveglia alle 6:30, mi alzo non un leggero mal di schiena. In previsione della serata, faccio colazione e prendo del diclofenac a lento rilascio per essere in perfetta forma per l’immersione notturna. Quando vado nello studio a prendere l’iPad per andare a lavoro, mi accorgo che l’Holacanthus ciliaris che ho nella vasca di quarantena è pieno di puntini bianchi, l’avevo lasciato la sera prima in perfette condizioni! Perdo qualche minuto per inserire in vasca il medicinale a base di rame e installare una pompa di movimento supplementare per aumentare l’ossigenazione della vasca e poi scendo di casa. Al mio rientro dopo un ritorno da Napoli in soli 60 minuti, il dolore alla schiena è andato via ed il pesce in vasca sembra aver reagito bene al trattamento, accettando anche un poco di cibo. La fotocamera è già pronta dalla sera precedente, stasera farò un esperimento, ho montato il Tokina 10-17 mm nel minidome Saga, ma posizionandolo a 15 mm senza usare la ghiera dello zoom.

In abbinata ci sono i due flash Inon Z240 con le cupole GloDive, montati sui bracci galleggianti Flex-Arm. Metto le batterie nelle lampade ed inizio ad assemblare il tutto, fortunatamente mi accorgo di aver dimenticato di mettere anche le batterie stilo nei flash e chiudere i tappi posteriori! Avrei sicuramente fatto un gravissimo danno ….. Alle 19:30 sono pronto a vado al garage a prendere la muta e le bombole.

Arrivo a Puolo alle 20, in perfetto orario, Linda e gli altri soci stanno già scaricando le attrezzature, dopo poco arriva anche Antonella con Nicola. Ci vestiamo lentamente per aspettare il calare delle tenebre, ma è il caso di vestirsi subito per sfuggire all’assalto delle zanzare tigre. Chiudo la muta stagna (quella umida l’ho lasciata al Punta Campanella Diving) e mi tuffo in un’acqua calda e verdognola. Subito incontro un grosso albero caduto in mare dall’aria spettrale,  recupero un paio di occhiali da sole caduti in mare e trovo un piccolo pesce ago nascosto al riparo di un puntale di una canna da pesca. La visibilità migliora nettamente al calare della temperatura dell’acqua, a 30 metri è fredda e limpida, ma le tenebre non sono ancora assolute e ci sono poche presenze in giro sul fondale. Il percorso sul sabbione è privo d’incontri, taglio verso la parete dove si vedono le lampade dei miei compagni. Mentre li raggiungo trovo una bella bavosa cornuta far capolino da uno scheletro di un riccio. Sarebbe stato ideale avere montato un obiettivo macro e lo snoot, ma va bene lo stesso. Passo oltre e raggiungo i miei amici, guardiamo insieme tra le foglie di posidonia dove si nascondono alcuni pesci ago, due dei quali hanno le uova sotto il ventre. Tra le foglie vedo anche svariate conchiglie Smaragia viridis e le mostro ai miei amici che hanno obiettivi adatti alle minuscole dimensioni, di ippocampi invece non vi é traccia. Mentre ritorniamo verso terra un grosso polpo mi viene incontro, ci mettiamo in fila per fotografarlo tutti, poi raggiungiamo di nuovo il basso fondale dove l’acqua torna calda e torbida. Qui passeggia un grosso paguro bernardo che trascina con se le sue enormi attinie ed una piccola murena è sorpresa a cacciare fuori tana.  Anche Antonella trova un paio di occhiali caduti in mare e li recupera. Dopo 90 minuti d’immersione è ora di salire e qui comincia la parte più brutta della serata …. le scalette da salire più volte per portare tutto in auto ed il risciacquo dell’attrezzatura a casa che mi impegnano fino a dopo la mezzanotte, quando finalmente posso cenare qualcosa ed andare a fare una doccia, domattina la sveglia suona ancora alle 6:30!

