2013-02-04 Piano di Sorrento

Il sole già splende quando suona la sveglia alle 6:40 del mattino, ancora in pigiama mi dirigo verso l’armadio dove conservo le attrezzature fotosub e subito metto in carica le batterie dei flash … se trovo compagnia, stasera potrei andare a mare, prima che il meteo si guasti nei prossimi giorni. Prendo l’auto, lascio le bombole alla ricarica e vado a lavoro. Alle 8:15 invio il primo sms di convocazione e dopo pochi minuti ricevo l’attesa risposta …“SI SI .. a che ora ci vediamo e dove?”

La giornata lavorativa comincia così nel migliore dei modi, speriamo che anche la serata sia dello stesso tenore. Al mio rientro sistemo la fotocamera e mi avvio all’appuntamento fuori al garage dove attendo l’arrivo di Gaetano. Carichiamo il tutto nella mia auto e partiamo alla volta della Marina Grande di Sorrento. Passo a ritirare le bombole, ma per un disguido, non sono state caricate! Maledizione! Fortunatamente prendo in prestito un monobombola e scendiamo giù alla porticciolo dove ahimè si è alzata una forte risacca! Accidenti! Osserviamo la direzione delle onde e proviamo a fare un tentativo a Piano di Sorrento, questa volta dal lato destro del porto, dove è possibile scendere in acqua facendo solo un piccolo tratto sulla spiaggia.

Le condizioni qui sono accettabili, parcheggiamo ed iniziamo a vestirci. La temperatura è molto fredda e c’è anche un leggero vento. Gaetano ha da provare la sua nuova muta stagna, l’occasione è ottimale per effettuare delle prove, con la speranza di incontrare qualche raro soggetto. L’acqua è abbastanza limpida nei primi metri al riparo della scogliera di roccia, al di fuori di essa invece la visibilità peggiora notevolmente. Sul fondale sabbioso sorvoliamo rapidamente i massi isolati dirigendoci verso la parete rocciosa. Su di essi alcuni spirografi ondeggiano in sincronia con il moto ondoso. Per un lungo tratto nessun sussulto, sembra proprio una delle tante immersioni anonime,  ma è proprio questo il grande fascino dell’immersione notturna invernale in Mar Mediterraneo, quando anche nella serata più ordinaria, può venir fuori il soggetto che ne cambia la storia.

Infatti quando ormai siamo sulla via del rientro, un’enorme seppia si lascia fotografare senza indugi, costringendomi ad allontanarmi da lei per riuscire a “catturarla” intera con il 60 Micro Nikkor. Rientrati a terra, una coppia di pescatori si informa della presenza in zona dei mimetici molluschi cefalopodi. Le mie mani sono gelide, la temperatura è veramente rigida. Ci svestiamo e quando accendo l’auto il termometro segna 9 °C.