Relitto del Vervece

Quando desideri qualcosa da decenni che poi si realizza si rischia anche di restare deluso. Mi hanno raccontato decine e decine di volte del relitto affondato al Vervece e molte volte ho provato a raggiungerlo senza mai successo, fino ad oggi quando, grazie all’amico Gianluigi Di Maio e allo staff del Punta Campanella Diving Center, il mio desiderio è stato esaudito  … ed è stato magnifico!

Mimmo passa sotto casa alle 8:00 mentre io sto frettolosamente montando il Sigma 15 mm sulla custodia Isotecnic, arrivo a Massa Lubrense con scarsissimo anticipo, non avendo programmato l’immersione oggi. Usciamo con il gommone pieno di subacquei, Gianluigi mi raccomanda di prepararmi in fretta perché scenderemo per primi sul pedagno che è stato lasciato persegnalare lo scafo affondato. Assicuriamo un pallone alla cima e ci tuffiamo scendendo lungo di essa, contrastando la fortissima corrente che spinge Ovest. All’improvviso, nel blu, si inizia a distinguere la sagoma della nave adagiata sul fondo. Pian piano raggiungiamo la prua, mi fermo incantato a guardarla, poi inizio a scattare. Gli altri sub sono sulla coperta della nave, esplorando anche la parte interna dell’imbarcazione. Proseguo verso poppa osservando la grossa falla sulla chiglia, fino ad arrivare al timone. L’elica ahimè non è ben visibile, mentre la poppa di staglia nel blu avvolta da una nuvola di pesciolini. Non riesco nemmeno a terminare il giro e raggiungere la coperta che Gianluigi mi segnala che bisogna andar via con direzione Vervece. Mentre sorvoliamo sul “Viale delle Gorgonie”  una coppia di aquile di mare intercetta il nostro percorso, ma a notevole distanza, non fotografatile. Raggiungiamo lo scoglio effettuando un giro in senso orario, contrario rispetto al solito per mantenerci nella zona dove la corrente è minore. Il passaggio sul pianoro della Madonnina è difficoltoso a causa del fiume d’acqua che ci sospinge verso Capri, contrastando il nostro incedere, siamo costretti ad aiutarci con le mani sulla roccia per superare l’ostacolo. Qui stazionano alcune orate e saraghi, mentre i barracuda sono freneticamente a caccia di latterini e boghe. Terminiamo così l’immersione dopo 50′ di grande suggestione, come al solito, appena toccato terra fuggo via con lo scooter per andare a casa a festeggiare l’onomastico di mia moglie.

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