Scoglio del Vervece

La lavatrice ha terminato il suo programma rapido, i sottomuta sono lavati e stesi al sole, in attesa di essere messi a deposito per qualche mese. È finalmente arrivata l’estate, o almeno, così sembra, quindi ho deciso di abbandonare le due mute stagne per indossare l’uniforme bagnata, che garantisce una diversa vestibilità e praticità. Oggi ho usato la mia Nauticam NA-D850 con il Micro Nikkor 105 mm, una configurazione che non avevo ancora utilizzato. Ho portato con me anche la lente Nauticam SMC avvitata sul pratico flip ed ho utilizzato una coppia di flash Inon Z240 montati sui bracci galleggianti Flex-Arm. 

Arrivo con lo scooter al Punta Campanella Diving alle 8:15, in leggero anticipo sull’appuntamento, preparo la fotocamera e inizio a vestirmi. C’è stata un’imprevista defezione di alcuni clienti che arriveranno nel pomeriggio per cui stamattina siamo in pochi in acqua. Dopo alcuni cambi d’itinerario alla fine si decide di andare comunque allo Scoglio del Vervece come previsto inizialmente. Non bisogna attendere ulteriormente, così saliamo sul gommone per partire quando Virgilio si accorge che la sua maschera graduata si è spezzata in due! Ahimè è costretto a fare da barcaiolo, non potendo usare una normale maschera in sostituzione. In acqua con me scende la neo istruttrice Lisa che effettuerà un giro diverso dal solito, dirigendosi verso il Viale delle Gorgonie gialle. Li seguo nella discesa con acqua molto torbida a causa della fioritura fitoplanctonica, raggiungendo una balza subacquea che avevo sempre erroneamente escluso dai miei itinerari subacquei al Vervece. La parete è molto bella, ricca di gorgonie Eunicella cavolinii e in basso si intravede anche una piccola grotta che visiterò la prossima volta che monterò il grandangolare. Mi fermo a fotografare gli Anthias anthias mentre Lisa prosegue il suo percorso. Solo a bordo saprò che hanno incontrato un bel pesce San Pietro!

Non resto a lungo a fotografarli perché il mio programma odierno è ben preciso …. andare in cerca di una “specifica” Muraena helena … della quale ho chiesto informazioni alla mia amica Antonella che l’ha fotografata in questi giorni. Le sue indicazioni sono preziose e precise, il pesce è nella sua tana e … con lui o lei c’è anche … lo Stenopus spinosus!

Il gambero meccanico arancione è sulla parete della tana, immobile, mentre la murena entra ed esce dal buco assecondando inversamente i miei movimenti. Mi avvicino e si ritrae, mi sposto dal lato della coda dove c’è un altro Stenopus e tira fuori in capo e spalanca le fauci. Il mio intento è proprio quello di far destare dal “sonno” il primo gambero, una femmina con le uova, stimolata dal movimento della murena. Paziento a lungo fin quando ciò che avevo sperato accade, il gambero si sposta e sale sul muso del pesce ma la murena non collabora spalancando la bocca per lasciarsi pulire. Probabilmente l’operazione è stata già effettuata ed il gambero dopo poco passa oltre, rintanandosi dall’altra parte del buco, dove la mia lampada ed i flash non arrivano. Me ne risalgo abbastanza soddisfatto, ma solo per aver “cercato” la situazione e poi averla trovata realmente, bisognerà ritornare per riuscire a cogliere l’attimo giusto.

Si torna così a terra dove risciacquo l’attrezzatura che finalmente posso lasciare al diving, in modo da non doverla portare con me sullo scooter; d’ora in poi potrò viaggiare leggero con il solo borsone fotosub senza grandi ingombri. Rientro a casa in anticipo rispetto al solito, ho così il tempo di andare al supermercato per provvedere al pranzo che consumerò in spiaggia con la mia famiglia allo stabilimento balneare “Salvatore” di Sorrento. Viva l’estate!

