2012-08-24 Vervece

Oggi un tuffo nel passato … una bella immersione con mia madre come modella! Appuntamento alla 9:30 al porto di Sorrento per uscire con la Ligeia. Ci muoviamo in anticipo, per passare dalla nostra barca a recuperare le attrezzature subacquee. Saliamo a bordo ed attendiamo il completamento del gruppo, tra cui sono presenti anche gli amici Mario, Nunzio e Nunzia. La temperatura è torrida tanto da “costringermi” ad un tuffo rinfrescante nell’acqua cristallina del porto. Partiamo ala volta dello scoglio del Vervece, durante il cammino prepariamo le attrezzature e appana arrivati dinanzi allo scoglio, mi tuffo insieme a mia madre prima di tutti gli altri. L’acqua è abbastanza limpida e la temperatura non fredda. Subito mamma mi mostra alcune cernie sul pianoro sotto le nostre pinne, proseguendo in direzione delle gorgonie rosse in lontananza si vedono alcuni dentici e qualche isolato barracuda. Più in basso, lontano dall’obiettivo 16 mm della mia Nikon D800, altre quattro piccole cernie cercano riparo al nostro avanzare. Lo spettacolo è magnifico, ma le regine del mare sono ancora di taglia ridotta nonostante i dieci e più anni di Parco Marino, inoltre sono ancora troppo spaventate per lasciarsi avvicinare … ahimè nei periodi invernali restano prede dei pescatori di frodo.

Raggiungiamo le gorgonie rosse, leggermente sporcate dalla mucillagine a causa del caldo torrido di questa estate, mi fermo su un gruppo di esse pulite e comincio a scattare con mia madre in posa in controluce. La custodia Isotta per la D800 lavora egregiamente, con i comandi che rispondono sensibili in ogni situazione. Ho montato i miei vecchi e potenti Ikelite Substrobe S200, utilizzati in manuale, abbandonando temporaneamente i flash Inon Z240.  Il risultato mi soddisfa quasi completamente, fornendomi una “riserva” di luce che mi mancava nei controluce spinti. Proseguiamo il giro fino ad incontrare il branco di barracuda nella parte posteriore dello scoglio. Si lasciano avvicinare tranquillamente, peccato non esser riuscito a fotografarli quando da lontano facevano la “ruota”.

Risaliamo verso la statua e poi ritorniamo sul pianoro per la deco, dove residuano le “macerie” dovute alla pesca illegale dei datteri di mare. Mi ricordo di un angoletto di roccia pieno di margherite di mare in cui era presente un foro passante, lo ritrovo parzialmente devastato dai martelli, ma ancora integro nella parte più interna. Mi infilo nella fenditura e comincio a scattare qualche immagine ricordando nella mia mente l’antico splendore del luogo.

L’immersione è ormai terminata, mi diverto a fare qualche altro scatto fantasioso, prima di rientrare a casa per ritornare al mare con la mia famiglia.