Relitto del Vervece

La notte è stata travagliatissima, lo sconforto è grande per aver visto soccombere senza appello l’amata Juventus, distrutta da scellerate scelte dell’allenatore e della società. La sveglia suona comunque alle 7:00 per seguire il Gran Premio di F1 in Giappone sul divano. Mi risveglio all’improvviso alle 9:00 dopo aver visto la conclusione della gara … salto dal divano e vado a vestirmi, per fortuna avevo preparato ieri sera la fotocamera. Passo in garage a prendere la muta stagna e poi corro a Massa Lubrense dove mi attende Rosario, Mimmo e tutto il Punta Campanella Diving Center. Quando arrivo saluto anche l’amico medico Gennaro e Ciro, venuto da Portici per girare delle riprese per un video sull’A.M.P. Punta Campanella. Il cielo è terso, con il vento di grecale che soffia forte e muove la superficie dell’acqua con piccole onde. Usciamo e subito raggiungiamo il punto dove c’è il relitto del Vervece. Mentre Rosario e Mimmo andranno in cerca di piccoli soggetti con il Micro-Nikkor 105 e la lente Nauticam SMC, con Gianluigi, Gennaro, Lorenzo e suo fratello scendiamo lungo la cima che ci porta allo scafo. Mi dirigo subito verso la poppa, fotograficamente più interessante, poi mi muovo lungo la coperta che non avevo visitato la precedente immersione. Si vede il fasciame interno ed il grosso buco che ne ha causato l’affondamento. Raggiungo la prua dove si vede l’argano, prima di intraprendere il cammino di rientro verso lo scoglio del Vervece. Gianluigi mi porta a vedere una parete coperta di spugne gialle con una piccola caverna che si apre sotto di essa, ma adesso non è il caso di entrare a visitarla, proseguiamo fino a raggiungere la statua della Madonna. Non resta che finire l’immersione nei pressi della boa gialla a cui è ancorato il gommone. Mentre attendiamo il rientro di tutti i sub, all’improvviso risale Rosy con la fotocamera di Mimmo, impegnato in una lunga decompressione, con la spia rossa lampeggiante per un allagamento. In verità anche io mi sono allagato, con riparazione effettuata alla muta stagna che non ha mantenuto l’isolamento, rientro a terra con le gambe tutte bagnate. Quando rientriamo al diving smontiamo la fotocamera dallo scafandro ed asciughiamo il tutto, la Nikon D3X sembra funzionare perfettamente, ma Mimmo telefona subito ad un amico foto-riparatore per portarla urgentemente in revisione per scongiurare qualsiasi danno.