 

La Cattedrale di Porto Cesareo

Inizia la competizione e, per essere sul campo gara insieme ai concorrenti, sono costretto anche oggi ad una sveglia alle 6:30. Colazione sul terrazzino del B&B e subito corro al Diving Costa del Sud dove i partecipanti sono radunati alle 7:15 per effettuare i controlli pre-gara. Mi tocca così anche una intera sessione di foto con i vari fotosub per dare inizio alla competizione. Le attrezzature sono state tutte caricate sulla barca e sul gommone che si trasferiranno con un’ora di navigazione a Porto Cesareo, ma senza i subacquei che invece vengono portati sul posto con un pulmino messo a disposizione dagli organizzatori. Alle 8 di mattina parte il bus ed io sono in prima fila per effettuare i selfie di rito. 

Arriviamo alle 9 a Porto Cesareo e qui sul porto si iniziano a montare le fotocamere, in attesa dell’arrivo delle barche. Quando le barche sono in banchina, inizia anche la vestizione fino al rituale megaselfie d’inizio gara.

Lasciamo andare via tutti i concorrenti mentre io salgo a bordo del gommone dell’A.M.P. di Porto Cesareo in compagnia di Graziano, Gianluca e Chiara per andare a fare qualche scatto sul campo gara. L’imbarcazione è tutta a mia disposizione e ne sono molto onorato. Si decide di andare nel punto chiamato “La Cattedrale”, al centro del campo gara. Per non arrecare disturbo agli atleti, decido di non entrare all’interno della grotta, avendola visitata già lo scorso anno. Proseguo lungo la balza rocciosa ed incontro alcuni fotosub, mi allontano da loro trovando qualche piccolo anfratto con le pareti ben ricoperte di spugne e madrepore. Resto in acqua una trentina di minuti perchè il gommone deve ritornare in porto per svolgere altre mansioni. Risalgo così a bordo e ce ne torniamo in porto, mentre la gara prosegue con il cielo che si sta coprendo di nuvole. Mentre attendiamo il rientro del gruppo, resto vestito e mi tuffo di nuovo in acqua in apnea per fotografare una coppia di germani reali che nuota all’interno del porto. Ovviamente quando entro in acqua la coppia si allontana. Decido così di andare a scattare qualche foto ai pescherecci ormeggiati, con la speranza di sorprenderle mentre si spostano tra le boe e le barche. Quando rientrano le barche ormai la pioggia è imminente, ci si spoglia in fretta e si ritorna in bus a Santa Caterina mentre le barche rientrano via mare. 

Arrivati al diving lavo tutta l’attrezzatura e mi sposto presso il bar dove, in compagnia di Mimmo, Andrea e Rosa, prendiamo un aperitivo, mangiamo un panino e gustiamo i dolcini offerti dal mio amico Mimmo Tritto. Mentre tutti sono intenti a sostituire le bombole e cambiare le ottiche alle fotocamere, in previsione della seconda immersione che si effettuerà a Punta Lea, me ne vado a riposare, saltando l’immersione, mentre il meteo migliora di nuovo. 

Alle 18:00 ritorno al diving per sistemare i borsoni sub in previsione della partenza di domani, quando, dopo la giuria, prenderemo la via di casa. Approfitto così per fare una passeggiata e mangiare un gelato. In serata ci spostiamo presso una bellissima masseria, dove ceniamo tutti insieme e dove riceviamo un bellissimo e gradito omaggio, un disegno-caricatura realizzato per ciscuno dei giurati. 

 

 

Aereo Junker 88 con Mimmo

La giornata inizia con la sveglia alle 8 ed un bel sole che ci godiamo mentre siamo sul terrazzino del B&B per la prima colazione.  

L’attrezzatura è già pronta da ieri, non ho toccato nulla lasciando lo scafandro chiuso ed ancora “sottovuoto”, non ho nemmeno ricaricato le batterie dei flash che sono sufficientemente cariche. L’appuntamento al diving Costa del Sud è alle 9:30 ma nel frattempo il meteo è repentinamente cambiato, con vento forte e grandi nuvoloni che hanno oscurato il cielo. 

Partiamo con la barca ed arriviamo sul punto dopo una navigazione di circa trenta minuti. Il segnale sullo scandaglio ci dice che siamo sul punto esatto, viene calato un piccolo ancorotto a cui è assicurata una boa bianca per evitare di calare l’ancora sull’aereo e danneggiarlo. L’ancora infatti viene assicurata al fondo decine di metri sopra vento, in modo da consentirci di saltare in acqua quasi nel punto preciso dove si trova l’aereo.

Alex ci guida lungo la cima, la visibilità non è ottimale, un pò buio a causa delle nuvole. Man mano che scendiamo si inizia a vedere la sagoma del relitto adagiato sul fondo in assetto di volo. Solo la coda è spezzata, tutto il resto è al suo posto, con anche l’antenna sul cupolino. E’ uno spettacolo davvero emozionante, un’immersione che lo scorso anno non mi è stato possibile effettuare ed alla quale non avrei rinunciato per nessun motivo. Restiamo sul fondo a 35 metri di profondità per i venti minuti programmati, avevamo portato in barca anche due bombolini da 7 litri caricati ad EAN 50% ma abbiamo deciso di non utilizzarli date le ridotte dimensioni del relitto, privo di passaggi interni come a volte avviene per le navi. Alzo gli iso della fotocamera per recuperare luce e lascio spenti i flash, solo quando mi avvicino li accendo per tirare fuori i colori delle spugne che incrostano la fusoliera ed i motori del velivolo. I minuti trascorrono veloci ed il computer Shaerwater Perdix che ho prontamente ricomprato, mi indica 10 minuti di decompressione da effettuare. Questi minuti invece sono interminabili, come lo sono sempre i giri dell’orologio quando bisogna attendere per desaturarsi,  finalmente risaliamo a bordo tra le onde e con il cielo ancora più coperto. 

Una volta rientrati a terra e posate le attrezzature, raggiungiamo Andrea e Rosa Giulianini che sono a pranzo nei pressi del diving. Incredibilmente il meteo migliora ed il cielo si pulisce dalle nuvole. 

Dopo aver mangiato un boccone, andiamo a fare la doccia e riposare, nel pomeriggio alle 17 ho un impegno importante … ci sarà una mia presentazione con tema “Fotografia Notturna”, organizzato presso un’antica masseria di Santa Caterina di Nardò, per i concorrenti della gara fotosub.  A seguire la cena per assaggiare alcune specialità della cucina salentina!

Mar Piccolo di Taranto con Mimmo, Gianluca e Francesco

Oggi la sveglia suona alle 5:30, devo sbrigarmi a fare colazione e vestirmi in tempo per raggiungere il mio amico Mimmo a Torre Annunziata alle ore 7. Riesco a rispettare i tempi perfettamente, avendo già caricato l’automobile in serata, ho dovuto solo imbarcare in macchina la fotocamera ed i vestiti per qualche giorno di relax in Salento. Ci siamo anticipati di un giorno per raggiungere Santa Caterina di Nardò dove saremo impegnati a giudicare le fotografie subacquee che saranno scattate dai partecipanti al 2° Trofeo SalentoSub 2019. Il viaggio procede spedito ed arriviamo alle 10:30 al Centro Commerciale La Mongolfiera di Taranto, con mezz’ora di anticipo sul calcolo del navigatore satellitare, dove ci incontreremo con Gianluca Romano, l’inarrestabile organizzatore del concorso fotografico salentino. Gianluca arriva puntualissimo alle 11, nell’attesa noi abbiamo approfittato per effettuare una “visita” alla toilette della struttura. Dopo i saluti, in pochi minuti siamo al punto dal quale entreremo in acqua nel Mar Piccolo. Mentre sistemiamo le attrezzature e le automobili, ci raggiunge Francesco Pacienza che, assiduo frequentatore del luogo, ha da effettuare alcune prove con uno scafandro subacqueo per smartphone, con comandi ottici completamente remotati all’esterno da una specifica applicazione che deve essere messa a dura prova prima di essere rilasciata definitivamente per la vendita.   

Alle 12 siamo in acqua. Ho indossato la muta stagna per poter restare in acqua a lungo, sono previste oltre due ore d’immersione e la temperatura dell’acqua ancora non è estiva, a causa del meteo  che continua ad essere poco stabile.  Partiamo tutti insieme ma immediatamente ci perdiamo di vista, ogn’uno segue il suo percorso di ricerca di soggetti da fotografare che sono tantissimi. Abbiamo tutti optato per il minidome, in particolare io ho abbinato il Sigma 15 mm sulla mia Nauticam NA-D850, con i flash Ikelite DS161. Gli spirografi sono dappertutto, ma non così tanti come mi hanno raccontato gli amici. Anche i crinoidi sono praticamente spariti, mentre un tempo tapezzavano completamente le strutture immerse nell’acqua. E’ in ogni caso un gran bel vedere, ghiozzi, bavose, nudibranchi, anellidi, ascidie, spugne e granchi.  Mentre sono intento a guardare alla base dei gambi degli spirografi in cerca di cavallucci marini, vengo “catturato” dal colore arancio di un verme piatto Yungia aurantiaca …. solo un attimo dopo metto a fuoco la situazione eccezionale, che solo il Mar Piccolo di Taranto può regalare … il verme piatto è salito sul corpo di un ippocampo maschio con la tasca piena dei suoi piccoli. Le prime foto non sono ottimali perchè scattate dal punto di ripresa sbagliato, giro intorno al soggetto e mi posiziono nel punto adatto ma ho difficoltà ad infilarmi tra gli spirografi senza farli chiudere. Intanto il verme arancione passeggia sul pesce che inizia a fissarmi dritto negli occhi. Scatto una sequenza  d’immagini avvicinandomi sempre più, peccato che proprio nel momento in cui ho raggiunto la posizione ottimale e “definito” l’inquadratura desiderata, il verme è andato ormai via dal corpo del cavalluccio e scivola lungo il tubo allontanandosi dalla scena. Il cuore mi è salito in gola, è stata una grande emozione poter ammirare una tale situazione insolita, confermando così la peculiarità di questo sito d’immersione dove Francesco aveva immortalato una Cromodoris luteorosea (oggi abbondantissime) passeggiare su un cavalluccio marino.  Ne vedo almeno altri 5, delle due diverse specie, sia maschi con il “pancione” che femmine, ma tutti dal colore bruno scuro. Nonostante le 100 Bar residue nel monobombola 15 litri risaliamo dopo oltre 120 minuti, soddisfatti e stanchi, con un leggero mal di schiena causato dalla posizione inarcata verso la superficie. Risaliamo incredibilmente tutti insieme, ritrovandoci a ridosso del pontile di cemento. Questo luogo è magico e pieno di sorprese ed avrebbe “meritato” un secondo tuffo con una configurazione macrofotografica, ma è anche ricco di … rifiuti antropici di ogni genere, plastici e non, con il fondale completamente coperto da vecchie reti di plastica che si usano per contenere i famosissimi mitili tarantini. Sistemiamo tutte le attrezzature e ci mettiamo in viaggio per Santa Caterina di Nardò con Gianluca che ci fà da guida attraverso le stradine interne per “tagliare” gran parte del percorso, mentre Francesco se ne torna a casa. Pranziamo mentre siamo in auto con i panini portati da casa e dopo 90 minuti arriviamo a destinazione. Raggiungiamo il Diving Costa del Sud, dove campeggia un enorme poster pubblicitario dell’evento, scarichiamo le attrezzature e ci fermiamo a prendere un caffè al bar del porto e per incontrare i nostri amici pugliesi. Verso sera ci sistemiamo nelle camere ed andiamo a cena in un locale lì vicino dove non può mancare un bel boccale di birra! Domattina si va ancora in acqua a vedere il relitto dell’aereo Junker 88.

Punta Campanella e Scoglio Penna con Gabriella

Quando la sveglia suona alle sette ma tu sei andato a dormire alle tre di notte per attendere il rientro della figlia Lidia dalla gita scolastica, sei tentato di lasciar perdere e restare a dormire … poi pensi all’occasione del giorno che potresti perderti e salti giù dal letto, pronto a mettersi in moto per andare a mare. Raggiungo il Punta Campanella Diving Center con lo scooter dove ci sono Andrea, Gianluigi, Rosy e Virgilio, mentre è in arrivo Gabriella da Napoli per il doppio tuffo odierno. Quella di oggi è una piccola anteprima del Nautica Day che si svolgerà qui al diving a fine giugno, con le fotocamere in bella mostra.

Quando tutte le bombole sono sul gommone, partiamo dal porto per raggiungere Punta Campanella, il mare è calmo ma il cielo è coperto, con un continuo rischio di pioggia. Una volta ormeggiato il gommone alla boa predisposta per le immersioni,  seguo Gianluigi e Gabriella con le loro nuove fotocamere Nauticam NA-D810 e raggiungiamo alcuni scogli isolati sui quali non ero mai andato.  Il posto è interessante e mi fermo a fotografare, dimenticando di seguire ancora Gianluigi che invece raggiunge uno scoglio più distante dove c’è una Gerardia savaglia. Quando siamo sulla via del ritorno si vede un grande rete da pesca che copre completamente il fondale, coprendo le gorgonie. All’interno della rete c’è anche uno scorfano che fotografiamo a turno. Terminiamo il tuffo sotto il faraglione coperto dalle margherite di mare. Quando risaliamo, sulla superficie dell’acqua si sono accumulati rifiuti portati sotto costa dal vento, buste di plastica e … una scarpa galleggiante che sembra una Physalia physalis (caravella portoghese). 

Attendiamo una quarantina di minuti prima di tornare in acqua dall’altro lato della Baia di Jeranto, allo Scoglio Penna. Gabriella approfitta del “Servizio Ristorazione” dello staff del Punta Campanella Diving Center, con Rosy che “somministra” lo spuntino alla fotosubbina. Scendiamo attraversando il foro nello scoglio ed usciamo all’esterno del faraglione mantenendo la parete alla nostra sinistra. Speriamo nell’incontro dei barracuda, ma non ci sono oggi, nel contempo però, ci sono tanti spirografi che ondeggiano in corrente. Terminiamo l’immersione all’interno dello scoglio dove alcuni sciarrani hanno puntato un polpo. Quando mi avvicino i serranidi vanno via, lasciando il polpo da solo davanti al minidome  Zen della mia Nauticam NA-D850. Statto una serie di immagini, poi lascio campo libero a Gabry che nel frattempo è in arrivo passando dal buco. La stanchezza si fa sentire così decido di risalire, ormai soddisfatto. Rientriamo al diving e dopo un rapido risciacquo delle attrezzature, torno a casa per il pranzo e per riposare finalmente un pochino. 

Alle 17 ho un nuovo impegno, devo assistere (e fotografare) alla presentazione della nuova collezione di profumi artigianali “Septimontium II” dello stilista  Mauro Lorenzi presso la casa comunale e non posso mancare!

Posto Segreto – Immersione Notturna

Ieri non mi è stato possibile festeggiare come avrei voluto il mio 51° compleanno. Sono rientrato tardi da lavoro e non avevo nulla pronto ma anche, stranamente, poca voglia di andare in acqua. Oggi invece, grazie al meteo favorevole, sono riuscito ad organizzarmi per un tuffetto in solitaria. Ho atteso a casa il tramonto del sole dopo aver assemblato la fotocamera Nauticam NA-D850 con il 60 mm ed i flash Ikelite DS161 e finalmente mi sono avviato nel mio posticino prediletto, dove regnava una calma assoluta, con mare piatto ed acqua apparentemente limpida. Una volta entrato in acqua mi rendo conto invece che la visibilità non è ottimale, c’è una “lattescenza” residua causata dal moto ondoso dei giorni scorsi. Questa serata sembra essere subito interessante, sul fondo sabbioso ci sono tanti misidiacei ed avannotti, cibo per i predatori che si aggirano nei pressi del fondo. Sorvolo il sabione in cerca di soggetti interessanti e la mia torcia Orcatorch D620 illumina da lontano un piccolo Zeus faber. È bellissimo, cerco di non disturbarlo ed “apro” i flash per evitare di catturare sul fotogramma la sospensione che c’è nell’acqua. Mi avvicino ed inizio a scattare, sotto la lampada resta quasi immobile, mentre guizzano intorno a lui tanti pesciolini … non sono sufficientemente pronto a scattare quando improvvisamente ne ingoia uno con la sua bocca protrattile. Lo aspetto per un poco con la speranza che lo faccia di nuovo ma non sono fortunato. Allora mi avvicino ed inizio a scattare più insistentemente, ma poi lo lascio andare via perché sono all’inizio dell’immersione. Più in basso trovo un piccolo capone ubriaco che inizia a mangiare i gamberetti attirati dalla mia lampada. I movimenti sono fulminei, non riesco ad immortalarlo con la bocca aperta, ma in un’immagine si vede un sassolino catturato erroneamente insieme alle prede che viene subito sputato; sarebbe stato più opportuno girare un video. Nel momento nel quale mi avvicino di più, il pesciolino schizza via nel buio della notte. Proseguo fotografando alcuni sparidi addormentati e una coppia di Simnia spelta, una ciprea che vive sulle gorgonie bianche Eunicella singularis. Fotografarle è un’impresa, non riesco a d inquadrare come desiderato, essendo impossibilitato a ruotare la fotocamera in verticale per la troppa vicinanza della gorgonia al fondo. Incontro di nuovo il piccolo pesce San Pietro, il tempo di qualche altro scatto in doppia esposizione e mi saluta, ormai disturbato dai potenti flash. Sotto una pietra dorme una piccola cernia alessandrina, mentre gli scorfani sono intenti a cacciare. Uno di essi ha preso un granchio, ma è in una posizione difficile da fotografare, si sposta un poco più in là e lo ingoia quasi completamente, lasciando fuoriuscire solo un ultima zampetta … l’immagine non è proprio come avrei voluto realizzarla. Me ne torno a riva dove ci sono svariati pesci lucertola, cerco qualche tracina ma non sono fortunato. Un cerianto sfrutta la mia lampada per catturare alcuni anellidi attirati dalle mie luci, questa volta riesco a fotografare tutta la scena a dovere. Rientro a terra soddisfatto per aver festeggiato adeguatamente il mio compleanno nonostante mi sia perso alcune buone occasioni stasera di animali che mangiano  altri animali. Intanto è mi venuta fame …  vado a cenare anch’io!

Vervece con Punta Campanella Diving Center

Le gocce di una leggerissima pioggia si accumulano sulla visiera del casco. Quando raggiungo il diving a Marina della Lobra alle ore 8 del mattino, la pioggia è terminata ma il cielo è ancora carico di nuvole, mentre il mare è calmo, “spianato” dal vento di scirocco.

Al Punta Campanella Diving Center c’è Andrea, intento a sistemare le bombole dei clienti che sono in arrivo. Siamo ormai pronti per imbarcare ed andare allo Scoglio del Vervece quando una coppia di stranieri che avevano prenotato l’immersione, ci raggiungono  con un’ora di ritardo. Gianluigi e Vittoria si adoperano per vestirle completamente e finalmente prendiamo il mare. Appena siamo sul posto mi tuffo con la Nauticam NA-D850 assemblata con il Sigma 15 mm, il minidome Zen ed i flash Ikelite DS161. Ho indossato di nuovo la muta stagna in neoprene che è stata riparata ed il vecchio computer subacqueo che usavo prima di smarrire il mio Shaerwater in Calabria. L’acqua è abbastanza limpida ma la visibilità è attenuata fortemente dalla scarsa luminosità. Scendo verso le gorgonie rosse ma non raggiungo il solito punto, andandomene alla ricerca di qualche angolo meno usuale. Subito incontro delle uova di calamaro su una Paramuricea, in una spaccatura poi si mette in mostra una bella musdea e più avanti c’è un grosso scorfano. In ogni buco si vede una murena mentre oggi non sivedono le cernie ed i barracuda. Le popolazioni bentoniche sono molto cambiate in questi anni, ormai è predominante un “tappeto” algale che ha completamente soppiantato il “coralligeno” che era presente anni addietro, questo posto che conosco fin da bambino è ormai un sito d’immersione diverso da quello che ho ammirato per oltre 40 anni, sempre bello ma assolutamente diverso. La fanno da padrone le alghe brune e rosse, tra di esse sono presenti tanti spirografi che invece erano una rarità in questo posto, alle donzelle si sono sostituiti i tordi, in particolare Synphodus ocellatus e S. tinca. Le margherite di mare fortunatamente sono in ricrescita in molti punti, anche se le colonie sono di dimensioni molto ridotte rispetto al passato, quando furono distrutte dall’azione dei datterai. Terminiamo l’immersione dopo circa 60′ quando rientriamo alla base per sciacquare le attrezzature. I miei amici si organizzano per il secondo tuffo mentre io me ne torno dalla famiglia per il pranzo. Mentre sono sullo scooter sulla via di casa, riprende una leggera pioggerella, ma non importa, oggi sono tornato in mare e questo è fondamentale!

Pellaro con Domy – Immersione Notturna

Tutti pronti, saliamo sulla Toyota di Domy e ce ne torniamo a Pellaro per l’immersione notturna. Prepariamo le attrezzature sul muretto e qui commetto un grave errore di distrazione. Appoggio il computer subacqueo Shearwater su uno dei faretti e mi vesto senza indossarlo, chiacchierando amenamente con Domy, Giuditta e le ragazze.

Quando scendo in acqua con la fotocamera tra le mani inciampo in un sasso in acqua, procedo in ginocchio non riuscendomi ad alzare e finalmente indosso le pinne, tenendo lo scafandro nella mano destra. Inizio a scendere e dopo aver sorvolato una scogliera sommersa raggiungo Domy che mi sopravanza. Mi accorgo di non avere il computer, lo segnalo al mio compagno, ipotizzando di averlo   dimenticato in auto e proseguiamo … anche questa serata è ricca di soggetti, mazzancolle, una enorme seppia, alcune “gallinelle” tra gli spirografi e gli immancabili gamberetti. Ogni tanto diamo uno sguardo nella colonna d’acqua dove il plancton è ancora abbondante, con iridescenze e forme magnifiche. Con grande piacere rivedo alcuni celenterati che da anni non incontravo, le Halcampoides purpurea che catturano i piccoli crostacei con i tentacoli stesi in corrente. In risalita troviamo un granchio facchino Dromia personata che passeggia ondeggiando sul fondo con le sue enormi chele ed ancora una mazzancolla.

Ritorniamo a terra e qui mi rendo conto di non aver lasciato il computer subacqueo nell’auto, inizia un grande sconforto, spero di averlo dimenticato in camera ma quando vado a riguardare la foto scattata con il telefonino alla fotocamera sul muretto, mi accorgo con certezza di averlo smarrito in acqua. Ritorniamo indietro e andiamo alla pizzeria Naif da Angelo per cenare, non mi lascio abbattere dall’importante perdita, confidando di poterla ritrovare domani mattina. Così il programma della prossima giornata viene stravolto, rimandiamo la partenza prevista per le 8 a dopo l’immersione di ricerca & recupero, sperando che sia fruttuosa!